<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Blog di Andrez &#187; internet</title>
	<atom:link href="http://www.andrez.cotti.biz/tag/internet/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.andrez.cotti.biz</link>
	<description>Riflessioni ed osservazioni sulla società e l&#039;impegno civile</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Sep 2010 13:41:50 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.6</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Chi usa Internet?</title>
		<link>http://www.andrez.cotti.biz/chi-usa-internet-2190.html</link>
		<comments>http://www.andrez.cotti.biz/chi-usa-internet-2190.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 08:14:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrez</dc:creator>
				<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[rete]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.andrez.cotti.biz/?p=2190</guid>
		<description><![CDATA[Quasi 2 miliardi di persone (1,8 miliardi)  in tutto il mondo sono utenti di Internet.
Al primo posto tra i naviganti della rete c&#8217;è la Cina con 420 milioni.

L&#8217;Italia è al 33° posto nella classifica di chi usa internet in Europa, escludendo quindi la Cina, gli Stati Uniti, il Canada, l&#8217;India, il Giappone, il Brasile, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a rel="attachment wp-att-2191" href="http://www.andrez.cotti.biz/chi-usa-internet-2190.html/inter-net"><img class="alignleft size-full wp-image-2191" title="Inter-NET" src="http://www.andrez.cotti.biz/wp-content/uploads/2010/07/Inter-NET.jpg" alt="Inter-NET" width="194" height="259" /></a>Quasi 2 miliardi di persone (1,8 miliardi)  in tutto il mondo sono utenti di Internet.</div>
<div>Al primo posto tra i naviganti della rete c&#8217;è la Cina con 420 milioni.</div>
<div></div>
<div>L&#8217;Italia è al 33° posto nella classifica di chi usa internet in Europa, escludendo quindi la Cina, gli Stati Uniti, il Canada, l&#8217;India, il Giappone, il Brasile, la Thailandia ecc..</div>
<div></div>
<div>Siamo sempre più una nazione ancorata e proiettata al passato, agli anni &#8216;80 televisivi del DriveInn e del Maurizio Costanzo Show; tette, culi e disinformazione.</div>
<div></div>
<div>Una classe politica (da destra a sinistra) vecchia ed obsoleta incapace di comprendere l&#8217;immenso potenziale della rete, che per loro rappresenterebbe solo la fine dell&#8217;egemonia fondata sulla lobotomizzazione da tubo catodico delle masse, tiene prigioniero il Paese nel medioevo informatico del secolo scorso basato sulle TV.</div>
<div></div>
<div>Mentre in questi ultimi 3-4 anni l&#8217;accesso a internet è quasi raddoppiato in molti Paesi Europei, in Italia è<em> salito</em> dal  49% della popolazione del 2007 al 51,7% di oggi.</div>
<div></div>
<p>1. Islanda 97.6 %<br />
2. Norvegia 94.8 %<br />
3. Svezia 92.5 %<br />
4. Olanda 88.6 %<br />
5. Danimarca 86.1 %<br />
6. Finlandia 85.3 %<br />
7. Lussemburgo 85.3 %<br />
8. Regno Unito 82.5 %<br />
9. Andorra 79.5 %<br />
10. Germania 79.1 %<br />
11. Belgio 77.8 %<br />
12. Isole Faer Oer 76.4 %<br />
13. Svizzera 75.3 %<br />
14. Monaco 75.2 %<br />
15. Estonia 75.1 %<br />
16. Austria 74.8 %<br />
17. Guernsey e Alderney 74.6 %<br />
18. Slovacchia 74.3 %<br />
19. Gibilterra 70.0 %<br />
20. Francia 68.9 %<br />
21. Lettonia 67.8 %<br />
22. Irlanda 65.8 %<br />
23. Liechtenstein 65.7 %<br />
24. Slovenia 64.8 %<br />
25. Repubblica Ceca 64.5 %<br />
26. Spagna 62.6 %<br />
27. Ungheria 61.8 %<br />
28. Lituania 59.3 %<br />
29. Malta 59.1 %<br />
30. Polonia 58.4 %<br />
31. Serbia 55.9 %<br />
32. San Marino 54.0 %<br />
<strong>33. Italia 51.7 %</strong><br />
34. Macedonia 51.0 %<br />
35. Croazia 50.0 %<br />
36. Portogallo 48.1 %<br />
37. Bulgaria 47.5 %<br />
38. Bielorussia 46.2 %<br />
39. Grecia 46.2 %<br />
40. Turchia 45.0 %</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.andrez.cotti.biz/chi-usa-internet-2190.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rivoluzione web; in Svezia arriva il provider pirata</title>
		<link>http://www.andrez.cotti.biz/rivoluzione-web-in-svezia-arriva-il-provider-pirata-2156.html</link>
		<comments>http://www.andrez.cotti.biz/rivoluzione-web-in-svezia-arriva-il-provider-pirata-2156.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 08:39:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrez</dc:creator>
				<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[Pirate Bay]]></category>
		<category><![CDATA[PiratPartiet]]></category>
		<category><![CDATA[rete]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.andrez.cotti.biz/?p=2156</guid>
		<description><![CDATA[Il PiratPartiet ha in programma l&#8217;avvio di un nuovo  servizio di connessione a internet completamente anonimo e senza tracciabilità  dei dati. Una mossa che alza il tiro nel confronto sul ruolo culturale del web.
Sul fronte digitale europeo si combattono ormai molte battaglie. In Italia la casta partitica trasversale è ancora illusa di poter [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2157" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-2157" href="http://www.andrez.cotti.biz/rivoluzione-web-in-svezia-arriva-il-provider-pirata-2156.html/pirate_bay"><img class="size-full wp-image-2157" title="pirate_bay" src="http://www.andrez.cotti.biz/wp-content/uploads/2010/07/pirate_bay.jpg" alt="Provider pirata" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Provider pirata</p></div>
<p>Il<strong> PiratPartiet</strong> ha in programma l&#8217;avvio di un nuovo  servizio di connessione a internet completamente anonimo e senza tracciabilità  dei dati. Una mossa che alza il tiro nel confronto sul ruolo culturale del web.</p>
<p>Sul fronte digitale europeo si combattono ormai molte battaglie. In Italia la casta partitica trasversale è ancora illusa di poter chiuedere la bocca ai blogger dell&#8217;Ueb ed ai loro siti in <em><strong>Gogòl</strong></em> e continua ad arrabattarsi a studiare leggine bavaglio e censure varie,   mentre la Finlandia dichiara il web <strong>un diritto fondamentale dell&#8217;uomo</strong>.</p>
<p>Ed è in questo scenario che  in  Svezia arriva il <strong>PiratPartiet</strong>, il Partito Pirata, che della libertà totale e  incondizionata di godere di ogni tipo di <strong>prodotto culturale</strong> gratuitamente ha  fatto la sua bandiera, con tanto di teschio e ossa incrociate.</p>
<p>Dopo aver  deciso di ospitare sui propri server <strong>The Pirate Bay</strong>, la community di scambio  digitale più frequentata del mondo (inaccessibile dall&#8217;Italia, salvo accedervi via Proxy), ora allunga il  passo ed annuncia la creazione di un proprio <strong>ISP</strong>, un provider di connettività  per accedere alla Rete in forma completamente anonima e che non lascia tracce.</p>
<p>Come dire, l&#8217;incubo di tutti gli addetti alla sicurezza elettronica  dell&#8217;universo mondo, e non solo dei difensori del copyright, ma dei nostri politicanti prima di tutto, sempre che i loro addetti riescano a spiegargli di cosa si tratta.<strong><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong> Il &#8220;Provider Pirata&#8221; non funzionerà proprio come un normale  servizio di connessione, ma sarà una cosa più complicata  che collegarsi a Fastweb,  Alice o  Libero e chiedere un collegamento  Adsl.<br />
L&#8217;utente dovrà essere in grado di occuparsi direttamente di eventuali malfunzionamenti del proprio collegamento; dopotutto si  tratta di una rete pirata e nessun altro al di fuori dei pirati deve metterci le  mani secondo gli organizzatori che affermano:</p>
<blockquote><p>&#8220;Questo è uno dei modi per non soccombere al <strong>Grande Fratello</strong>. Un provider pirata è necessario, non fosse  altro che per mettere il sale sulla coda ai provider &#8216;ufficiali&#8217;. Se non si  comportano come dovrebbero, ci sarà sempre qualcuno pronto a prendere il loro  posto&#8221;.</p></blockquote>
<p>Il Provider Pirata ha già iniziato la sua attività, al momento in fase  di test nell&#8217;area di Lund. Arrivare al resto del paese è un&#8217;operazione che  dovrebbe richiedere non più di qualche mese.</p>
<p><strong>ViaEuropa</strong> è la struttura alla base dell&#8217;ISP pirata che consentirà collegamenti anonimi, la stessa che appare dietro il  servizio iPredator, la rete privata collegata The Pirate Bay. E questo significa  una cosa precisa: gli utenti non avranno nome e storia. Gli indirizzi Ip non  saranno conservati, né il provider permetterà al governo svedese di monitorarli.</p>
<p>In più non ci saranno &#8220;log&#8221; delle attività di rete, nessun registro di quello  che accade attraverso i server del Provider Pirata.   <img src='http://www.andrez.cotti.biz/wp-includes/images/smilies/icon_andr.gif' alt=';Z' class='wp-smiley' /> </p>
<p><!-- fine TESTO --></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.andrez.cotti.biz/rivoluzione-web-in-svezia-arriva-il-provider-pirata-2156.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Governi italiani contro Internet</title>
		<link>http://www.andrez.cotti.biz/governi-italiani-contro-internet-2077.html</link>
		<comments>http://www.andrez.cotti.biz/governi-italiani-contro-internet-2077.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 12:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrez</dc:creator>
				<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[legge bavaglio]]></category>
		<category><![CDATA[rete]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.andrez.cotti.biz/?p=2077</guid>
		<description><![CDATA[Decisamente l&#8217;Italia non appare un paese per Internet.
I nostri governi continuano a sfornare (o a progettare) leggi che ostacolano o addirittura bloccano lo sviluppo della rete nel nostro Paese.
In questi ultimi cinque anni abbiamo visto ben dieci leggi mirate a contrastare lo sviluppo della Rete, e poi proposte che puntano ad equiparare i blog ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2078" href="http://www.andrez.cotti.biz/governi-italiani-contro-internet-2077.html/internet"><img class="alignleft size-medium wp-image-2078" title="internet" src="http://www.andrez.cotti.biz/wp-content/uploads/2010/07/internet-300x237.jpg" alt="internet" width="300" height="237" /></a>Decisamente l&#8217;Italia non appare un paese per Internet.</p>
<p>I nostri governi continuano a sfornare (o a progettare) leggi che ostacolano o addirittura bloccano lo sviluppo della rete nel nostro Paese.</p>
<p>In questi ultimi cinque anni abbiamo visto ben dieci leggi mirate a contrastare lo sviluppo della Rete, e poi proposte che puntano ad equiparare i blog ai giornali, decreti che soffocano la diffusione delle connessioni, disegni di legge decisi a punire con 12 anni di carcere  chi “incita alla violenza” su Internet e recentemente la proposta (ancora in discussione) di una multa di 12.000 euro per quei blog che non pubblichino rettifiche entro le 12 ore, così come sono obbligate a fare le testate giornalistiche.</p>
<p>Sono una decina in soli cinque anni, le leggi e proposte di legge italiane contro Internet.</p>
<p>Al momento nessuna di questa è passata, almeno non del tutto, ma tanto impegno e segnale di una volontà politica molto chiara: Internet, lo strumento del futuro, è un luogo sconosciuto a questa classe politica e sentito come uno spazio di libertà è temuto da i governi di ogni colore, specialmente dall&#8217;attuale che ne vede persino un potenziale concorrente allo strumento televisivo inteso come imbonitore di masse.</p>
<p>Vediamo assieme proprio nel giorno della protesta italiana contro la<em><strong> legge bavaglio</strong></em>,  tutte le leggi e proposte di legge italiane che in questi anni hanno messo nel mirino Internet.</p>
<p><strong>1) DECRETO PISANU (luglio 2005)</strong><br />
Nel Decreto Pisanu è contenuta la prima norma anti-Internet, quella che finora ha avuto gli effetti più duraturi e catastrofici. All’indomani degli attentati nella metropolitana di Londra del luglio 2005, il governo Berlusconi appena sconfitto alle regionali approvò un pacchetto anti-terrorismo che portava la firma dell’allora ministro dell’interno Beppe Pisanu. Il decreto, oltre a misure contro le libertà personali il linea “per la lotta al terrorismo”, introdusse anche una norma sulle “comunicazioni digitali” unica nei paesi democratici.</p>
<p>La Pisanu dispone che ogni comunicazione online deve essere tracciabile al fine di scovare eventuali terroristi. A cinque anni di distanza nessun Bin Laden è stato arrestato ma intanto nelle strade delle nostre città, non sono disponibili connessioni, sia pubbliche che private, liberamente accessibili.<br />
Facciamo un esempio. In quasi tutti i bar d’Europa e d’America, così come nei parchi pubblici, nelle stazioni e negli areoporti, è pressocchè sempre disponibile una connessione a Internet offerta dai gestori degli esercizi, da aziende private o da enti pubblici. In Italia, invece, se prendiamo un treno, aspettiamo in areoporto, ci sediamo su una panchina in piazza, troviamo solo reti protette. Se andiamo fare colazione in un qualsiasi bar, non solo non troviamo alcuna rete alle quali collegarci, ma neanche un computer scalcinato dove controllare la posta elettronica. Il nostro barista, infatti, per farci navigare, dovrebbe:</p>
<p>a) Chiedere un’autorizzazione alla questura;<br />
b) Chiedere ad ogni cliente che vuole accedere a Internet un documento di identità e registrarne i dati anagrafici;<br />
c) Acquistare ed aggiornare un software complesso e costoso che registria ogni operazione su Internet dei clienti;<br />
d) Conservare per due anni un archivio con i dati delle navigazioni avvenute sui computer.</p>
<p>Ogni navigazione, appunto, deve essere tracciabile. Perciò molti operatori commerciali o pubblici, grandi e piccoli, in questi anni hanno preferito non offrire un servizio di Wi-Fi gratuito piuttosto che rimanere sciacciati dalla burocrazia e da costi aggiuntivi. Paradossalmente qualche progetto pubblico è riuscito ad eludere questa norma, come ha fatto la provincia di Roma che per i collegamenti a “Roma Wireless” permette di navigare associando il proprio indirizzo Ip temporaneo alla Sim del cellulare (alla quale a sua volta è associato il nostro documento di identità).<br />
Il risultato del Decreto Pisanu è sotto gli occhi di tutti: in Italia ci sono pochissime connessioni Wi-Fi e i cittadini che hanno bisogno di Internet per strada possono solo contare sui loro eventuali smart-phone (a pagamento). Non a caso il presidente Agcom Corrado Calabrò ha dichiarato solo qualche giorno fa che la rete dati “mobile” è prossima al collasso.<br />
Il Decreto, che doveva rimanere in vigore solo un anno (e che successivamente è stato disconosciuto dallo stesso Pisanu) è arrivato fino a noi con proroghe annuali (nei cosiddetti “decreti milleproroghe”) e questo senza alcun dibattito pubblico riguardo la sua utilità e nonostante numerose campagne per la sua abolizione da parte della blogsfera.</p>
<p><strong>2) LEGGE FRANCO-LEVI (ottobre 2007)</strong><br />
Il primo disegno di legge contro i blog e siti Internet arriva invece con il governo Prodi nell’ottobre 2007 per mano dell’allora sottosegretario alla presidenza del consiglio Ricardo Franco-Levi. L’obiettivo è lo stesso che si dimostrerà essere una vera e propria ossessione per la classe politica: equiparare blog e siti Internet a testate giornalistiche. La Franco-Levi in particolare punta a ridefinire le caratteristiche di  “mezzo di informazione”,  “prodotto editoriale” e  “attività editoriale”. Con la legge “prodotto editoriale” diventerebbe “qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siail mezzo con il quale esso viene diffuso”. Con questa ampia definizione siti di news, pagine Facebook, blog, forum, social network sarebbero ricaduti nella tipologia di “prodotto editoriale”. E tutti avrebbero dovuto iscriversi ad un apposito registro di “operatori della comunicazione”, nominare un direttore di testata e adempiere agli obblighi di legge.<br />
La proposta osteggiata dalla websfera e da alcuni esponenti politici (tra questi qualcuno che precedentemente l’aveva firmata) venne sbeffeggiata anche dalla stampa estera: nel Regno Unito The Times parlò di “Un assalto geriatrico ai blogger italiani”. Viste le polemiche, la legge venne poi accantonata.</p>
<p><strong>3) COMMA PECORELLA (settembre 2009)</strong><br />
Anche  Gaetano Pecorella, negli anni settanta militante di Potere Operaio e poi diventato legale di Silvio Berlusconi,  ha dato il suo contributo alla legislazione anti-Internet. Nel settembre 2009 Pecorella presentò alla commissione giustizia della Camera un comma all’articolo 1 della legge sulla stampa risalente al 1948. Così come la Franco-Levi obiettivo dell’uomo di fiducia di Berlusconi era applicare l’intera disciplina sulla stampa anche “ai siti Internet aventi natura editoriale”. La proposta non è mai giunta al dibattito parlamentare.</p>
<p><strong>4) LEGGE BARBARESCHI (gennaio 2009)</strong><br />
Luca Barbareschi, il deputato-attore-produttore (scoperto a copiare nella sua trasmissione su La7 le battute di Spinoza.it senza citare la fonte) è paradossalmente autore di una legge per la ferrea tutela del diritto d’autore su Internet. “Disposizioni concernenti la diffusione telematica delle opere dell’ingegno” questo il titolo della sua proposta. L’obiettivo era quello di portare anche in Italia la dottrina Sarkozy che punta a coinvolgere i provider (che per la direttiva europea sul commercio elettronico sono tenuti alla neutralità) nella repressione delle pirateria online. Nella visione del deputato Pdl, la Siae dovrebbe avere un ruolo primario nell’indicare ai fornitori di servizi quali contenuti oscurare o rendere inaccessibili. La legge per ora non ha avuto fortuna.</p>
<p><strong>5) EMENDAMENTO D’ALIA (febbraio 2009)</strong><br />
Giampiero D’Alia, senatore da Messina pressoché sconosciuto alle cronache politiche, è invece noto per il famigerato emendamento al Pacchetto Sicurezza che porta il suo nome. L’emendamento intendeva conseguire la “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”. Il progetto di D’Alia era quello di affidare al ministero dell’Interno (e non alla magistratura) il compito di valutare ipotesi di “apologia di reato” o “istigazione a delinquere” commesse via Internet dando facoltà allo stesso ministro di chiudere d’imperio siti web ritenuti pericolosi. Il tema naturalmente risultatava molto scivoloso e si prestava facilmente ad abusi. IlFattoQuotidiano.it, per esempio, ha annunciato “disobbedienza civile” se dovesse passare la Legge Bavaglio. Con l’emendamento D’Alia il Ministero dell’Interno avrebbe potuto chiudere il nostro sito con una semplice comunicazione. Dopo un’ennesima alzata di scudi della Rete e di una parte della politica, l’emendamento D’Alia venne abrogato da un contro-emendamento del senatore del Pdl Roberto Cassinelli.</p>
<p><strong>6) LEGGE CARLUCCI (febbraio 2009)</strong><br />
Anche l’onorevole Gabriella Carlucci, passata dalla conduzione di Portobello agli scranni di Forza Italia, ha voluto presentare la sua proposta contro la rete. L’ex show-girl intendeva trasformare Internet in un “territorio della libertà dei diritti e dei doveri”. E per fare questo aveva approntato delle norme con le quali si intendeva abolire “l’anonimato su Internet”, imporre ancora una volta “tutte le norme relative alla Stampa” alla Rete, e introdurre forme di responsabilità dei fornitori dei contenuti pubblicati dagli utenti. La legge è ancora oggi a prendere polvere in parlamento.</p>
<p><strong>7) PROPOSTA LAURO (gennaio 2010)</strong><br />
Dopo l’aggressione dello psicolabile Massimo Tartaglia a Silvio Berlusconi in Piazza Duomo dello scorso dicembre, la politica italiana si scatenò in una vera e propria campagna di odio nei confronti di Internet. Il presidente del Senato Renato Schifani dichiarò: “Facebook è più pericoloso dei gruppi degli anni settanta” e le televisioni del premier si scatenarono: “Bisogna chiudere questi siti come Facebook” urlò Barbara D’Urso nella sua trasmissione del pomeriggio. Un campagna d’odio forse non casuale: proprio una settimana prima dell’aggressione, a Roma si era svolto il partecipatissimo No Berlusconi Day nato proprio su Facebook.<br />
In quei giorni il senatore Pdl Raffaele Lauro prese la palla al balzo: insieme ad altri colleghi presentò una proposta di legge che aveva l’obiettivo di rivedere il codice penale e “portare da 3 a 12” gli anni di carcere “per chi avvalendosi di mezzi di comunicazione telematica incita a delinquere”. Passata l’emozione del momento, la proposta è ora in sonno alla commissione Giustizia del Senato</p>
<p><strong>8 ) DECRETO ROMANI (gennaio 2010)</strong><br />
Anche contro le web-tv e i video-blog si è provato a mettere i bastoni tra le ruote. Il decreto Romani, ha denunciato l’opposizione, doveva solo recepire una direttiva europea me “è stato trasformato dal governo in una riforma radicale della nostra normativa sui media” e senza alcun passaggio parlamentare. Il Romani, in una prima versione, tendeva ad equiparare tutti i siti che trasmettono contenuti video a dei canali televisivi, penalizzando così anche le dirette streaming. Dopo l’ennesima mobilitazione (60 blogger si ritrovarono scalzi davanti all’ambasciata americana a Roma gridando: “Obama, salva Internet in Italia”), il decreto è stato modificato: sono stati esclusi da tali obblighi: “siti Internet tradizionali come i blog, i motori di ricerca, versioni elettroniche di quotidiani e riviste, giochi online” e comunque tutti i servizi che “non risultano in concorrenza con la radiodiffusione televisiva”. Nonostante ciò, secondo alcuni blogger, per questioni di carattere interpretativo il decreto potrebbe causare dei problemi a chi fa informazione video su Internet.</p>
<p><strong>9) CODICE MARONI (dicembre 2009 – in corso)</strong><br />
Oltre alla già citata proposta Lauro, la vicenda di piazza Duomo ha lasciato un’altra scia velenosa. All’indomani dell’aggressione di Tartaglia, il ministro Maroni (lo stesso ministro “pirata” che si era conquistato le simpatia della rete perché ha più volte ammesso di “scaricare musica da Internet”) si dichiarò pronto a varare un decreto governativo per fermare la violenza sul web. Obiettivo dell’esecutivo sembrava lo stesso del vecchio emendamento D’Alia: dare al governo il potere di chiudere siti Internet ritenuti “pericoli” o “incitanti all’odio”. Dopo l’ennesima levata di scudi del mondo della rete e di buona parte dell’opposizione, Maroni ha poi virato verso un “codice di auto-regolamentazione” da far sottoscrivere ai provider e fornitori dei servizi. Questi dovrebbero impegnarsi in prima persona a minacciare via mail gli utenti avvertendoli eventualmente che un contenuto da loro pubblicato potrebbe risultare “malevolo” o “inopportuno” (in base a quanto stabilito dal codice stesso). Gli utenti sarebbero quindi invitati a provvedere alla rimozione, altrimenti il contenuto potrebbe essere rimosso dal provider o segnalato alle autorità competenti. Dopo la denuncia del Fatto Quotidiano, il codice sembra per ora messo da parte, anche perché provider e fornitori di servizi rivendicano la loro “neutralità” sui contenuti che attraversano le loro infrastrutture.</p>
<p><strong>10) BAVAGLIO-ALFANO (2008 – in corso)</strong><br />
La legge sulle Intercettazioni in approvazione alla Camera sulla quale tanto si è speso Silvio Berlusconi, contiene anche una misura anti-blog. Certo, la legge di per sé è un “bavaglio alla stampa” e, tanto più oggi, oggetto di un’ampia mobilitazione della società civile, del mondo dell’informazione, dei cittadini. Ma il famigerato “comma 29” della legge sulle intercettazioni si occupa anche di “siti informatici”. Facendo riferimento ad una casistica amplissima (“siti informatici” appunto) la legge impone che “le dichiarazioni o le rettifiche” così come avviene sui giornali “vengano pubblicate entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”. Pena, una multa che può arrivare a 12mial euro. Qualsiasi pagina web, dovrebbe insomma sottostare all’obbligo di rettifica. Secondo molti, la norma non tiene conto della natura “amatoriale” della quasi totalità dei siti, e impone una misura che rischia di soffocare la rete nelle maglie di un imposizione alla quale possono adempiere solo imprese editoriali.</p>
<p>Queste sono le dieci proposte nate in questi anni per ridurre la libertà della rete. Se (quasi) nessuna per ora è passata, lo si deve alle mobilitazioni puntualmente messe in atto da cittadini e dai giornali, dai forum e dai blogger, compresi coloro che negli anni hanno denunciato ogni pericolo e stortura: tra i tanti, l’avvocato Guido Scorza così come il Forum giorgiotave o i  blogger Claudio Messora, Massimo Mantellini, Stefano Quintarelli, Sergio Maistriello. Importante anche l’azione di informazione e coinvolgimento su questi argomenti del blog di Beppe Grillo e di testate online come Punto Informatico.</p>
<p>Anche alcuni politici si sono fatti sentire: Antonio Di Pietro e altri parlamentari dell’Italia dei valori, il senatore Vincenzo Vita del Partito Democratico e, con i suoi distinguo, l’onorevole Roberto Cassinelli del Popolo delle libertà, si sono sempre spesi a tutela e a difesa della rete.</p>
<p>Sarebbe ormai il caso che la crescita e la salvaguardia della rete Internet venissero prese in carico da settori sempre più ampi della politica e dell’opinione pubblica. Forse non è follia sperare che un giorno non troppo lontano il parlamento italiano possa approvare una legge pro-Internet che<strong> rafforzi l’infrastruttura nella direzione della banda larga, tuteli la libertà degli utenti, dia possibilità di collegarsi ovunque e, come già successo in Islanda e Finlandia, dichiari Internet un diritto fondamentale dell’individuo</strong>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.andrez.cotti.biz/governi-italiani-contro-internet-2077.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I giovani fuori dalla cultura</title>
		<link>http://www.andrez.cotti.biz/giovani_fuori_cultura-1790.html</link>
		<comments>http://www.andrez.cotti.biz/giovani_fuori_cultura-1790.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 May 2010 10:29:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrez</dc:creator>
				<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[computer]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[incultura]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[rete]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.andrez.cotti.biz/?p=1790</guid>
		<description><![CDATA[Un recente rapporto ISTAT ci mostra un preoccupante e fosco quadro di giovanissimi e ragazzi che sono senza libri nè pc, in balia di una cruda esclusione sociale. Oltre 1,7 milioni tra i 15 e i 29 anni risulta non usare il computer, il 43,6% non legge nè libri nè quotidiani.
Sono il risultato del modello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.andrez.cotti.biz/giovani_fuori_cultura-1790.html/tronisti__veline" rel="attachment wp-att-1791"><img src="http://www.andrez.cotti.biz/wp-content/uploads/2010/05/tronisti__Veline.jpg" alt="tronisti_&amp;_Veline" title="tronisti_&amp;_Veline" width="480" height="360" class="alignleft size-full wp-image-1791" /></a>Un recente rapporto ISTAT ci mostra un preoccupante e fosco quadro di giovanissimi e ragazzi che sono senza libri nè pc, in balia di una cruda esclusione sociale. Oltre 1,7 milioni tra i 15 e i 29 anni risulta non usare il computer, il 43,6% non legge nè libri nè quotidiani.<br />
Sono il risultato del modello tronista/velina e tifoso da &#8220;curva sud&#8221;, o nella migliore delle ipotesi del &#8220;trota&#8221;, pur sempre Consigliere Regionale.<br />
I figli di laureati e professionisti appaiono avvantaggiati in questo dramma sociale, ma questa scuola non aiuta assolutamente: rapportati alle altre nazioni europeee i livelli di conoscenza e preparazione degli studenti italiani appaiono bassissimi.</p>
<p>Non è dunque vero che &#8220;i giovani&#8221; sono sempre al computer, che sono dei maghi della rete e che passano il loro tempo tra social e blog, chat e siti vari. Questo se mai è vero per una ristretta minoranza.</p>
<p>Il Rapporto Istat dimostra che nel 2009 &#8220;sono oltre 1,7 milioni i giovani di 15-29 anni che dichiarano di non aver usato il Pc nei dodici mesi precedenti l&#8217;intervista (18,4 per cento)&#8221;. E non è certo perché si tratta di elementi tradizionali che non accettano le nuove tecnologie preferendo di informarsi ed istruirsi leggendo libri e quotidiani; 4 ragazzi su 10 non leggono propio nulla.</p>
<blockquote><p>&#8220;La quota di chi non ha letto nemmeno un libro nel tempo libero nei dodici mesi precedenti l&#8217;intervista è pari al 43,6 per cento&#8221;.</p></blockquote>
<p>Di fatto legge solo chi i libri li ha già in casa e il computer lo usa chi ha genitori che lo possiedono e sono in grado di usarlo.<br />
Appare dunque dal rapporto una situazione di diseguaglianza strutturale che questa scuola non fa altro che confermare, perché presenta gravissime carenze tali da riflettersi sulla preparazione degli studenti:</p>
<blockquote><p>&#8220;I risultati degli studenti italiani appaiono particolarmente preoccupanti, e collocano il nostro Paese sempre al di sotto dei valori medi di Ocse&#8221;.</p></blockquote>
<p>Rileva l&#8217;Istat che l&#8217;introduzione dell&#8217;obbligo scolastico ha &#8220;<em>annullato le differenze sociali nel conseguimento della licenza media, mentre nel conseguimento dei titoli superiori continua a pesare una forte disuguaglianza legata alla classe sociale della famiglia di provenienza degli studenti, anche considerando le differenti generazioni</em>&#8220;. </p>
<p>L&#8217;Istat arriva a constatare (con dati precisi) che i figli delle famiglie più ricche hanno voti più alti:<br />
<blockquote>&#8220;I risultati scolastici sono correlati all&#8217;estrazione sociale della famiglia di origine. Quelli meno soddisfacenti, infatti, si riscontrano più spesso nelle famiglie operaie (36,5 per cento) e in quelle in cui la persona di riferimento è un lavoratore in proprio (42,5 per cento)&#8221;.</p></blockquote>
<p>I giovani appaiono dunque in una situazione disperata, dove né la scuola, né le nuove tecnologie possono aiutarli ad abbattere le barriere sociali, crearsi un minimo di peparazione e rompere il meccanismo di una società che appare loro bloccata. </p>
<blockquote><p>&#8220;Non usa il pc il 4,8 per cento di figli nel caso in cui la persona di riferimento è un dirigente, imprenditore o libero professionista, mentre la quota sale al 18,6 per cento per i figli che vivono nelle famiglie operaie&#8221;.</p></blockquote>
<p> Tendenzialmente nelle scuole il computer non c&#8217;è, dove c&#8217;era è spesso eliminato con pretesti vari e, dove sono ancora presenti, appaiono di fatto inutilizzabili, macchine vecchie di un decennio con programmi oramai da preistoria:<br />
<blockquote>&#8220;Anche rispetto all&#8217;utilizzo dei nuovi strumenti tecnologici &#8211; conclude l&#8217;Istat &#8211; la scuola risulta incapace di alfabetizzare i ragazzi che non hanno avuto opportunità in famiglia o con gli amici&#8221;.</p></blockquote>
<p>Per quanto riguarda la lettura di libri e quotidiani la situazione non migliora: legge solo chi ha genitori che leggono e che tengono libri in casa.<br />
Il 41,3 per cento di lettori è tra i figli di 15-29 anni che hanno al massimo 50 libri in casa, ma la percentuale cresce al 73,4 per cento tra i figli di persone con più di 200 libri in casa.<br />
<blockquote> &#8220;Anche il livello di istruzione dei genitori influenza la propensione alla lettura dei figli: la quota dei figli che ha letto almeno un libro è pari al 55,1 per cento e cresce fino al 72,7, qualora almeno un genitore risulti laureato. Il valore si dimezza tra i figli con genitori che possiedono al massimo la licenza elementare&#8221;. </p></blockquote>
<p>Guardando i dati a seconda della professione dei genitori appare che:<br />
<blockquote>&#8220;Legge il 70,7 per cento dei ragazzi che vivono in famiglie nelle quali il capofamiglia è dirigente, imprenditore o libero professionista, mentre nelle familie operaie la quota di figli lettori si attesta al 45,7 per cento&#8221;.</p></blockquote>
<p>La scuola italiana non mostra nessuna intenzione di appianare queste differenze d&#8217;origine ma anzi casomai di accentuarle, aumentando costantemente le sue gravi carenze strutturali. L&#8217;Istat le esamina in modo impietoso, anche alla luce del confronto internazionale. La scuola italiana:<br />
<blockquote> &#8220;si distingue negativamente nel contesto europeo per la quota di early school leavers (giovani di 18-24 anni che hanno abbandonato gli studi senza aver conseguito un diploma di scuola superiore) pari al 19,2 per cento nel 2009, oltre quattro punti percentuali in più della media Ue e nove punti al di sopra del valore fissato dalla strategia di Lisbona&#8221;.</p></blockquote>
<p> L&#8217;abbandono scolastico ha percentuali molto più alte nel Sud.</p>
<p>La scuola italiana sta provvedendo a rendere sempre più poveri anche i contenuti dell&#8217;insegnamento:<br />
<blockquote>&#8220;secondo l&#8217;indagine Pisa promossa dall&#8217;Ocse, il punteggio medio degli studenti italiani 15enni nelle competenze in lettura è inferiore di 23 punti alla media internazionale (469 contro 492)&#8221;. </p></blockquote>
<p>Gli studenti italiani risultano insomma sempre inferiori al valori medi Ocse anche per le competenze in matematica e scienze. Risultiamo anche molto indietro rispetto agli altri Paesi anche per numero di laureati:<br />
<blockquote> &#8220;Nel 2007 hanno conseguito un titolo terziario circa 60 persone (di qualsiasi età) ogni mille giovani in età 20-29 anni, a fronte di un valore pari a 77 in Francia e valori superiori a 80 nel Regno Unito e in Danimarca&#8221;.</p></blockquote>
<p>La stessa problematica di incultura ed impreparazione prosegue anche per gli adulti:<br />
<blockquote>&#8220;L&#8217;Italia registra uno dei tassi di partecipazione alla formazione continua degli adulti tra i più bassi in Europa: nel corso del 2005 soltanto il 22,2 per cento dei 25-64enni ha effettuato almeno un&#8217;attività di studio e/o di formazione, contro una media europea del 36 per cento&#8221;. </p></blockquote>
<p>Pochissime le imprese che svolgono formazione: lo fa solo il 25,6 per cento delle aziende con 10-19 addetti, ma il 96,7 per cento di quelle con mille addetti e più (che però in Italia esistono in numero limitatissimo).</p>
<p>Tendenza all&#8217;incultura che viene confermata anche per l&#8217;età adulta:<br />
<blockquote>&#8220;Nel 2003 quasi metà dei 16-65enni consegue il punteggio più basso nelle capacità letterarie e circa il 70 per cento presenta allo stesso tempo anche bassi livelli di comptenza numerica e documentaria&#8221;. </p></blockquote>
<p>Ma forse non è solo per questo che il 20,2 per cento degli italiani è sottoinquadrato, percentuale che sale molto tra i lavoratori atipici. Sono sottoinquadrati infatti il 46,9 per cento degli occupati a termine, il 40,1 per cento di quelli in part time e il 30,5 per cento dei lavoratori con rapporti di collaborazione.</p>
<p>Vediamo alla fine di questa analisi questo specchietto sulla composizione età/cultura dell’elettore PDL:<br />
ETA’:<br />
18-29 anni (17,1%)<br />
30-39 anni (13,5%)<br />
40-49 anni (17,8%)<br />
50-59 anni (15,8%)<br />
60 e oltre (35,8%)</p>
<p>TITOLO DI STUDIO:<br />
Senza titolo/licenza elementare (52,9%)<br />
Licenza media inferiore (25,4%)<br />
Diploma di media superiore (18,5%)<br />
Laurea (3,2%)</p>
<p><strong>Oltra la metà è ultracinquantenne ed è semianalfabeta.</strong><br />
Gente a cui poter raccontare di tutto con tecniche da teleimbonitore, certi di poter essere creduti. </p>
<p>E&#8217; sfacciatamente evidente in questo rapporto Istat la politica di un Premier e di una Casta/Cricca che hanno bisogno di ignoranti buzzurri sia per sopravvivere che per continuare a fare i loro affari indisturbati.  </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.andrez.cotti.biz/giovani_fuori_cultura-1790.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La fine dei blog</title>
		<link>http://www.andrez.cotti.biz/la-fine-dei-blog-1762.html</link>
		<comments>http://www.andrez.cotti.biz/la-fine-dei-blog-1762.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 May 2010 15:58:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bsaett</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[autodisciplina]]></category>
		<category><![CDATA[intercettazioni]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[rettifica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.andrez.cotti.biz/?p=1762</guid>
		<description><![CDATA[Secondo Reporters sans frontieres “Western democracies are not immune from the Net regulation trend”, cioè anche le democrazie occidentali non sono immuni dalla spiccata tendenza a regolamentare e controllare la rete. E ciò appare vero soprattutto in Italia dove, negli ultimi anni, praticamente da quando internet si è imposto come mezzo di comunicazione di massa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo <strong>Reporters sans frontieres</strong> “<em>Western democracies are not immune from the Net regulation trend</em>”, cioè anche le democrazie occidentali non sono immuni dalla spiccata tendenza a regolamentare e controllare la rete. E ciò appare vero soprattutto in Italia dove, negli ultimi anni, praticamente da quando internet si è imposto come mezzo di comunicazione di massa, numerosi sono i progetti di legge o decreti che hanno cercato, in qualche modo, di porre il controllo della rete nelle mani del potere politico ed economico.</p>
<p>Il trend è ovvio, in un paese in cui la televisione la fa da padrone e ha la spiccata tendenza a indottrinare la gente, poiché come è noto la gran parte degli italiani recuperano le informazioni esclusivamente dalla televisione ed hanno una scarsa propensione a leggere, libri ma anche giornali (a parte quelli sportivi che notoriamente sono i più diffusi), la rete si è presentata come l’ospite inatteso che rovina la festa. Internet, nonostante i suoi ovvi difetti, è indiscutibilmente più democratico di quanto possa esserlo un giornale o la televisione, perché mentre per aprire un giornale od una televisione occorrono giornalisti iscritti all’albo (e qui giova ricordare che l’Italia è uno dei pochi paesi al mondo ad avere un albo per i giornalisti), od anche editori (e qui non c’è bisogno di precisare che per essere editore ci vogliono tantissimi soldi e spesso anche l’appoggio politico), in rete un <em>quisque de populo</em> può aprire un blog, spendendo pochi euro o addirittura gratis, e, oibò, manifestare il suo pensiero ed addirittura, permettersi di criticare i politici, il governo, l’opposizione, insomma fare quello che in un paese democratico dovrebbe essere la norma.</p>
<p>L’Italia è un paese strano, dove determinati comportamenti sono apertamente scoraggiati, dove il cittadino viene visto, e di conseguenza trattato, come un bambino che deve essere accudito in tutto e per tutto, e il potere deve educarlo, e a seconda dei casi premiarlo o punirlo. Ovviamente tutto in conseguenza di ciò che il cittadino fa per il potere costituito. Se ne agevola la conservazione è un buon cittadino, se invece critica lo <em>status quo</em>, pretendendo addirittura comportamenti moralmente e giuridicamente ineccepibili da parte dei governanti, è considerato un pessimo cittadino, da osteggiare, da mettere da parte. I panni sporchi si lavano in famiglia, dove, sia chiaro, i cittadini non fanno parte della famiglia!<br />
E questo non è cosa degli ultimi anni, ma, a vicende alterne, è una caratteristica propria della società italiana da parecchi anni a questa parte, dalla prima repubblica per intenderci.<br />
In questo fosco quadro si è inserita prepotentemente internet, che ha la caratteristica di consentire al cittadino comune non solo di dire la propria opinione sulla gestione della cosa pubblica, ma anche di permettere la comunicazione “molti a molti”, rompendo finalmente il monopolio dell’informazione e spezzando la comunicazione di vecchio stampo “uno a molti”. Insomma, non è più il potere politico-economico a decidere cosa dire ai cittadini, quando dirlo e come dirlo, sopprimendo in modi più o meno autoritari le voci dissidenti, ma chiunque, con un po’ di intraprendenza può aprire un blog, mettersi la telecamera a spalla, e diventare blogger, informando spesso meglio dell’informazione classica.</p>
<p>Non è un voler incensare eccessivamente la rete, ma è un dato di fatto dimostrato più e più volte. In Iran è stata la rete, per lo più Twitter e YouTube, a portare le informazioni fuori dal paese e far conoscere la realtà dei fatti, decisamente diversa dal racconto di regime. I giornali e le TV recuperavano le notizie dalla rete!</p>
<p>Anche in Cina è la rete a far conoscere le voci dissidenti dal regime, e, guarda caso, questi sono i due paesi dove la rete è maggiormente controllata. In Cina esistono schiere di controllori che quotidianamente ispezionano ciò che viene immesso in rete. Consci che controllare e bloccare tutto è impossibile, hanno fatto un passo in avanti nelle tecniche di controllo dell’informazione realizzando delle squadre di “disinformatori di Stato”, persone che, nel momento in cui una voce dissidente sfugge al controllo, si occupano di “bombardare” il sito, il blog, il forum dove quella notizia fuori dal coro è apparsa, screditandola, insinuando il dubbio che sia falsa, che sia strumentalizzata, che sia posta per altri reconditi fini.<br />
Ma, tutto ciò pone inequivocabilmente un problema, sia per i regimi autoritari, sia per le cosiddette democrazie, perché, come ricordava Reportes sans frontieres, nessun paese è immune all’afflato regolatorio. Il motivo è molto semplice, un potere porta sempre all’abuso, per cui una democrazia rimane tale solo fintantoché i contrappesi democratici riescono a mantenere l’equilibrio, ed impedire una deriva autoritaria.<br />
Un regime deve avere il controllo delle informazioni, per poter convincere i cittadini che quello è il miglior regime possibile, che non vi sono dissidenti, perché il solo fatto che siano presenti delle voci dissonanti è una crepa nel muro, può portare a pensare che le cose non vanno bene come si racconta, può far capire, a chi non condivide lo <em>status quo</em>, che non è solo nei suoi dubbi, nelle sue critiche. La cosa peggiore che possa accadere ad un dissidente è sapere incontrovertibilmente che nessuno condivide le sue critiche, da cui la necessità di non far riunire le voci contrarie.<br />
Ma, di contro, un blocco totale della rete internet non è né possibile né auspicabile, poiché ai giorni nostri buona parte dell’economia viaggia in rete. Il blocco di internet avrebbe come conseguenza un pesante contraccolpo sull’economia, ecco perché la Cina non persegue il fine di bloccare l’intera rete, e, almeno con alcuni limiti, anche l’Iran non prosegue su quella strada, anche se numerosi siti vengono bloccati ogni giorno. Del resto la rete cinese è sostanzialmente come un network chiuso, con accesso verso il resto del mondo controllato, in modo da verificare sia le notizie in entrata che quelle in uscita. Di recente il governo cinese inizia a diffondere notizie anche nella lingua inglese, così andando incontro alla sete di informazioni della gente, distogliendoli dalle informazioni che provengono da siti stranieri. Oltretutto un blocco indiscriminato paradossalmente porterebbe ad una protesta anche dei navigatori per ricreazione, e non solo dei cosiddetti “attivisti politici”.<br />
Ecco perché la battaglia, ormai in corso in molti paesi, anche “democratici”, sul controllo delle rete, è più difficile di quanto si pensi, un controllo effettivo della rete è possibile solo sacrificando anche l’economia.</p>
<p>E qui giungiamo all’anomalia italiana, dove il potere economico e quello politico sono talmente intrecciati da non poter permettere una facile distinzione tra i due. L’Italia è un paese dove si incentivano gli aspirapolvere, i frigoriferi, ma non la banda larga, visto che gli 800 milioni già stanziati dal precedente governo sono ancora bloccati, e questo governo sostiene che non saranno sbloccati fin quando la crisi non finirà. Peccato che gli investimenti nel settore tecnologico e delle comunicazioni, secondo dati della Unione europea, potrebbe essere un formidabile volano per l’economia di un paese, tanto che tutti i paesi europei stanno facendo forti investimenti nel settore della connettività a banda larga. In Italia, invece, tutto tace, a parte qualche recenti annuncio ancora da verificare.<br />
In Italia si investe sul digitale terrestre più che nella rete, e ciò è palesemente antistorico, visto che in tutti i paesi si assiste ad una convergenza dei media verso la rete. Un recente avvenimento televisivo ha dimostrato come la chiusura di una trasmissione non sia più così semplice come una volta, ci si sposta semplicemente in rete. Nonostante il pesante digital divide, un fardello che nessuno vuole sbrogliare, in Italia è comunque possibile fare a meno della televisione.<br />
Il potere economico non vede di buon occhio questo stato di cose, perché troppo sbilanciato sulla televisione, il cui controllo semi-monopolistico comporta una convergenza di interessi, da un lato un lucro eccessivo sulle risorse pubblicitarie, che non riescono a trovare sbocchi ulteriori e diversi, in assenza di una offerta di qualità sia televisiva che in rete, e dall’altro un controllo dell’informazione tale da orientare pesantemente le valutazioni dell’elettorato. Anche se in realtà, più che di orientamento si dovrebbe parlare di disaffezione, la tendenza è quella di convincere i cittadini che non c’è possibilità di cambiare, che ogni scelta è inutile, e quindi far in modo che i votanti siano sempre meno. In fondo è più facile controllare 10 milioni di votanti che 60.<br />
Ed è per questo che l’Italia è uno dei paesi a più bassa penetrazione della banda larga, è uno dei paesi che soffre di più il digital divide, addirittura la percentuale di connessioni alla rete in alcuni anni diminuisce invece di aumentare. Insomma, è il paese dei cellulari e del digitale terrestre, strumenti che soffrono del problema della comunicazione “uno a molti”, cioè chi invia contenuti sono solo pochi soggetti, ma non è un paese per internet, e questo, purtroppo, a scapito anche dello sviluppo economico. Si sacrifica la crescita del paese per poter mantenere lo <em>status quo</em>.</p>
<p>Ovviamente il potere è perfettamente conscio di ciò che è evidente dalle lezioni di Cina ed Iran, un controllo totale della rete non è possibile, e per quanto si voglia ritardare lo sviluppo di internet, non lo si potrà bloccare a lungo, pena la perdita dell’appoggio dell’economia reale che soffre per una assenza di sbocco valido in rete. A riprova di ciò ricordiamo le recenti esternazioni di esponenti di Confindustria, nella fattispecie il presidente di Assinform: “<em>la sottovalutazione del ruolo decisivo che l&#8217;It gioca nel processi di crescita della competitività, produttività e sviluppo del Paese è il primo digital divide da superare</em>”.<br />
Quindi, il digital divide blocca lo sviluppo economico dell’Italia, questo è un dato di fatto, per cui prima o poi si dovrà procedere per eliminarlo, prima che si crei un gap tecnologico incolmabile con gli altri paesi.<br />
Ma, prima di “aprire” la rete, probabilmente il potere economico-politico cercherà di porre il giusto guinzaglio ad internet, regolamentandolo a modo suo. Ecco che, da anni, si susseguono leggi e leggine con lo scopo più o meno recondito di mettere sotto controllo la rete, in particolare di porre le norme giuste per poter “spegnere” le voci fastidiose, contrarie, dissidenti.<br />
E così abbiamo avuto la legge Levi, la cui parte telematica fu stralciata, poi l’emendamento D’Alia che venne abrogato, la legge Carlucci, e la proposta Barbareschi, e tante altre che si sono avvicendate, tutte accomunate da critiche dello stesso respiro, si trattava, secondo i detrattori, di leggi che vogliono colpire la libertà di manifestazione del pensiero in rete.</p>
<p>È palese che non è ammissibile una rete anarchica dove tutto è possibile, ma questo argomento, spesso utilizzato da politici, non ha alcun pregio in quanto le medesime leggi che regolano il mondo reale si applicano anche a quello virtuale, per cui una diffamazione è tale anche in rete, anzi in rete è “aggravata”. E così è per tutti i reati. Non c’è alcun bisogno di nuove regole, di nuove norme, basta interpretare quelle esistenti, ma soprattutto non ha alcun senso paragonare, come spesso si fa in alcune proposte di legge, i blog e i forum, cioè i “siti informatici” a delle testate editoriali, cioè ai giornali, inserendo quindi a carico dei blogger obblighi propri e specifici dei giornali, come l’obbligo di avere un responsabile in caso di reati, oppure l’obbligo di procedere alla “<strong>rettifica</strong>” delle notizie contestate nelle 48 ore dalla comunicazione della contestazione. Questo obbligo è previsto dal recente disegno di legge in materia di <strong>intercettazioni</strong>, e comporta una sostanziale equiparazione di tutti i blogger, anche quelli che gestiscono in proprio un sito, ai direttori di giornali, con la differenza che un giornale ha i mezzi e le risorse per poter gestire le richieste di rettifica. Un blogger non ha spesso né la competenza né le risorse per gestire una rettifica, e secondo la legge, se non rettifica rischia salatissime multe. Ciò vuol dire che un blogger alla fine smetterà di scrivere su argomenti che lo espongono a richieste di rettifica, che possono essere anche strumentali (come le denuncie milionarie), o addirittura chiuderà il blog. Un blogger, per essere chiari, non potrà nemmeno più lasciare incustodito il suo sito oltre le 48 ore, perché la rettifica deve essere fatta nelle 48 ore dalla richiesta (e non dalla ricezione).</p>
<p>E per ultimo abbiamo il <strong>codice di autodisciplina</strong> della rete internet, presentato dal ministro Maroni.<br />
Questo codice è interessante, perché nasce da lontano, precisamente dal momento in cui su Facebook apparirono i gruppi inneggianti all’insano gesto di Massimo Tartaglia. Da lì l’idea di una legge per regolamentare internet ed impedire che accadano in futuro cose simili (mentre nei paesi un po’ più democratici, come gli USA, si tollerano tranquillamente gruppi del tipo “<em>I hate Obama</em>”!), poi si è passati ad un codice di autoregolamentazione, anche se di “auto” non c’è traccia, in quanto il codice viene presentato dal governo e i provider dovranno accettarlo ed imporlo agli utenti della rete. In sostanza il codice imporrebbe ai fornitori di servizi in rete di inserire dei pulsanti su ogni sito per segnalare contenuti illeciti o contrari alla “dignità umana” (sic!), e il fornitore ha la possibilità di rimuovere quei contenuti autonomamente, senza dover attendere una valutazione della magistratura. Il codice non si limita ai contenuti illeciti ma parla anche di <strong>contenuti in violazione della dignità umana</strong>, in tal modo estendendo eccessivamente la discrezionalità di valutazione dei contenuti stessi.<br />
Insomma, appare ovvio che un fornitore di servizi online sarà più propenso ad assecondare le richieste, anche se pretestuose, di un politico o di una grande azienda e rimuoverà qui contenuti che, pur non essendo illeciti, o essendo al limite, in qualche modo danno fastidio al potere politico-economico.<br />
Sarà la fine dei blog!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.andrez.cotti.biz/la-fine-dei-blog-1762.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Rete può liberarci dalla casta politica</title>
		<link>http://www.andrez.cotti.biz/la-rete-puo-liberarci-dalla-casta-politica-718.html</link>
		<comments>http://www.andrez.cotti.biz/la-rete-puo-liberarci-dalla-casta-politica-718.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 05:58:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrez</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[casta]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[rete]]></category>
		<category><![CDATA[Vendola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.andrez.cotti.biz/?p=718</guid>
		<description><![CDATA[La devastante malattia che ha colpito i vari leader, e tanti dirigenti del PD, si chiama &#8220;casta&#8220;.
Con la stragrande maggioranza delle Regioni e dei Comuni amministrate dal PD da anni, si è alimentata una leadership di dirigenti locali, anche bravi, che hanno fatto dei privilegi e dei vantaggi del potere una forma di vita. (vedi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-719" href="http://www.andrez.cotti.biz/la-rete-puo-liberarci-dalla-casta-politica-718.html/massimo_dalema_nichi_vendola"><img class="alignleft size-medium wp-image-719" title="massimo_dalema_nichi_vendola" src="http://www.andrez.cotti.biz/wp-content/uploads/2010/01/massimo_dalema_nichi_vendola-300x188.jpg" alt="massimo_dalema_nichi_vendola" width="300" height="188" /></a>La devastante malattia che ha colpito i vari leader, e tanti dirigenti del PD, si chiama &#8220;<strong><em>casta</em></strong>&#8220;.</p>
<p>Con la stragrande maggioranza delle Regioni e dei Comuni amministrate dal PD da anni, si è alimentata una leadership di dirigenti locali, anche bravi, che hanno fatto dei privilegi e dei vantaggi del potere una forma di vita. (vedi il Sindaco di Bologna DelBono)</p>
<p>Questi si sentono a loro agio nell&#8217;Italia berlusconiana dei privilegi, sono pronti ad inciuci e accomodamenti per mantenere le loro prerogative e ovviamente sono fortemente contrari a chi, nel Partito, vuole cambiare le cose.</p>
<p>Agli alti livelli, la casta partitica del PD mostra individui che da decenni manovrano banche ed istituti, grande aziende ed Enti e tutti l&#8217;hanno fatto con disinvoltura al limite delle leggi e, a volte, oltrepassando quel limite.</p>
<p>Da tempo Berlusconi manovra i servizi segreti, inducendo loro (e facendosi poi consegnare) prove, immagini, registrazioni e documentazioni di tutte le belle porcate-bravate che i nostri leader hanno nel tempo combinato. Che quelle note (Unicredit -Unipol -Fassino-Consorte-Antonveneta -Bnl) sono solo le sciocchezze a confronto.<br />
Oltre ad essere attaccati ai privilegi ed al potere che gli deriva dalle loro posizioni, questi dirigenti del PD sono dunque perennemente sotto schiaffo ed è così, <em>ricattati e bidonati</em>, che mandano avanti il maggior Partito d&#8217;Opposizione (!!!).</p>
<p>Tra uomini di Governo che pensano; &#8220;<em>Come si fa a non diventare padroni in un paese di servi?</em>&#8221; e &#8220;<em>Il livello di corruzione è talmente radicato e generalizzato che sarebbe da coglioni non approfittarne</em>&#8220;, se mai una svolta potrà esserci in questa povera Italia, se mai pensiamo di poter far cessare il saccheggio dello Stato e lo smantellamento delle Istituzioni in atto, si deve iniziare da lì; <strong>fare pulizia tra i leader dell&#8217;opposizione</strong>.</p>
<p>D&#8217;Alema e Bersani con il resto del loro codazzo-casta del PD, in <strong>Puglia</strong> sono stati sconfitti in modo sfacciato dalla loro stessa base.<br />
Ed è questo, le primarie pugliesi, <strong>Nichi Vendola</strong> e il <strong>PD</strong>, il principale argomento oggi sul web.<br />
Le critiche al gruppo dirigente sono unanimi così come la richiesta di &#8220;<em>fare un passo indietro</em>&#8220;.<br />
Qua e là, più o meno scomposti, appaiono in rete i tentativi dei vari quadri dirigenti, amministratori locali, funzionari e venditori di parole che vedendo sgretolarsi il loro misero spazio di privilegio e potere locale abbozzano squallide giustificazioni-mistificazioni di realtà invece oramai chiare ed evidenti, grazie all&#8217;informazione in real time della rete, sotto gli occhi di tutti.</p>
<p>A Vendola la rete ha dato &#8220;<em> il gusto di far navigare le nostre idee</em>&#8221; e per lui il web è diventato il &#8220;<em>luogo delle nuove pratiche per colpire al cuore l&#8217;egemonia nazionale delle destre</em>&#8220;.  Possiamo aggiungere che internet è divenuto il mezzo che consente di <strong>non dover più ascoltare i funzionari di partito teoreti e parolai</strong>.</p>
<p>Tutta la politica dunque sta per essere travolta dall&#8217;uso delle tecnologie informatiche.<br />
Pochi politici però hanno compreso che sulla Rete si giocherà la vera sfida dei prossimi decenni.<br />
Ed in rete, di fronte ad un popolo informato e smaliziato, capace di accedere alla conoscenza, contano ben poco i santini e lo spot in TV o i cartelloni sei per tre. I voti dovranno essere conquistati con idee vere e capaci di trascinare un popolo, come ha saputo fare Vendola, e come i pugliesi gli hanno confermato.</p>
<p>Passeranno cinque o sei anni, ma poi la curva demografica dei giovani che si informano in rete e non in TV diventerà inesorabile, come la crescita esponenziale di blog &#8220;liberi&#8221; ed informativi come questo.</p>
<p>Tra una decina d&#8217;anni la maggioranza dei cittadini avrà gli strumenti informativi adeguati per farsi una idea chiara su chi votare oppure no.<br />
E quella sarà la fine della formula <strong><em>soldi-comunicazione politica-potere</em></strong> e dei parolai venditori di verità, di destra e di sinistra.<br />
Perché internet non si controlla come le TV o la stampa, (chi può mai &#8220;controllare&#8221; i mille blog come questo?) ed è gestito di fatto dalle masse, dai suoi umori, pulsioni e bisogni.</p>
<p>Alcuni tra i politici si stanno accorgendo di questa rivoluzione, hanno intuito che <strong>Obama</strong> ha sconfitto la ricca e potente lobby dei Clinton con la rete e si sta attrezzando.<br />
Alcuni, maldestramente, hanno tentato e tenteranno censure e limitazioni, ignari di avere di fronte una rete globalizzata che nemmeno le dittature Irachena e Cinese riescono più a controllare; <strong>da Time Magazine di ieri</strong>:</p>
<blockquote><p>
“Hot on the heels of the Google vs. China censorship dispute, a new front in the showdown between state power and Internet freedom is opening in Italy. Prime Minister Silvio Berlusconi’s government is pushing through </p></blockquote>
<p>Ma tanti altri dormono, convinti che internet sia solo chat, virus e porno.<br />
E quando gli diranno che quel formidabile momento lobotomizzante che è la TV è finito, che linee bizzarre di Partito decise dalle Segreterie dei partiti non sono più recepite da una base autoinformata e capace di autodecidere, (come è appena avvenuto in Puglia) non sapranno da che parte voltarsi.</p>
<p>Sarà questo il momento di iniziare a sperare in una nuova Italia, più onesta e giusta e soprattutto &#8220;<strong><em>legale</em></strong>&#8220;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.andrez.cotti.biz/la-rete-puo-liberarci-dalla-casta-politica-718.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il web elementare. Da una rete per l&#8217;elite a internet di massa</title>
		<link>http://www.andrez.cotti.biz/il-web-elementare-da-una-rete-per-lelite-a-internet-di-massa-509.html</link>
		<comments>http://www.andrez.cotti.biz/il-web-elementare-da-una-rete-per-lelite-a-internet-di-massa-509.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 06:14:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrez</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[rete]]></category>
		<category><![CDATA[siti web]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
		<category><![CDATA[webmaster]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.andrez.cotti.biz/?p=509</guid>
		<description><![CDATA[ L&#8217;evoluzione elementare dei siti web; chi non si adeguerà sarà semplicemente ignorato.
Dopo oltre un decennio di evoluzione, la maggioranza dei nostri siti continua a presentare aspetti confusi e per nulla amichevoli per gli utenti. Troppo spesso dimentichiamo quanto appaia complessa ed intricata la logica di internet a chi non appartiene al settore. Anche per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-510" href="http://www.andrez.cotti.biz/il-web-elementare-da-una-rete-per-lelite-a-internet-di-massa-509.html/computer3"><img class="alignleft size-full wp-image-510" title="computer3" src="http://www.andrez.cotti.biz/wp-content/uploads/2010/01/computer3.gif" alt="computer3" width="60" height="23" /></a> L&#8217;evoluzione elementare dei siti web; chi non si adeguerà sarà semplicemente ignorato.</strong></p>
<p>Dopo oltre un decennio di evoluzione, la maggioranza dei nostri siti continua a presentare aspetti confusi e per nulla amichevoli per gli utenti. Troppo spesso dimentichiamo quanto appaia complessa ed intricata la logica di internet a chi non appartiene al settore. Anche per chiunque di noi <em>esperti dell&#8217;ueb</em>,  spesso approdare in un nuovo sito significa impiegare decine di minuti per comprendere come interagire con esso in una vera e propria partita a scacchi.</p>
<p>______________________________</p>
<p>Per la prima volta nella storia di Internet, molte centinaia di migliaia di utenti si sono autocoordinati con il solo ausilio di blog e siti web ed hanno organizzato una manifestazione politica a Roma, senza nessun coordinamento di partiti e sindacati.</p>
<p>Ma i partecipanti appartenevano quasi tutti ad una fascia sociale molto contenuta e quasi elittaria, quella appunto degli attuali fruitori di internet.  Una fetta di popolo ristretta, giovane e colta.</p>
<p>______________________________</p>
<p>Tra i miei <em><strong>amici</strong></em> in facebook ho il Presidente USA <a href="http://www.facebook.com/home.php?#/barackobama?ref=nf">Barack Obama</a>.</p>
<p>Con metodica puntualità <em>mi pone</em> quesiti e<em> mi chiede</em> opinioni ai quali a volte rispondo, ottenendo puntuali risposte educate e pertinenti.</p>
<p>La Presidenza USA ha cioè messso in piedi un sistema di umani capace di interagire con milioni di persone-utenti/mondo in modo facile, semplice e diretto, elaborandone in tempo reale umori ed interessi, timori e passioni e consentendogli di fatto di partecipare alle<strong> scelte del Presidente</strong>, consigliandolo, apprezzando o criticando le sue azioni.</p>
<p>Per molti questo suo saper interagire con la rete è stato uno dei motivi determinanti alla sua vittoria.</p>
<p>______________________________</p>
<p>Le reti  TV restano di gran lunga per le aziende  il canale privilegiato per la diffusione della pubblicità.</p>
<p>L&#8217;insieme degli annunci pubblicitari rappresenta un business molto elevato che riserva alla rete solo le briciole, in quanto di fatto oggi solo piccole minoranze usano internet e per giunta <em>colte</em>, difficilmente quindi influenzabili dalla pubblicità.  Operai e massaie, le &#8220;zie e le nonne&#8221; ed i pensionati restano in massa  fuori dai nostri siti web, tutt&#8217;ora non alla loro portata.</p>
<p>______________________________</p>
<p>Fortunatamente molti WebMaster cominciano a capire che semplicità, immediatezza e fruibilità rappresentano gli unici fari a cui ispirarsi e che solo presentando siti<em> immediatamente</em> comprensibili (vedi Google) si può avere la speranza di poter accedere a fasce di popolazione ora escluse. Ed ai messaggi pubblicitari ad essi destinati.</p>
<p>Nel futuro del Web c&#8217;è spazio solo per ciò che è strettamente indispensabile e comprensibile a chi oggi ne è escluso.</p>
<p>Se il successo o il fallimento dei prodotti commerciali è dato dal mercato,  il Web è indicato direttamente dall&#8217;utente. Se l&#8217;utente vuole qualcosa, quella cercherà e prenderà, o andrà a crearla egli stesso.  Se all&#8217;utente non è concesso di interagire<em> facilmente ed immediatamente</em> con internet continuerà a guardare la TV.</p>
<p>È davvero molto semplice.</p>
<p>Ed è  la semplicità la tendenza fondamentale del domani.</p>
<p>Siti standard, personalizzati nel messaggio ma immediatamente comprensibili nella fruizione in quanto standardizzata appaiono di immediata fruibilità.  Dopo gli anni in cui si ricorrevano le più sfrenate fantasie, creare siti con elementi standard porta ad una rete di siti facili ed intuibili, aprendosi alle grandi masse oggi escluse dal web, e con esse enormi fette di pubblicità, mirata e per un&#8217;utenza scelta.</p>
<p>Siti semplici ed immediatamente intuibili rendono possibile la trasmissione di informazioni <strong>reali</strong> direttamente alle grandi masse di cittadini oggi lobotomizzati dalle TV e che vivono in una loro realtà fantastica, cullati, rassicurati o allertati a piacere dai TG dei governi di turno.</p>
<p>I WebMaster devono puntare a un modello razionale della struttura del sito, se vogliono guadagnare più denaro on line. Evitare di ammassare funzionalità, e mostrare pochi dati ma mirati ed utili,  offrendo solo elementi rilevanti.  Siti chiari e semplici insomma, che la semplicità non abbassa il livello d&#8217;insieme. Al contrario, si sa essere semplici quando ci si prende cura dei dettagli.</p>
<p>Dopo la semplicità, c&#8217;è poi una questione di velocità.</p>
<p>Se è possibile progettare infiniti modelli di siti Internet, in realtà ne esistono solo pochi che funzionano davvero. Per tutti l&#8217;esempio di  Facebook, una piattaforma voluta da professionisti concentrati sulla velocità dell&#8217;interazione più che sulla bellezza.</p>
<p>Sempre più WebMaster capiscono l&#8217;importanza di evitare i layout fantasiosi, concentrandosi sull&#8217;organizzazione del sito, sulla sua semplicità, facilità di comprensione e velocità d&#8217;interazione, così da garantire la migliore esperienza di lettura possibile per l&#8217;utente.</p>
<p>La tecnologia ci ha mostrato nei secoli una linea di sviluppo che va dal primitivo passando per il complicato, e arrivando infine alla semplicità funzionale.  Internet si sta sviluppando nello stesso modo, ma solo più velocemente.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.andrez.cotti.biz/il-web-elementare-da-una-rete-per-lelite-a-internet-di-massa-509.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Casus belli</title>
		<link>http://www.andrez.cotti.biz/casus-belli-405.html</link>
		<comments>http://www.andrez.cotti.biz/casus-belli-405.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 11:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrez</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Cicchitto]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[Maroni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.andrez.cotti.biz/casus-belli-405.html</guid>
		<description><![CDATA[ Fabrizio Cicchitto:  &#8220;Abbiamo ricordato agli italiani la campagna di odio e di disprezzo contro Berlusconi che ha innescato una serie di reazioni a catena che hanno portato al gesto di Tartaglia, alla sua esaltazione su Facebook da parte di migliaia di estremisti&#8221;.  &#8220;Capiamo come dopo quello che è accaduto c&#8217;è chi ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/politica/giustizia-22/cicchitto-replica/lapr_17456490_01250.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 230px; height: 344px;" src="http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/politica/giustizia-22/cicchitto-replica/lapr_17456490_01250.jpg" border="0" alt="" /></a> <span style="font-weight:bold;">Fabrizio Cicchitto</span>:  &#8220;Abbiamo ricordato agli italiani la campagna di odio e di disprezzo contro Berlusconi che ha innescato una serie di reazioni a catena che hanno portato al gesto di Tartaglia, alla sua esaltazione su Facebook da parte di migliaia di estremisti&#8221;.  &#8220;Capiamo come dopo quello che è accaduto c&#8217;è chi ha la coscienza sporca ed è alla ricerca di un alibi e quindi di un altro bersaglio&#8221;.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Casus belli</span> è un&#8217;espressione latina che significa letteralmente <span style="font-weight:bold;"><span style="font-weight:bold;">è causa della guerra</span></span></p>
<p>Il termine<span style="font-weight:bold;"> casus belli</span> è usato spesso in tono ironico e sarcastico per indicare non il reale motivo di scoppio di una aspra contesa, ma solo il pretesto addotto per motivare azioni offensive da lungo tempo premeditate.</p>
<p>Il motivo che spinse la Grecia a marciare verso Troia è spesso definito un &#8220;casus belli&#8221;, così come lo fu l&#8217;assassinio di Sarajevo per la II guerra mondiale.</p>
<blockquote><p>L&#8217;assassinio dell&#8217;erede al trono dell&#8217;Impero Austro-Ungarico e della moglie produsse un grande shock in tutta Europa, e ci fu subito molta simpatia per la posizione austriaca. Il governo di Vienna vide così la possibilità di sistemare una volta e per tutte la situazione con la Serbia.</p></blockquote>
<p>Maroni ci ha informato, per il momento, che aveva già pronte &#8220;Nuove leggi per internet e cortei&#8221;, ma che tutto sommato gli serviva una situazione più aspra per riuscire a motivarle adeguatamente.<br />
Oltre ad efficaci &#8220;filtri&#8221; alla navigazione web attivati sui motori di ricerca, il ministro ci annuncia anche provvedimenti per intervenire direttamente sulle pagine che incitino alla violenza, oltre alla &#8220;<span style="font-style:italic;">regolamentazione</span>&#8221; delle manifestazioni.</p>
<p>Credo tuttavia che in questa prima fase, il peso maggiore di questa<span style="font-style:italic;"> occasione</span> verrà fatto pesare sulle minoranze interne o quasi, come Fini e Casini.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.andrez.cotti.biz/casus-belli-405.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Per un libero Wi-Fi internet; la Carta dei Cento</title>
		<link>http://www.andrez.cotti.biz/per-un-libero-wi-fi-internet-la-carta-dei-cento-373.html</link>
		<comments>http://www.andrez.cotti.biz/per-un-libero-wi-fi-internet-la-carta-dei-cento-373.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 06:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carta dei Cento]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[Wi-Fi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.andrez.cotti.biz/per-un-libero-wi-fi-internet-la-carta-dei-cento-373.html</guid>
		<description><![CDATA[
Negli Stati Uniti ed ovunque in Europa è possibile aprire il portatile e scoprire numerose disponibilità a connessioni internet wireless, free o a pagamento, ma libere e presenti.
In Italia tutto questo non esiste, come sappiamo bene. 
Non solo non esistono le reti di copertura wireless, ma si continua da anni a riproporre l&#8217;assurdo Decreto Legge [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:zaq6RAVgMp1BEM:http://bioacoustics.cse.unsw.edu.au/smart_camera_trap/i/wireless_web_access.jpg"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 113px;" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:zaq6RAVgMp1BEM:http://bioacoustics.cse.unsw.edu.au/smart_camera_trap/i/wireless_web_access.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Negli Stati Uniti ed ovunque in Europa è possibile aprire il portatile e scoprire numerose disponibilità a connessioni internet wireless, free o a pagamento, ma libere e presenti.</p>
<p>In Italia tutto questo non esiste, come sappiamo bene. </p>
<p>Non solo non esistono le reti di copertura wireless, ma si continua da anni a riproporre l&#8217;assurdo Decreto Legge che impone l&#8217;identificazione con Carta d&#8217;Identità a chi si connette in rete. <br />Il Decreto restrittivo, presente solo in Italia, voluto dal 2° governo Berlusconi nel 2005 (e confermato dal governo Prodi) ha mostrato effetti disastrosi sulla comunicazione on line in Italia, difatti obbligando i fornitori pubblici di Internet a identificare con la carta d&#8217;identità chi intenda usare la sua connessione, di fatto si uccide il Wi-Fi.</p>
<p>Il Decreto verrà ripresentato in Parlamento il prossimo dicembre e, per la prima volta, è sorto un comitato di società civile e di politica, la <span style="font-weight:bold;">Carta dei Cento</span>, che si muove per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica prima che a dicembre il consueto decreto Milleproroghe ammazzi la Rete senza fili per un altro anno. </p>
<p>La <span style="font-weight:bold;">Carta dei Cento</span> per il libero Wi-Fi per la prima volta chiede al governo e al Parlamento di emancipare Internet da quella norma antistorica, che penalizza ulteriormente il nostro Paese così arretrato e sottosviluppato nella connessione al Web rispetto al resto d&#8217;Europa. </p>
<p>Diamo spazio nei nostri Blog e nei Social a questa iniziativa!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.andrez.cotti.biz/per-un-libero-wi-fi-internet-la-carta-dei-cento-373.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Padre Giorgio Butterini : censura internet come in Cina?</title>
		<link>http://www.andrez.cotti.biz/padre-giorgio-butterini-censura-internet-come-in-cina-297.html</link>
		<comments>http://www.andrez.cotti.biz/padre-giorgio-butterini-censura-internet-come-in-cina-297.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 05:51:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[Padre Giorgio Butterini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.andrez.cotti.biz/padre-giorgio-butterini-censura-internet-come-in-cina-297.html</guid>
		<description><![CDATA[Vorrei evidenziare un messaggio che un noto religioso, padre Giorgio Butterini del convento dei cappuccini di Trento, ha diffuso, e nel quale critica il governo Berlusconi poichè secondo lui &#8211; &#8220;si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l&#8217;informazione libera che viaggia in rete e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei evidenziare un messaggio che un noto religioso, padre Giorgio Butterini del convento dei cappuccini di Trento, ha diffuso, e nel quale critica il governo Berlusconi poichè secondo lui &#8211; &#8220;si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l&#8217;informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese e&#8217; ormai l&#8217;unica fonte informativa non censurata&#8221;.</p>
<p>&#8220;Censura su Internet&#8221;<br />Si legge nel messaggio:<br />- &#8220;l&#8217;attacco finale alla democrazia e&#8217; iniziato. Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete internet per metterla sotto controllo.<br />- Secondo il pacchetto sicurezza approvato in Senato se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo.<br />- Il ministro dell&#8217;interno, in seguito a comunicazione dell&#8217;autorita&#8217; giudiziaria, puo&#8217; disporre con proprio decreto l&#8217;interruzione della attivita&#8217; del blogger, ordinando ai fornitori di connettivita&#8217; alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L&#8217;attivita&#8217; di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l&#8217;istigazione a delinquere e per l&#8217;apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l&#8217;istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all&#8217;odio fra le classi sociali&#8221;.</p>
<p>Padre Butterini si pone un interrogativo: &#8220;Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la casta con questa legge?&#8221;.</p>
<p>Il cappuccino di Trento conclude cosi:<br />- &#8220;Obama ha vinto le elezioni grazie ad Internet. Chi non puo&#8217; farlo pensa bene di censurarlo e di far diventare l&#8217;Italia come la Cina e la Birmania. Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati Beppe Grillo dalle colonne del suo blog e la rivista specializzata Punto Informatico. Fate girare questa notizia il piu&#8217; possibile. E&#8217; ora di svegliare le coscienze addormentate degli italiani. E&#8217; in gioco davvero la democrazia!!!&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.andrez.cotti.biz/padre-giorgio-butterini-censura-internet-come-in-cina-297.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
