Tu lo sapevi?

Con le tue finestre aperte sulla strada e gli occhi chiusi sulla gente
con la tua tranquillità, lucidità, soddisfazione permanente
la tua coda di ricambio
le tue nuvole in affitto
le tue rondini di guardia sopra il tetto
.”

Così cantava Fabrizio De André, in una sua celebre “Canzone per l’Estate”.

Riflettiamo insieme sul significato di questi versi. Non sembra anche a voi che ultimamente, e con questo ultimamente intendo negli ultimi anni, ci sia stato un progressivo andare verso un “chiudersi nella propria bolla”? Lo so, sono le solite parole dette e ripetute fino alla nausea, eppure…

Proprio oggi salivo su un autobus, erano circa le cinque, uscivo da un cinema ed ero con un gruppo di amici in allegra compagnia. Salendo, vedo una ragazza che avrà avuto la mia età, circa 17 anni, anno più anno meno. Confesso che mi ha fatto paura. Era vestita, o meglio, svestita nel modo più appariscente possibile. La gonna faceva a gara con lo slip a chi copriva di meno, mentre la maglietta arrivava a setento all’ombelico. I tacchi la obbligavano a stare letteralmente in punta di piedi e probabilmente aveva svuotato due o tre set di trucchi per ottenere l’effetto facciale “maschera veneziana”. Non è stato però questo ad impressionarmi, girando si vede di peggio, quello che davvero colpiva l’occhio era l’immagine della modella sulla copertina della rivista che questa ragazza stava leggendo. Era identica, fatta eccezione per il colore dei capelli e qualche colpo di photoshop. Sono anche abbastanza sicuro di avere intravisto questa modella in qualche servizio del TG5 ieri sera, ma questa sarebbe un’altra storia.

In ogni caso, non volevo fare il nonno, e poi fissare è scortese… Quindi guardo fuori dalla finestra, e li vedo un’altra ragazza. Avrà avuto la mia età, circa 17 anni, anno più anno meno. Confesso che mi ha fatto paura. Era vestita, o meglio, coperta nel modo più triste possibile. Gli abiti sembravano rubati da uno staccapanni, la gonna forse ricavata da un lenzuolo e le scarpe doveva averle dimenticate a casa… Se l’altra fosse stata in procinto di andare a qualche festa VIP, questa le avrebbe sicuramente cercato di lavare i vetri della macchina in cambio di qualche monetina.

Ehi, lo sai che avevano la stessa età? Sedute vicino a noi c’erano due anziane signore (comunemente note come “vecchiette” in linguaggio colloquiale), anche loro hanno visto entrambe le ragazze. Per venti minuti (poi sono sceso) hanno commentato “disgustate” (ma con evidente piacere) sulle “nuove generazione”, riferendosi alla ragazza “VIP”, anche quest’ultima, sebbene altrettanto disgustata dai commenti, provava altrettanto piacere nell’essere al centro dell’attenzione. Quanto all’altra ragazza si sarebbe detta un fantasma, nessuno che la considerasse. Ho io le allucinazioni o…?

Ah, dimenticavo, passando, accanto a questa ragazza che elemosinava, c’era un banchetto di qualche organizzazione “di carità”. Non so chi fosse, non voglio fare nomi e non voglio puntare dita. Raccoglievano fondi per la lotta alla fame in Africa, per promuovere l’istruzione in Costa Rica o per aiutare i malati in India, o per qualunque altra causa voi vogliate… Le persone che gestivano il banchetto indosavvano cinture D&G, o di qualsiasi altro stilista voi vogliate, forse se avessero donato le loro cinture avrebbero tirato su più soldi e avrebbero potuto impiegare il pomeriggio per andare alla spiaggia. In ogni caso, è ovvio che gli importava più dei bambini in Sud Africa che della bambina che, a due passi da loro, elemosinava 20 centesimi dagli automobilisti di passaggio.

Quella ragazza è stazionaria li da oltre un anno. Li, o in qualche viuzza nelle vicinanze quando passa qualche macchina della polizia o dei carabinieri. Li vicino è piantata, da altrettanto tempo, una cosa a metà fra una tenda, una baracca ed una catapecchia. E’ sotto un ponte, non c’è né elettricità, né acqua corrente né riscaldamento, lei vive li, anche lei ha 17 anni, però non va alle feste con i suoi amici. Lei, che pulisce i vetri a tutte le automobili, ma non va da nessuna parte.

Quella ragazza è stazionaria li da oltre un anno. E’ uno degli incroci principali della città, dubito che ci sia qualche residente che non l’ha mai vista. Qualcuno si sarà pur chiesto perché d’inverno non vada a scuola e d’estate non vada al mare? Qualcuno si sarà pur chiesto perché, passando, i vetri della propri auto diventassero miracolosamente più puliti? Qualcuno si sarà pur chiesto se come lei ce ne siano altre?

Forse, forse no. Come diceva Fabrizio, abbiamo le finestre aperte sulla strada e gli occhi chiusi sulla gente.

ZENA


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Commenti
Sono stati scritti 7 commenti sin'ora »
  1. avatarBsaett - 18 giugno 2011

    Qualche giorno fa, nell’indifferenza generale, è morto un bambino. Non era ancora nemmeno nato, stava nel grembo della madre. I genitori sono due egiziani, che vivono da 5 anni in Italia, e hanno sempre lavorato, sperando di poter crescere una famiglia. Lui voleva tanto un figlio, e nonostante le difficoltà, alla fine lei è rimasta incinta. Grande felicità, ma poi, qualche tempo fa, lui ha perso il lavoro. La crisi, non ci sono soldi, mi dispiace…
    Niente lavoro, niente soldi per l’affitto, quindi niente casa, e tutti e due si sono ritrovati in una piccola auto di colore azzurro. Hanno bussato mille porte, il Comune, le associazioni di volontariato, hanno ottenuto per un breve periodo un alloggio presso la Curia, poi più nulla, per mancanza di soldi.
    Sono tornati in macchina e, tra disagi e inedia, lei ha perso il bambino.
    Dopo il fatto, l’assistente sociale è andato da loro, a chiedere se avevano bisogno d’aiuto. Dopo….

    Ormai l’indifferenza la fa da padrone, ognuno rinchiuso nella sua bolla, interessato solo al suo proprio particolare. Ognuno è sempre più isolato, spesso disconosciamo anche il nostro vicino di casa. Forse è per paura, abbiamo paura di cosa potrebbero farci gli altri, visto che ogni giorno siamo bombardati da notizie di fatti criminosi, che non ci fidiamo più di nessuno. Forse è perché non vogliamo vedere cosa eravamo una volta, poveri anche noi italiani, emigranti anche noi italiani, e quindi chiudiamo gli occhi di fronte a ciò che non vogliamo più essere, come se in tal modo allontanassimo i nostri ancestrali timori, che si fanno sempre più consistenti in epoca di crisi.
    Non so quale è il motivo, ma di una cosa sono certo. L’uomo primitivo è riuscito ad elevarsi al di sopra degli animali per la sua capacità di fare gruppo, e cooperare, perché in quel modo tutti sopravvivevano. Oggi tutto ciò lo stiamo perdendo, non c’è più cooperazione, né interesse alle vite degli altri, ci rimane solo egoismo, quello stesso egoismo che Adam Smith, ma soprattutto Milton Friedman, ci hanno raccontato che è il motore della società. Secondo loro una società si evolve in quanto la competizione tra individui consente di raggiungere il massimo risultato, e così lo Stato deve essere ridotto ai minimi termini. Io vedo solo che in tal modo il forte azzanna il debole, e si perde di vista un bene comune maggiore per il futuro, per perseguire un egoismo particolare minore per il presente.

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  2. avatarmax0005 - 18 giugno 2011

    Caro Bsaett,
     
    Oggi rimane solo l’egoismo. Forse è vero.  Da un po’ di tempo mi capita di pensare che molte cose stiano andando nettamente dalla parte sbagliate,  e non parlo solamente di ragazze che puliscono i vetri delle macchine, ma anche di tutto il resto.
     
    Del resto, da una società che stigmatizza l’educazione, condanna la cultura, denuncia il volontariato e tutto ciò che non viene fatto per fini strettamente di lucro e, generalmente, non promuove in alcun modo iniziative sociali… cosa ci dovremmo aspettare?
     
    Un appunto personale, come ho già detto in passato, non penso che un cambiamento sociale parta “da fuori” o “dall’alto”. Al contrario, esso avviene quando all’interno dei singoli membri c’è un desiderio di cambiamento, un desiderio di creare qualcosa di nuovo e di evidenziare un nuovo modo di rapportarsi l’uno con l’altro e con la propria sfera sociale. E’ un tipo di cambiamento che avviene prima di tutto a livello personale, uno che non si può insegnare a scuola o diffondere con slogan pubblicitari. Forse alcuni di voi sanno di cosa sto parlando. Fine della parentesi pseudo-filosofica.
     
    Resta quindi da chiederci, cosa si può fare? Solo oggi ho scoperto che le Nazioni Unite hanno un budget annuale equiparabile alla quantità di soldi spesi dal governo degli USA in “piante da decoro per interni” lo scorso anno. Con quei soldi dovrebbero affrontare i più grandi problemi del mondo. Ridicolo. Dire che una qualsiasi quantità di soldi basta a risolvere i problemi del mondo equivale a dire che il mondo è in vendita, e che un definito quantitativo di soldi può comprarlo.
     
    Come la vedete voi?

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  3. avatarcarmengueye - 19 giugno 2011

    Caro BSaett, tu poni un problema importante, che credo vada oltre le bolle. Pensiamo a quanti bambini vengono oggi violati, o uccisi dalle madri e peggio ancora. Quanta violenza, fisica ma anche verbale, ci circonda. L’indifferenza è anche una forma di difesa. Il male è sempre esistito. Di fronte a esso, o fai il missionario ( e non mancheranno critiche feroci in ogni caso al tuo operato) o cerchi di andare avanti in qualche modo, atteso che da solo non cambi il mondo.  Poi c’è sempre la terza via: impegnarsi quotidianamente, nel proprio piccolo. Sarà dura, ma fai almeno la tua parte.

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  4. avatarBsaett - 19 giugno 2011

    Per la cronaca il fatto del bimbo morto è avvenuto a Grosseto, ne parla La Nazione.
    —-
    Il padre: “Lo sapevo che sarebbe andata a finire così. E’ ormai un mese che mia moglie dorme in macchina e lunedì aveva avuto una colica renale”.

    La corsa, le sirene dell’ambulanza, poi la tragica notizia: «distaccamento della placenta». La diagnosi atroce accompagna la sua giornata da incubo: «Mi hanno detto i medici che se mia moglie fosse rimasta a riposo, il bimbo sarebbe sopravvissuto. Adesso qualcuno dovrà pagare per questo…». Lo sfratto da «Casa Betania», il tran tran di enti e istituzioni, le parole che sono rimaste tali: «Non volevo una casa. Ho esibito il certificato del medico per mia moglie.

    Mi è stato detto di arrangiarmi. Bastava un mese di letto per lei e tra qualche giorno sarei anche potuto tornare in strada. ma con me avrei avuto un bambino…». Parole crude. Amare come l’ultima considerazione: «Mia moglie adesso vuole morire. Volevamo un figlio e adesso…». Fathy ha intanto denunciato il fatto alla polizia per accertare se eventualmente possono essere imputate delle responsabilità per quanto capitato alla moglie. Poi la beffa finale,quasi grottesca. E’ proprio lui a raccontarla: «Oggi è venuto l’assistente sociale del Comune a dirci se avevamo bisogno di aiuto… Gli ho detto di no. Ormai era troppo tardi».
    ——————–

    Carmen, sono d’accordo, spesso l’indifferenza è una forma di difesa. Però io mi trovo sempre più d’accordo con colui il quale una volta disse: “non temo le urla dei violenti, ma il silenzio degli onesti!”. Quand’è che il silenzio diventa complicità?

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  5. avatarMassimo Domenici - 19 giugno 2011

    Il tema posto da Max così come i relativi commenti, non possono non darti quel pugno nello stomaco di cui tutti noi abbiamo bisogno. E ne abbiamo bisogno perché abbiamo perso la sensibilità a restare senza fiato quando il pugno arriva, siamo talmente allenati che addirittura abbiamo contrapposto degli addominali tali da fare invidia ad boxeur. Ormai notizie come quelle proposte da Max, fanno parte del nostro vissuto quotidiano, perché in fondo, quante diciassettenni ma spesso non solo adolescenti, ma bambini di età inferiore si avvicinano a noi per elemosinare spiccioli in cambio di un vetro meno sporco. E quante volte, presi dai nostri problemi addirittura non degniamo loro nemmeno di uno sguardo. E ha ragione Bruno, quando ci ricorda che l’indifferenza la fa da padrone, direi che è addirittura direttamente proporzionale al livello di successo raggiunto; più siamo socialmente elevati e più “schizziamo” situazioni del genere, certamente perché ne abbiamo paura, ma anche perché lo status da “benpensante” non ammette debolezze che possano offuscare l’immagine accettata e costruita nel tempo.
    Al cosa si può fare caro Max, hai in parte risposto tu con il bellissimo articolo e le successive considerazioni, perché francamente, scrivere argomenti di tale intensità con una capacità d’analisi così profonda a 17 anni o giù di lì (questa è l’età che mi sembra aver capito tu abbia), non possono che ottenere ammirazione.

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  6. avatarmax0005 - 19 giugno 2011

    Gli episodi di cronaca da voi citati rappresentano l’estremo del discorso da me presentato. Quando, per fare un esempio, un bambino muore perché il genitore lo ha dimenticato in macchina (Neanche fosse un sacchetto della spesa, però il cellulare probabilmente il genitore lo aveva ricordato, e stava pure messaggiando con gli amici!!) la notizia ci sciocca. I telegiornali ne parlano per due o tre giorni, poi la cosa cade nel vuoto. Poi dopo due o tre mesi, e per i seguenti anni ad intervalli regolari, salta fuori qualche “importante scoperta” e tutti improvvisamente si ricordano… Detta così sembra Un Medico in Famiglia, Beautiful o Cento Vetrine, però è la nostra realtà.
     
    In verità però non era sui singoli casi che volevo concentrarmi (Anche nel rispetto delle famiglie e di quelli che li stanno vivendo in prima persona. Se fossi un parente delle vittime l’ultima cosa che vorrei sarebbe sentirmi vittima del Grande Fratello leggendo discussioni su Internet centrate sulla mia situazione…) ma su situazioni più “generali”.
     
    Quando vedete un bambino di sei anni stazionato davanti ad un centro commerciale, e questo bambino vi si avvicina e cerca di vendervi un braccialetto, voi cosa pensate? Una volta ho provato a fermarlo e a parlargli. Inutile, appena ha capito cosa “cercavo di fare” è scappato. Improvvisamente aveva una paura incredibile di me. Chissà per chi mi avrà preso…
     
    La domanda però è sempre la stessa, e mi viene in mente ogni volta che vedo una “Massagiatrice Cinese”, un “Vù Comprà”, un “Cocco Bello” o un “Arrotino”, e la domanda è la seguente: Ma queste persone chi sono? Dove dormono la notte? Hanno degli amici? Dei parenti? Una ragazza? Da dove vengono? Molti sembrano vecchi abbastanza da essere immigranti di “prima generazione”, persone magari nate in Marocco, Tunisia, Senegal, India o Cina e venute in Europa cercando, letteralmente, una vita. E si trovano a far questo.
     
    Poi possiamo parlare di integrazione, di tolleranza, di rispetto della diversità e di tante altre parole gonfiate. Io vedo soltanto tantissima ipocrisia. L’ipocrisia di un sistema che non facilita la messa a norma degli immigrati, che li esclude, che si tappa gli occhi al loro passaggio. Vivono fra noi, ma è come se fossero fantasmi. (Come avevo già detto.) Non li vedi mai ad un bar bersi un caffè, a comprarsi un gelato in una giornata d’estate, ad ascoltare l’I-Pod su un treno. Quando li vedi in un bar è perché cercano di vendere rose, quando sono in un gelateria è solo per cambiare le migliaglia di monetine dei loro marsupi in qualche pezzo di carta, quando sono sul treno hanno due sacchetti pieni di ogni genere di merci da vendere in spiaggia.
     
    Non capisco perché li stigmatizziamo così. Su di loro non sappiamo niente. Non cerchiamo neanche di capire chi siano, e subito siamo pronti a condannarli.
     

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  7. avatarBsaett - 20 giugno 2011

    Caro Max,

    le tue osservazioni sono molto profonde, non ho molte risposte da dare, forse solo ulteriori domande.
    Credo che sia almeno in parte una questione di paura, abbiamo paura di ciò che non conosciamo, e più ne abbiamo paura, meno vogliamo conoscerlo, per cui ne abbiamo paura. Un cane che si morde la coda, in una rinverdirsi di paure nei confronti dell’altro.
    Ormai siamo legati a dei gruppi che sono sempre più piccoli, una volta i gruppi si allargavano, e ci si evolveva, siamo arrivati così all’Europa unita, oggi abbiamo di fronte il fenomeno opposto, la crescita dei nazionalismi e dei particolarismi più spinti.
    Chissà, forse è indotto, dopotutto è più facile controllare piccoli gruppi che grandi masse, ma il fenomeno è antico. Ne medioevo si stigmatizzò pesantemente l’invenzione della stampa, perchè avrebbe consentito, oibò, di conoscere i pensieri di popoli che vivevano dall’altro lato del mondo rispetto a noi. Noi ovviamente erano gli europei cristiani, che rischiavano di essere corrotti da chissà quali usanze. Però quella tecnologia fu introdotta ugualmente, grazie a pochi che la diffusero, e prese piede. Lo stesso avvenne per il treno che addirittura faceva incontrare persone lontane, praticamente una blasfemia.
    Insomma da secoli si utilizza la paura per motivi di controllo sociale.
    Spero che l’invenzione della rete possa colmare quegli spazi, quelle crepe che si aprono sempre di più tra i vari popoli, tra le varie nazioni, tra le regioni e le stesse città, altrimenti la vedo dura.
    Però sotto questo profilo sono fiducioso, perchè oggi io posso chattare con chi sta dall’altro lato del mondo e scoprire che è proprio uguale a me. Se poi riuscissimo ad avere il coraggio di provare a parlare anche con chi abita in quel misero appartamento a due passi da noi, beh, le cose cambierebbero sul serio, scopriremmo che in fondo è proprio uguale a noi, e non dovremmo averne paura.
    Sarebbe un ottimo modo per scoprire l’ipocrisia della nostra società.

    Spero che la gente se ne renda conto, ma qui sorge un problema. I periodi di crisi, che sono sempre indotti dall’alto, determina una maggiore paura nella popolazione, e chi ha paura difficilmente si apre a ciò che è diverso da lui. Se io ogni giorno mi vedo togliere un diritto, una parte di salario, un pezzo della mia sicurezza, sono sempre più spaventato, e sempre più restio ad aprirmi. Ecco, forse è questo il pericolo maggiore di oggi, c’è troppa paura, nessuna fiducia nel futuro, perchè ce lo hanno tolto man mano, e quindi essere “aperti” diventa molto più difficile. Qui non ho nè risposte nè soluzioni, solo dubbi e domande. Forse, credo, solo informarsi, capire, comprendere, è il mezzo per combattere le paura che il “potere” ci instilla, capire, quindi, che il nemico non è lo straniero che ci ruba un lavoro che non c’è, bensì il politico che quel lavoro ce lo chiude perchè così noi dobbiamo mendicate da lui per poter vivere.

    Aggiungo che l’immagine del bambino che non ha paura quando ci vende cose, ma ne ha quando cerchiamo di parlargli, mi ha solleticato moltissimo. Sicuramente ci penserò su, un paradosso che non avevo mai colto. Azzardo una ipotesi, quel bambino ha paura di noi più di quanto noi abbiamo paura di lui (lui quale straniero, mendicante, ecc…). Come noi siamo vittime di una propaganda che ci fa credere il peggio di quelli come lui, anche lui sicuramente è vittima di un’altra propaganda, quella che gli fa credere che noi vogliamo solo sfruttarlo, e trattarlo da merce, oggetto, cosa. Quindi, forse, un rapportarsi a lui come un essere umano, per parlargli, per capirlo, gli fa paura, semplicemente non lo crede possibile, teme qualche crudeltà alla quale non ha pensato, e scappa. Forse….

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