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	<title>Blog di Andrez &#187; Magistratura</title>
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	<description>Riflessioni ed osservazioni sulla società e l&#039;impegno civile</description>
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		<title>Falcone e Borsellino</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 07:53:50 +0000</pubDate>
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Falcone e Borsellino nella memoria degli italiani sono il simbolo della lotta alla corruzione politica della mafia e della sua spietata crudeltà.
Sono stati entrambi uccisi con spettacolari attentati nel 1992, l&#8217;anno di tangentopoli .
Paolo Borsellino Nasce a Palermo 19 gennaio 1940 nello stesso quartiere di Falcone e Buscetta. Proviene da una famiglia palermitana di destra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Giovanni Falcone e Paolo Borsellino" src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:92lMdawU2W7PZM:http://files.splinder.com/ae11b1a56b331b30c609af6a80e03b66_medium.jpg" alt="" width="99" height="119" /><br />
<strong>Falcone e Borsellino</strong> nella memoria degli italiani sono il simbolo della lotta alla corruzione politica della mafia e della sua spietata crudeltà.</p>
<p>Sono stati entrambi uccisi con spettacolari attentati nel 1992, l&#8217;anno di <strong>tangentopoli </strong>.</p>
<p><strong>Paolo Borsellino</strong> Nasce a Palermo 19 gennaio 1940 nello stesso quartiere di Falcone e Buscetta. Proviene da una famiglia palermitana di destra e nel 1959 si iscrive al FUAN (universitari missini) di cui divenne dirigente provinciale.<br />
Nel 1962 si laurea in Giurisprudenza con 110 e lode e nel &#8216;63 entra in Magistratura a 23 anni, il più giovane Magistrato d&#8217;Italia ed inizia la sua carriera a Mazara del Vallo.<br />
Nel 1975 arriva a Palermo nell&#8217;ufficio istruzione affari penali sotto la guida di Rocco Chinnici.</p>
<p><strong>Giovanni Falcone</strong> Nasce a Palermo il 18 maggio 1939 e si iscrive a Giurisprudenza dove si laurea nel 1961.<br />
Nel 1964 entra in Magistratura e per 12 anni è Procuratore a Trapani.<br />
Arriva a Palermo alla fine del 1979, dopo l&#8217;omicidio del Giudice Terranova e comincia a lavorare anche lui sotto la guida di Rocco Chinnici.</p>
<p>Nel 1980 viene costituito il &#8220;<em>Pool antimafia</em>&#8221; e Falcone e Borsellino ne fanno parte assieme ai Giudici  Di Lello, Guarnotta e Barrile ed ai Funzionari di Polizia Cassarà e Montana.</p>
<p>Il pool nacque per risolvere il problema dei giudici istruttori che lavoravano in modo individuale e separato, &#8220;ognuno per i fatti suoi&#8221;, senza consentire scambi di informazioni ed interazioni tra le indagini. Con la sua creazione partì una efficace azione penale coordinata, capace di affrontare il fenomeno mafioso nel suo insieme.<br />
Ben presto la collaborazione tra i giudici fu totale, ben al di sopra delle note divergenze politiche che restarono mera materia di battute, arrivando alla forte amicizia personale.</p>
<p>I componenti del pool antimafia chiesero espressamente e più volte l&#8217;intervento dello Stato, che però non arrivò mai e di fatto li isolò, firmando così la loro condanna.<br />
In pochi anni furono uccisi Pio La Torre e Carlo Alberto Dalla chiesa, nel 1983 anche Rocco Chinnici e nel 1985 il commissario Giuseppe Montana ed il vice-questore Ninni Cassarà, a pochi giorni l&#8217;uno dall&#8217;altro.<br />
Dopo l&#8217;uccisione di Chinnici è il Giudice Caponnetto che va alla guida del pool antimafia.</p>
<p>Falcone e Borsellino per sicurezza furono trasferiti nella foresteria del carcere dell&#8217;Asinara, dove scrssero l&#8217;istruttoria per il &#8220;maxiprocesso&#8221; che mandò in carcere 475 mafiosi. Poi si seppe che l&#8217;amministrazione penitenziaria chiese ai due magistrati le spese per quel soggiorno.</p>
<p>Nonostante le uccisioni il pool di Caponnetto funzionava e nel 1987, quando il maxiprocesso arrivava a conclusione con l&#8217;accoglimento delle tesi investigative del pool e l&#8217;erogazione di 19 ergastoli e 2.665 anni di pena, cominciò una lunga sequela di attacchi politici finalizzata a minare la credibilità e l&#8217;integrità di quei Magistrati.</p>
<p>Dopo una discussa scelta, Meli è mandato a sostituire Caponnetto e nel 1988 di fatto smantella il pool antimafia.</p>
<p>Il 21 giugno 1989, Falcone fu vittima di un fallito attentato alla sua casa al mare, l&#8217;attentato dell&#8217;Addaura e sul quale ancor oggi non è stata fatta piena luce e lo stesso Falcone indicò l&#8217;intervento di servizi segreti deviati, accanto alla mafia sospettando di Bruno Contrada, funzionario del Sisde. Contrada fù poi arrestato e condannato in primo grado a dieci anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, sentenza confermata in Cassazione.</p>
<p>Nel 1991<strong> Salvatore Cuffaro</strong>, allora deputato regionale poi presidente della Sicilia per il centro-destra, intervenne ad una puntata di Samarcanda di Michele Santoro in collegamento con il Maurizio Costanzo Show e dedicata a  Libero Grassi ucciso dalla mafia.<br />
Cuffaro si scagliò con veemenza contro i conduttori e Falcone, sostenendo come le iniziative portate avanti da un certo tipo di &#8220;giornalismo mafioso&#8221; fossero degne dell&#8217;attività mafiosa vera e propria, tanto criticata e comunque lesive della dignità della Sicilia. Cuffaro parlò di certa magistratura &#8220;che mette a repentaglio e delegittima la classe dirigente siciliana&#8221;, con chiaro riferimento a Mannino, in quel momento uno dei politici più influenti della Dc.</p>
<p>Ecco il filmato<br />
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<p>Nel settembre del 1991 la mafia progettò l&#8217;uccisione di Borsellino. Lo rivela Vincenzo Calcara cui la Cupola mafiosa aveva detto di tenersi pronto per l&#8217;esecuzione, che si sarebbe dovuta effettuare o mediante un fucile di precisione, o con un&#8217;autobomba.</p>
<p>L&#8217;esecuzione della sentenza era attesa e nota oramai a tutti.</p>
<p>In questo contesto degenerato, nel marzo 1992 viene ucciso Salvo Lima, uomo di Andreotti in Sicilia, omicidio che esprime un grave segnale sia dell&#8217;inasprimento della strategia mafiosa sia della rottura di equilibri consolidati, si alza il tiro verso lo Stato per ridefinire alleanze e possibili collusioni.</p>
<p>Il 19 maggio 1992, nel corso dell&#8217;XI scrutinio delle elezioni presidenziali, i 47 parlamentari del MSI votarono per Paolo Borsellino come Presidente della Repubblica.<br />
Quattro giorni dopo, il 23 maggio 1992, a Capaci morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.</p>
<p>Il giudice <strong>Ilda Boccassini</strong> urlerà la sua rabbia rivolgendosi ai colleghi nell&#8217;aula magna del Tribunale di Milano: «Voi avete fatto morire Giovanni, con la vostra indifferenza e le vostre critiche; voi diffidavate di lui; adesso qualcuno ha pure il coraggio di andare ai suoi funerali».</p>
<p>Cinquantasette giorni dopo, il 19 luglio Paolo Borsellino fu ucciso insieme agli agenti della sua scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.</p>
<p>Due mesi prima di essere ucciso, il 21 maggio 1992, Paolo Borsellino rilasciò un&#8217;intervista ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi della durata di 50 minuti.<br />
L&#8217;intervista mandata in onda da RaiNews24 solo nel 2000 era solo di trenta minuti.<br />
Nella parte tagliata dell&#8217;intervista, Borsellino riferì delle possibili correlazioni tra i mafiosi di Cosa Nostra e di ricchi uomini d’affari come il futuro Presidente del Consiglio <strong>Silvio Berlusconi</strong>.<br />
Nell&#8217;intervista Paolo Borsellino parlò anche dei legami tra la mafia e ambienti industriali milanesi e del Nord Italia, facendo riferimento tra l&#8217;altro a indagini in corso sui rapporti tra<strong> Vittorio Mangano e Silvio Berlusconi</strong>.<br />
Alla domanda se fosse Mangano un &#8220;pesce pilota&#8221; della mafia al Nord, Borsellino rispose che egli era sicuramente una testa di ponte dell&#8217;organizzazione mafiosa nel Nord d&#8217;Italia.<br />
Anche alla luce di quest&#8217;intervista e del ruolo di Mangano così come descritto da Borsellino (testa di ponte dell&#8217;organizzazione mafiosa nel Nord d&#8217;Italia) destò scalpore la nota dichiarazione di Marcello Dell&#8217;Utri, condivisa anche dal presidente del consiglio dei ministri Silvio Berlusconi riferita a Vittorio Mangano:<strong> <em>egli fu, a modo suo, un eroe</em></strong>.</p>
<p>Ecco il filmato dell&#8217;ultima intervista a Borsellino 2 giorni prima della morte di Falcone.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/DN9iM-7DSlo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/DN9iM-7DSlo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Giustizia/politica; forse ad una svolta il controllo dei politici sui Giudici</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 08:27:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Magistratura]]></category>
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		<description><![CDATA[Da tempo, da molti anni davvero, procede il braccio di ferro tra la Giustizia e la malavita organizzata, la quale usa per sostenerlo i suoi infiltrati (veri e propri alti esponenti delle mafie) nei centri vitali dei partiti, del Governo e della stessa Magistratura.
Da tempo vediamo Organismi dello Stato intossicati da anni di infiltrazioni, puntualmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo, da molti anni davvero, procede il braccio di ferro tra la Giustizia e la malavita organizzata, la quale usa per sostenerlo i suoi infiltrati (veri e propri alti esponenti delle mafie) nei centri vitali dei partiti, del Governo e della stessa Magistratura.</p>
<p>Da tempo vediamo Organismi dello Stato intossicati da anni di infiltrazioni, puntualmente annullare sentenze o modificare leggi al fine di garantire impunità soggettive o di massa a chi delinque.</p>
<p>Sembrava che quella Riforma della Giustizia, da tanto cercata e voluta da Berlusconi e capace di asservire la Magistratura ai politici, fosse osteggiata dai partiti e dal popolo della sinistra e per questo difficilmente realizzabile.</p>
<p>Ma ecco che in nostro Circo Barnum della politica ci presenta un inedito numero sfilandolo dal suo cilindro magico.</p>
<p>In poche settimane avvengono fatti deprecabili e disdicevoli, e tali da poter persino far cambiare sentimento pure al popolo della sinistra.<br />Guerre spietate tra Procure si alternano ad arresti eccellenti di personaggi DS, salvo poi in pochi giorni trovare accordi riparatori i primi e scoprire che erano procedimenti infondati i secondi dopo però che Sindaci e Giunte si erano dimesse, suscitando oltre al clamore pure scompiglio e crisi istituzionali locali.</p>
<p>Ed ecco quindi sopraggiungere nuove posizioni dei rappresentanti della sinistra, stavolta di critica all&#8217;operato della Giustizia; il ministro della Giustizia del governo ombra dei DS Lanfranco Tenaglia:<br />- &#8220;Non sussistevano le ragioni per le quali è stato arrestato il sindaco di Pescara, credo ci voglia molta prudenza perché è caduta una amministrazione per ragioni, a quanto pare, insussistenti. Serve prudenza e una valutazione seria dei dati che va fatta nei confronti di tutta la magistratura&#8221;.</p>
<p>A fronte di questo, il Pdl coglie l&#8217;occasione per attaccare il Pd, accusandolo di accorgersi degli sbagli della magistratura solo se toccano &#8220;gli amici&#8221;:<br />- &#8220;Veltroni difende il suo partito, forse un amico, ma dovrebbe farlo anche quando ci sono gli avversari&#8221; &#8211; sostiene il ministro dei trasporti Altero Matteoli. Ben più duro Fabrizio Cicchitto che torna con la memoria a Tangentopoli: <br />- &#8220;Con quattordici anni di ritardo, Veltroni forse si è reso conto che esiste un problema tra politica e giustizia&#8221;- .</p>
<p>Stupisce quindi che da sinistra si critichi non il caso in sè, non il possibile errore ma &#8220;tutta la magistratura&#8221;, pronti dunque ad appoggiare qualcosa che la neutralizzi.<br />E sembra trasparire la mano di D&#8217;Alema in questa operazione di traghettamento dei DS e del popolo giustizialista di sinistra verso l&#8217;altra parte della riva, quella opposta alla Giustizia e tenuta dai malavitosi, evidentemente oramai convinti che solo questi possano essere gli scenari futuri possibili a cui adeguarsi.</p>
<p>Ciligiegina sulla torta infine è la gazzarra inscenata nei confronti del figlio di Di Pietro, poliziotto; qualcuno avrebbe sentito dire che forse poteva anche essere a conoscenza di intercettazioni.</p>
<p>Distrutta l&#8217;immagine di Di Pietro all&#8217;opinione pubblica, nulla più resterebbe a contrastare la piena politicizzazione della Magistratura, nè la conseguente totale infiltrazione dei partiti politici (e degli apparati dello stato) da parte dei malavitosi.</p>
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