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	<title>Blog di Andrez &#187; Crisi economica</title>
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	<description>Riflessioni ed osservazioni sulla società e l&#039;impegno civile</description>
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		<title>Onora la faccia del vecchio</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 08:46:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Del Grosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; scritto nel Levitico &#8220;Onora la faccia del vecchio&#8221;, ma loro sono tornati in piazza più arrabbiati e nervosi di un anno fa per sputargli in faccia. E con mille ragioni, perché non si prende così in giro una generazione. Perché è giusto onorare la faccia del vecchio, &#8220;la faccia del vecchio è un bene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-7872" src="http://www.andrez.cotti.biz/wp-content/uploads/2011/10/BERLUSCONI-TRUCCO.jpg" alt="" width="500" height="333" />E&#8217; scritto nel Levitico &#8220;Onora la faccia del vecchio&#8221;, ma loro sono  tornati in piazza più arrabbiati e nervosi di un anno fa per sputargli  in faccia. E con mille ragioni, perché non si prende così in giro una  generazione.</p>
<p>Perché è giusto onorare la faccia del vecchio, &#8220;la faccia  del vecchio è un bene per il gruppo&#8221; diceva Hillman, ma deve essere la  sua, quella vera, non una maschera di cerone sormontata da un tappeto di  peli di topo. <em></em></p>
<p><em>Absit iniuria verbis</em>, va detto senza ironia,  perché queste facce grottesche di vecchi sono ormai un esercito di  cloni: tutta la cultura occidentale è ripiegata sul mito della  giovinezza, quella che è solo una fase della vita umana deve essere  stiracchiata con cosmetici, palestre e chirurgia estetica per coprirla  tutta. Le altre età sono inutili: se il mercato è l&#8217;unico riferimento  delle vite umane, allora l&#8217;imperativo è essere biologicamente forti,  economicamente produttivi ed esteticamenti belli. Cioè giovani. Cioè  funzionali al mercato per produrre, ma ancora di più per consumare: i  vecchi vanno a letto con un brodino, sono i giovani che ingrassano i <em>brand</em> e la società dello spettacolo.</p>
<p>E allora occorre ringiovanire i vecchi,  poco importa se il risultato è grottesco, basta guardare il più degno  rappresentante della gerontocrazia farlocca, il tizio presidente del  consiglio. Ma quest&#8217;operazione di adulterazione della gioventù significa  anche mortificazione della vera gioventù: i gerontogiovanotti al potere  non hanno nessun interesse a coltivare la gioventù doc, cioè educarla e  istruirla per prepararla alla vita. Non ha importanza se le università  sono allo sbando e le agenzie di rating le bocciano, se le scuole sono  fatiscenti e bisogna portarsi da casa la carta igienica. Chi si deve  formare?</p>
<p>Tra poco andremo in pensione ad 80 anni, i giovani possono  restare parcheggiati nel limbo del consumo di IPhone, magliette griffate  e Tv imbecille. Ignoranti e intontiti perché è saltato l&#8217;ordine  naturale che snodava la vita umana in fasi progressive, ciascuna con la  sua missione: quella della gioventù di apprendere per poi essere in  grado di agire, quella della maturità di agire per poi essere in grado  di insegnare e quella della vecchiaia per insegnare per essere in grado  di guardare in faccia la morte senza il rimpianto di non avere lasciato  alcuna eredità.</p>
<p>Ma il mercato con la sua voracità ha preteso di dilatare  l&#8217;età dell&#8217;uomo più funzionale ai suoi interessi e ha mischiato le  carte: tutti giovani, quindi nessuno veramente giovane e quindi  meritevole delle cure e tutele che una società sana destina ai suoi  figli: non poteva funzionare e quindi ora sono giustamente arrabbiati. E  sono doppiamente infuriati perché hanno subodorato che si sta  organizzando sulla loro pelle l&#8217;ennesima beffa: quella di metterli  contro i veri vecchi, i lavoratori, pensionati, i rimasti disoccupati, i  cassintegrati, quelli che non partecipano alla farsa grottesca dei  ceroni e dei tappeti di peli di topo in testa, i vecchi che non guardano  lo specchio magico che trasforma un vecchio rincoglionito nel più bello  del reame con undici oche fuori della porta.</p>
<p>E perciò bloccano  indignati le strade perché non ci credono alla favola che mettere mano  ai diritti del lavoro è cosa buona e giusta per il loro bene, per  offrirgli opportunità. Rimettere al centro i beni pubblici offre loro  opportunità, sottrarre al mercato la loro gioventù per restituirla alla  sua naturale funzione: studiare per apprendere come fare di questo mondo  un posto decente.</p>
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		<title>Per rispetto delle vittime di Barletta</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 15:13:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Del Grosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
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		<description><![CDATA[Stia zitto, Cavaliere Berlusconi, almeno oggi avrebbe dovuto tapparsi la bocca o dire invece qualche parola di pietà per le donne morte a Barletta, al posto delle Sue solite battute passibili di censura anche nel più infimo bar di un quartiere malfamato. Si chiamavano Giovanna, Antonella, Matilde, Tina e Maria, non Ruby, Nicol, Noemi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-7858" src="http://www.andrez.cotti.biz/wp-content/uploads/2011/10/VITTIME-BARLETTA.jpg" alt="" width="420" height="280" />Stia zitto, Cavaliere Berlusconi, almeno oggi avrebbe dovuto tapparsi  la bocca o dire invece qualche parola di pietà per le donne morte a  Barletta, al posto delle Sue solite battute passibili di censura anche  nel più infimo bar di un quartiere malfamato.</p>
<p>Si chiamavano Giovanna,  Antonella, Matilde, Tina e Maria, non Ruby, Nicol, Noemi e Terry, donne  che non frequentavano la sua &#8220;agenzia di collocamento&#8221;, per usare  un&#8217;espressione della De Nicolò, che apre le porte o alla televisione o  al parlamento, in subordine ad un consiglio regionale.</p>
<p>Perciò sono  finite lì, in quella palazzina pericolante, a lavorare per 4 euro  all&#8217;ora, anzi, 3,95, pensi, ci sono posti dove si raschiano anche i  centesimi dalla miseria, non so se mi spiego, Cavaliere, Lei ha fatto  cifra tonda quando si trattava di aiutare Tarantini, non si può far  caso a 5 centesimi se la somma è 500.000 euro, è ridicolo, ma qui si  trattava di 4 miseri, sporchi euro, fuori dalle sue ville si contano  anche i centesimi.</p>
<p>Si chiuda quella boccaccia che sa parlare solo  di gnocche almeno in questi giorni di lutto. Sarebbe meglio per sempre,  ma è inutile combattere contro la Sua coazione all&#8217;indecenza e alla  volgarità che oramai anche la nostra razza padrona trova vomitevole, Lei  l&#8217;ha tanto traumatizzata che si è dimenticata di come La applaudiva e  rideva alle Sue barzellette fino a l&#8217;altro ieri, si può dire, e Le dava  credito e La adulava e Le si inchinava.</p>
<p>Stupida razza padrona che solo  ora si accorge di avere firmato una cambiale in bianco ad un tiranno  fuori di testa in cambio della libertà di fare un po&#8217; come gli pareva  con le leggi, le tasse e i diritti dei lavoratori. Di più: con le vite  dei lavoratori. E adesso non sa come liberarsene. Ma ben arrivata anche  la tua risipiscenza, vil razza padrona, l&#8217;Italia è sull&#8217;orlo di un  baratro e forse ha già un piede proteso nel vuoto, c&#8217;è bisogno che anche  tu faccia la tua parte, purché ti decida a fare i conti con te stessa:  perché un tiranno non è mai l&#8217;unico reggitore di un sistema, sta sempre  al centro di un blocco di potere e di consenso, liquidato lui non ne  deriva necessariamente che il sistema cambi, anzi, nella storia questa è  l&#8217;eccezione, non la regola.</p>
<p>E invece qui non si tratta solo di mandare  via a pedate nel sedere un buffone che intrattiene i capi di Stato nei  consessi internazionali con le barzellette, si tratta di ricostruire  l&#8217;Italia, si tratta di ricucire l&#8217;unità della nazione su valori  condivisi, e non lo si può fare continuando ad umiliare e vessare quelli  che dovranno essere i principali artefici della ricostruzione, quelli  che sono i più: i lavoratori, i disoccupati e i precari. E le donne,  quelle che stanno vivendo più acutamente sulla propria pelle gli effetti  della crisi.</p>
<p>Non gli si potrà chiedere di mettersi a disposizione per  risollevare il Paese dall&#8217;abisso in cui è precipitato pagandoli 4 euro  l&#8217;ora senza contratto e con il rischio di rimetterci la pelle. Perciò se  voi che sedete nei consigli di amministrazione delle imprese e guardate  sgomenti i tonfi dello spread vi illudete di cambiare solo il cavallo e  non anche le regole della corsa siete fuori strada, questo Paese non  accetterà di salvare le vostre imprese senza avere in cambio lavoro,  dignità e diritti.</p>
<p>Taccia, Cavaliere Berlusconi, per rispetto  delle vittime di Barletta, ma non solo Lei: c&#8217;è un&#8217;intera classe  dirigente che deve farsi l&#8217;esame di coscienza e decidere se cambiare  pelle.</p>
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		<title>Il PD a Bari tra economia e lavoro</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 17:49:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Del Grosso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-7761" src="http://www.andrez.cotti.biz/wp-content/uploads/2011/09/FESTA-DEL-LAVORO-PD.jpg" alt="" width="130" height="130" />C&#8217;ero anch&#8217;io a Bari alla Festa Nazionale dell&#8217;Economia e del Lavoro  del PD, sono partita dal mio Abruzzo, che non è tanto lontano, ma  neanche tanto vicino, mossa da un&#8217;aspettativa: che lì si sarebbero dette  parole nuove, ma anche qualcuna dimenticata che però serve ancora. Che  lì si sarebbe parlato di temi concreti, di programmi, di governo della  crisi come facciamo da mesi, ma su uno sfondo diverso. Perché negli  ultimi due mesi la storia ha premuto l&#8217;acceleratore e la sua furia ha  rotto lo scenario paludato dell&#8217;egemonia culturale del liberismo senza  leggi e senza regole e a Bari non c&#8217;era nessuno, nè tra il pubblico, nè  tra i relatori che non guardasse a quel fondale sbrecciato e scolorito  per capire come dipingerne uno nuovo. Neanche chi proveniva da una  formazione culturale più moderata ha potuto fare a meno di sottolineare  che questi due ultimi mesi sono stati i più lunghi di almeno gli ultimi  tre decenni, se non li misuri con il calendario, ma conti gli strappi e i  maldestri rattoppi su un paradigma strutturale e culturale ormai liso e  sbiadito. E con la consapevolezza che siamo all&#8217;inizio di una nuova  era, non succede tanto spesso, accade a distanza di secoli. E ogni era  ha le sue parole d&#8217;ordine: i marxisti, che non sono brutta gente, non  girano con i fucili e le bombe, fanno analisi e scrivono libri, una roba  nè cruenta, nè blasfema,  chiamano queste parole d&#8217;ordine &#8220;egemonia  culturale&#8221;: fin tanto che non scoppiano le contraddizioni di determinati  rapporti economici e sociali il paradigma culturale è quello, ne sono  succubi tutti, cadono nella rete anche le forze di opposizione al  sistema o urlano impotenti. Lo spiega bene Bauman, nel medioevo il  modello si reggeva sulla metafora del &#8220;guardiacaccia&#8221;: una società  immobile, ciascuno legato al suo ruolo e l&#8217;autorità &#8220;guardiacaccia&#8221; che  esercitava il controllo e la repressione delle deviazioni. Poi la  modernità e l&#8217;uomo si riscoprì &#8220;giardiniere&#8221;: visioni del mondo da  inventare, Stati da organizzare e patti sociali da stringere. Poi la  fine delle ideologie e l&#8217;uomo si ritrovò solo a dover combattere per  cercare un posto al sole senza poter contare su reti di protezione o  istituzioni a tutela dei diritti: il mercato è una giungla e se vuoi  sopravvivere devi trasformarti in &#8220;cacciatore&#8221;, vinca non il migliore,  non c&#8217;è nessuna regola a decretare chi lo è, vinca il più forte. E  questo era lo scenario fino a pochi mesi fa in Italia e in tutto il  mondo occidentale, una cultura corsara refrattaria a pensarsi collettiva  e solidale, permeata di mercato in tutti gli angoli della vita, anche  negli affetti, nelle passioni, nell&#8217;intimità. Con chi le fai le  battaglie per i diritti, con i &#8220;cacciatori&#8221;? I cacciatori non si  uniscono, sono solitari e sparano. Ma con buona pace di Fukuyama che  aveva decretato la fine della storia, alla storia non c&#8217;è mai fine, la  storia si stufa, il che è una maniera un po&#8217; più colorita di dire come  fanno i marxisti che &#8220;scoppiano le contraddizioni&#8221;. E gli uomini ci  ripensano, prima si guardano intorno spaesati e poi iniziano a cambiare  pelle. E a Bari di questo si è discusso, non solo di ricette  pragmatiche, di alleanze elettorali e disegni di leggi. Si è discusso di  nuovi scenari e nuovi attori, valeva la pena sentire il moderato Enrico  Letta dire che bisogna ripensare alcune nostre analisi e dare qualche  colpo di acceleratore, il &#8220;cacciatore&#8221; sta cambiando pelle ed è compito  di una grande forza progressista come il PD guidare questa &#8220;muta&#8221;.</p>
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		<title>Quello che Bonanni non vede</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 14:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Del Grosso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Immaginiamo Napoleone a Waterloo, sulla collina, che guarda il campo di battaglia. Gli eserciti schierati: cavalieri, fanti, armi, vessilli &#8230; All&#8217;improvviso tutto sparisce dietro una cortina di nebbia che quando si dissipa lascia una landa deserta, qualche albero, cespugli e zolle di terra. O Scipione l&#8217;Africano a Zama: uno sferragliare di lance, scudi e spade [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-7559" src="http://www.andrez.cotti.biz/wp-content/uploads/2011/09/BONANNI.jpg" alt="" width="436" height="230" />Immaginiamo Napoleone a Waterloo, sulla collina, che guarda il campo di  battaglia. Gli eserciti schierati: cavalieri, fanti, armi, vessilli &#8230;</p>
<p>All&#8217;improvviso tutto sparisce dietro una cortina di nebbia che quando  si dissipa lascia una landa deserta, qualche albero, cespugli e zolle di  terra. O Scipione l&#8217;Africano a Zama: uno sferragliare di lance, scudi e  spade di romani, numidi berberi e cartagenesi che si dissolvono uno ad  uno come fantasmi e lo lasciano solo.</p>
<p>Immaginiamo insomma che ad un  condottiero gli freghino sotto gli occhi i campi di battaglia, i luoghi  di scontro, l&#8217;agone. Gira il cavallo e torna al suo privato. Tutti  tornano al loro privato, anche se ci sono robe per cui combattere:  l&#8217;equità, la democrazia, la giustizia &#8230; Ma non ci sono più i posti  dove farlo. Ce li ha fregati sotto gli occhi la globalizzazione  finanziaria, li ha spostati in luoghi irragiungibili, in non-luoghi dove  non si muovono le persone, ma ticchettano i clic delle tastiere e ad  ogni clic una massa di denaro si sposta e mentre lo fa si ingrassa.</p>
<p>E  noi moderni napoleoni e scipioni globalizzati e scontenti che non  abbiamo più una faccia con cui prendercela, e rivorresti il sciur padrun  che tanto detestavi, ma che almeno ti dava la soddisfazione di  incazzarsi quando gli mollavi uno sciopero. Questo dice il pensiero  debole che ha attecchito per tanto tempo anche a sinistra: l&#8217;accordo  farà pure schifo, ma le regole non le fa Marchionne, le fa il mondo. Ma  forse no. Non siamo ancora diventati segnali elettronici, l&#8217;evoluzione  della specie non è ancora arrivata a questo, siamo ancora corpi. E i  corpi si cercano, si aggregano, fanno massa critica. E la  globalizzazione finanziaria ha bisogno dei corpi, pensiamoci bene, non è  che spara solo clic.</p>
<p>Ha bisogno di nodi, di luoghi dove si concentrano  le infrastrutture, dove proliferano i servizi, dove affluiscono  immigrati. Ha bisogno di città dove si ammassano corpi che lavorano per  lei, chi fa manager o l&#8217;analista finanziario e chi raccoglie i rifiuti o  cambia il pannolone ai vecchi. Ha bisogno di campagne da coltivare e di  far riempire cassette di pomodori e di chi schiavizza questa manodopera  e guadagna anche 5000 euro al giorno e di chi si spezza la schiena  sotto il sole. E Bonanni che crede o vuol credere che gli hanno fregato  l&#8217;agone sotto gli occhi e che è demenziale non volersi arrendere alle  logiche dei mercati dovrebbe strizzare un po&#8217; gli occhi: il campo di  battaglia è ancora lì, nelle fabbriche, nelle città e nelle campagne,  dove molti sono sempre più emarginati e pochi sempre più ricchi.</p>
<p>Dovrebbe guardare i luoghi, Bonanni, tutti dovremmo tornare a guardare i  luoghi  dove c&#8217;è sudore, polvere, miserie e angoscia per il futuro. Il  mercato è un&#8217;astrazione, caro Bonanni, non lo puoi assumere come reale;  ha tentato il suo ultimo salto metafisico, la globalizzazione, il  governo da un non-luogo diffuso, ma ha fallito, e ha fallito due volte:  la prima è sotto gli occhi di tutti, la recessione è alle porte; la  seconda è che pensava di potere fare a meno dei luoghi e fregarci la  trincea. E invece noi siamo pronti a ripartire da lì, con buona pace di  Bonanni e dei profeti della mano invisibile del mercato.</p>
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		<title>Cronache di Merdia</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 07:24:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Del Grosso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stamattina ho aperto  l&#8217;armadio per prendere un vestito e sono stata risucchiata dal caos del mancato cambio stagioni di almeno due lustri. Perciò mi sono ritrovata in un uno bizzarro universo parallelo, il reame di Merdia, una dimensione da cui si esce solo con una manovra da 45 miliardi, solo che non la sanno fare. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-7547" src="http://www.andrez.cotti.biz/wp-content/uploads/2011/09/berlusconi-cesare1.jpg" alt="" width="270" height="370" />Stamattina ho aperto  l&#8217;armadio per prendere un vestito e sono stata  risucchiata dal caos del mancato cambio stagioni di almeno due lustri.  Perciò mi sono ritrovata in un uno bizzarro universo parallelo, il reame  di Merdia, una dimensione da cui si esce solo con una manovra da 45  miliardi, solo che non la sanno fare. E allora sono condannata a  rimanere qui, così imparo a tenere in ordine gli armadi. Però neanche  qui li sanno tenere tanto in ordine, specialmente il capo del governo,  mette gli scheletri alla rinfusa e quelli ogni tanto rotolano fuori. E  allora lui si incazza e dice stupito al telefono &#8220;Questo è un Paese di  merda&#8221; e gli altri si complimentano: &#8220;Bravo, Presidente, sono 20 anni  che ci sta lavorando, visto che bel capolavoro le è riuscito? Onore al  merito&#8221; Però si capisce che non è soddisfatto, c&#8217;è tanta povera gente  che muore negli alloggi impropri dove si è rifugiata dopo avere subito  uno sfratto, l&#8217;ultimo un povero cristo di Ciriè, vicino Torino, che  dormiva in una Punto con la sorella, ma è ancora poca: perciò mette  nella manovra un bel po&#8217; di tagli agli enti locali così non c&#8217;è modo di  fare assistenza sociale e questi disgraziati crepano tutti.</p>
<p>Me ne  vorrei andare di qui, c&#8217;è un tanfo insopportabile che esce dalla casa  del capo del governo, l&#8217;ha sentito pure lui, non è un&#8217;impressione mia,  ma c&#8217;è un incantesimo che impedisce di fare la manovra. Cioè, fanno una  manovra di Merdia, ma un mago ha fatto una magia per cui si scordano che  l&#8217;hanno fatta e ogni giorno devono ricominciare da capo. Un po&#8217; lo  fanno pure apposta, serve a cercare di spiazzare l&#8217;opposizione che non  fa in tempo a criticarla che già ne hanno fatta un&#8217;altra. E&#8217; una tattica  geniale per non fare parlare l&#8217;opposizione.</p>
<p>Ma dov&#8217;è finito il  mio armadio? Mi ci devo assolutamente ributtare dentro, qui a Merdia il  capo del governo telefona a brutti ceffi e pure latitanti che gli dicono  che non c&#8217;è una donna che si rifiuti di andare con lui gratis: ecco,  gli  mettono queste strane idee in testa e non vorrei che lo incontro e  mi tocca spiegargli che io no, mi dispiace, ma vengo da un&#8217;altra  dimensione, non sapevo che il mio armadio era uno stargate e sono  capitata qui per caso. Però c&#8217;è da dire che è di buon cuore: dà  centinaia di migliaia di euro a tutti i bisognosi, basta che siano  ricattatori, papponi e faccendieri, agli onesti inceve no, quelli  evidentemente se la sanno cavare da soli.</p>
<p>Sono preoccupata, il  capo dell&#8217;opposizione ha detto sconsolato che non sa cosa succederà la  prossima settimana, aiuto, voglio tornare a casa, qui sto vedendo cose  che voi umani non potete nemmeno immaginare. Per esempio c&#8217;è un paese  qui a Merdia, si chiama Merdò, dove ci sono brutti ceffi che reclutano  gli extracomunitari: li fanno lavorare ore ed ore sotto il sole per  riempire casse di pomodori, li fanno dormire in baracche uno sopra  all&#8217;altro e poi li pagano pochi euro. E se qualcuno fiata lo massacrano  di botte. Da noi queste robe succedevano all&#8217;inizio del Novecento, qui  accadono ancora. Forse sarà per questo che con raro senso  dell&#8217;autocritica il tizio che governa Merdia da 20 anni ha detto che è  un Paese di merda.</p>
<p>Qualcuno mi venga a prendere, qui non ci si può  proprio stare, hanno anche un altro brutto vizio: gli imprenditori  invece di occuparsi degli affari delle loro aziende si sono messi in  mente di fare politica. Appena avvertono che al governo non c&#8217;è nessuno  capace di fare i loro interessi scendono in campo come una squadra di  calcio. Questo che governa adesso l&#8217;ha fatto 20 anni fa per farsi gli  affaracci suoi, ma adesso è completamente fuori di testa e allora gli  altri stanno scaldando i muscoli ad un altro imprenditore un po&#8217; più  decente. Ed è proprio una malattia endemica! Ogni tanto qualcuno va ad  un convegno, ascolta uno che dice robe un po&#8217; più sensate del tizio che  governa ed esclama:&#8221;Grandioso! Io questo qui lo candiderei subito!&#8221;  Specialmente se ha un nome olezzante e quindi ritenuto efficace per  arieggiare il tanfo di Merdia. Veramente la regola sarebbe che chi sta  al governo deve fare gli interessi generali, ma qui a Merdia sono  incappati in un equivoco: pensano che l&#8217;interesse delle aziende sia  l&#8217;interesse generale.</p>
<p>No, qui è proprio un manicomio, pensate che  c&#8217;è un altro tizio che sta al governo pure lui che vuole fare la  secessione da Merdia e nessuno gli dice: &#8220;Incomincia ad andartene dal  governo, se vuoi fare la secessione da te stesso?&#8221;</p>
<p>No, qui le cose  sono tutte sottosopra, devo assolutamte trovare il modo di ritrovare il  mio armadio. Ma adesso basta a parlare di me: voi lì come ve la  passate?</p>
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		<title>Ode al Nulla</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Aug 2011 04:13:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Del Grosso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-7493" src="http://www.andrez.cotti.biz/wp-content/uploads/2011/08/VELTRONI.jpg" alt="" width="280" height="327" />Purtroppo esistono due tipi di <em>nulla</em>. Il primo che pensò al <em>nulla</em> fu Parmenide e se il pensiero occidentale si fosse fermato a quella definizione sarebbe stato meglio. Il <em>non essere</em> non è. Punto. Non si può pensare e non se ne può neanche parlare. Ma poi arrivò Platone e disse che anche il <em>non essere</em> esiste: è il <em>non essere</em> quella cosa, ma un&#8217;altra, è <em>alterità</em>. Quindi il mondo è pieno di <em>non essere</em>. Siccome Platone non poteva sapere dell&#8217;esistenza futura di Veltroni commise il grave errore di legittimare il <em>nulla</em> in quanto <em>alterità</em>. Ed è grazie a questa confusione che abbiamo potuto leggere quel capolavoro del <em>nulla</em> che è la lettera pubblicata su Repubblica. Che ha come unica  giustificazione la pretesa di rappresentare la nozione platonica di <em>alterità</em>:  voler essere altro dal PD. E&#8217; una vocazione irrefrenabile, una missione  a cui non si può sottrarre specialmente ogniqualvolta il gruppo  dirigente del PD affronta un passaggio cruciale: sono quelli i momenti  in cui Veltroni accelera la produzione di <em>nulla</em> e ne spara raffiche alla perduta. Però su una cosa dobbiamo dare ragione a Platone: il <em>nulla</em> essendo <em>alterità</em> sommerge il mondo, è l&#8217;<em>essere</em> che è solitario, il <em>nulla</em> trova tanta compagnia. E infatti il <em>nulla</em> di Veltroni è la degna sponda del <em>nulla</em> di Montezemolo. Quello di Montezemolo è un altro tipo di <em>nulla, </em>il più pernicioso, è il tentacolo italiano della finanza globale che tanta di ridurre a <em>nulla</em> la politica: tassate pure noi ricchi, ma in cambio distruggete il  welfare, le tutele del lavoro, lo Stato: una volta lo facciamo il  sacrificio, se no qui se ne va tutto a puttane, ma non mettetevi in  testa che siamo disposti a finanziarvi tutte queste robe qui in eterno.  Sintesi: prosciugate lo Stato, riducete al <em>nulla</em> la politica. Poche regole, il meno possibile, per permettere alla finanza di vagare a piacimento e lievitare anch&#8217;essa sul <em>nulla</em>,  svincolata dall&#8217;economia reale. Uno Stato striminzito e ridotto  all&#8217;osso per togliere ossigeno alla politica, per toglierle la sostanza  da maneggiare. Ma i <em>nulla</em> hanno bisogno di sponde, cercano appigli per sostenersi, se no se ne volano come palloncini. Se un <em>nulla</em> chiama un altro <em>nulla</em> risponde: sto qua, Montezemolo, ho perso il congresso, mi stavo  preparando al regolamento di conti dopo le amministrative (ma non ci  sono stati conti da regolare, però) e già, io sono ancora qua. A citare  per l&#8217;ennesima volta Olof Palme (e peccato che stavolta non posso  parlare di Malcom X e Kennedy se no mi sparano) e ad elencare una serie  di robe di cui parlano tutti, quindi ci stanno benissimo nel <em>nulla</em> e così anche questa volta ce l&#8217;ho fatta a non dire niente. La rinuncia  all&#8217;idea che lo Stato debba fare tutto &#8230;.. la fine dell&#8217;occupazione  partitica della RAI &#8230;&#8230;. Giustizia più rapida &#8230;&#8230;. Un catalogo di  cose da fare che possono andare bene ad un ampio spettro politico: dette  così, aeree e schiumose, di sicuro piacciono a Montezemolo. E&#8217; facile  andare bene a Montezemolo, basta che invece che di politica gli parli di  buona amministrazione. Che di questi tempi senza progetto e senza  orizzonte è quella che vogliono far passare per politica, e invece è  solo la sorella povera, quella che esegue, quella che fa i compitini  dettati dal pensiero politico. Quella che se non ha la guida ferma e  sicura della politica arraffazzona un pantheon di miti mischiati alla  rinfusa che vanno da Kennedy ad Occhetto e ci imbastisce una poesiola.</p>
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		<title>La partita tra Politica e Finanza</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 07:20:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Del Grosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro & sindacati]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-7423" src="http://www.andrez.cotti.biz/wp-content/uploads/2011/08/PIAZZA-AFFARI.jpg" alt="" width="500" height="351" />Gentile Dott. Turani, lei riassume <a href="http://notizie.tiscali.it/opinioni/Turani/1777/articoli/C-la-crisi-mondiale-E-allora-in-Europa-e-in-Italia-ecco-la-soluzione-una-nuova-tassa.html">qui</a> (ecco, metto il link per chi non avesse letto) in poche parole un  quadro dell&#8217;economia fosco (tanto quando la situazione è questa non  occorrono tante frasi: basta dire che è un casino) e poi lamenta che in  Europa non c&#8217;è nessuno alla consolle che si faccia venire qualche buona  idea per portarci fuori pericolo stagnazione, o, peggio, recessione.</p>
<p>Quanto all&#8217;Italia, è meglio che non ne parliamo: ce ne sono pure troppi,  ma sono tutti ubriachi. Ma torniamo all&#8217;Europa: secondo Lei questa  riscoperta della <em>Tobin Tax</em> è una boiata colossale, e comunque  Lei ce l&#8217;ha proprio con le tasse. Per Lei è una questione di tagli allo  Stato, non di tasse, dico bene?</p>
<p>E allora mettiamola così: si sta  giocando da qualche decennio un campionato tra politica e finanza e  questa è la finale o al massimo la semifinale. Se ne sono accorti tutti,  pure la casalinga di Voghera: il Sole 24 Ore ha pubblicato un  sondaggio, alla domanda &#8220;Da chi devono arrivare le risposte alla crisi?  (Insomma, chi comanda?)&#8221;,   l&#8217;83,67% ha risposto &#8220;i mercati&#8221; e il restante  misero, striminzito 16,33% &#8220;la politica&#8221;. Chi vince il campionato  guiderà il processo storico almeno per i prossimi cento anni e la  finanza è data alle scommesse 5 a 1.</p>
<p>Non sta arbitrando nessuno, è una  partita senza regole se non quella del più forte: l&#8217;arbitro non serve,  se interviene si prende una botta in testa. Sugli spalti le persone, la  curva sud è quella dei popoli affamati e degli strati deboli  dell&#8217;occidente e si affolla sempre di più, affluisce anche il ceto  medio: presto incominceranno a partire i razzi e molti si faranno male.  Lo Stato serve a questi qui, Dott. Turani, a questi non serve la  detassazione, servono servizi, reti di sicurezza, protezione sociale. E  hanno bisogno che qualcuno paghi le tasse per fornirgli tutte queste  robe.</p>
<p>Quindi mi pare chiaro, Dott. Turani, in che squadra sta giocando: è  la finanza che vuole meno politica e meno regole per riempire i suoi  forzieri e svuotarli a pioggia dove i capitali sono meglio remunerati,  senza che ci sia la politica a dirigere il traffico. La politica deve  essere ridotta a gestione di condominio, mera amministrazione, si è  rotto l&#8217;autoclave, lo facciamo riparare. Se ci sono i soldi:  dimenticavo, bisogna fare i conti con la detassazione.</p>
<p>E così man mano  che si gioca la partita, diventa chiaro che quelle che potrebbero  sembrare fisime di questo pseudo governo rientrano in un disegno: la  modifica dell&#8217;art. 41 della Costituzione e il principio che l&#8217;iniziativa  privata non può svolgersi in contrasto con l&#8217;utilità sociale non  c&#8217;entra niente con il debito pubblico, ma c&#8217;entra molto con l&#8217;interesse  della finanza: i soldi devono andare dove gli pare e piace, mica  l&#8217;utilità sociale può stare a rompere i cosiddetti!</p>
<p>Bene, Dott. Turani,  continui a giocare con la squadra della finanza. Ma non si lamenti se la  curva sud non fa il tifo per la la sua squadra, ma per quella della  politica. E nemmeno se dovesse perdere la pazienza e fare invesione di  campo: state facendo troppi falli.</p>
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		<title>Se un miliardario vuole pagare più tasse</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Aug 2011 07:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Del Grosso</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>

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		<description><![CDATA[Purtroppo è vero che la mamma dei cretini è sempre incinta, ma meno male che ogni tanto si dà da fare anche quella degli intelligenti. Sarebbe meglio se si decidesse ad essere un po&#8217; più prolifica, ma lei dice che è una questione di qualità, non di quantità. E&#8217; così ha messo al mondo Warren [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-7406" src="http://www.andrez.cotti.biz/wp-content/uploads/2011/08/warren-buffett-dollars1.jpg" alt="" width="380" height="400" />Purtroppo è vero che la mamma dei cretini è sempre incinta, ma meno  male che ogni tanto si dà da fare anche quella degli intelligenti.  Sarebbe meglio se si decidesse ad essere un po&#8217; più prolifica, ma lei  dice che è una questione di qualità, non di quantità. E&#8217; così ha messo  al mondo Warren Buffet, un tizio ricco sfondato, si dice il terzo uomo  più ricco del mondo, uno di quelli che se ti chiedono di immaginarlo te  lo figuri sul trampolino di una piscina piena fino all&#8217;orlo di dollari  come Paperon de Paperoni. Però se ci pensi riempire di dollari una  piscina è una roba abbastanza stupida e quindi lui invece di fare questa  fesseria preferisce rilasciare dichiarazioni intelligenti ad uso e  consumo dei cretini. Tipo questa qui: &#8220;”Ho lavorato con investitori per  60 anni e devo ancora vedere qualcuno  rinunciare ad un buon  investimento per paura delle tasse che dovrà  pagare sui guadagni. La  gente investe denaro per guadagnare altro  denaro, e il conseguente,  potenziale carico fiscale non l’ha mai  spaventata”. E come al solito  alla base dell&#8217;intelligenza c&#8217;è sempre una solida tensione morale:  “Mentre i poveri e la classe media lotta per noi in Afghanistan e molti   americani fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, noi   multimilionari continuiamo ad avere straordinari sgravi fiscali”.  Quindi, di fronte ad una catastrofe che richiede sacrifici condivisi, si  devono chiedere a quelli a cui pesano meno, e poco male se il livello  dei dollari nella piscina si abbassa, ne rimangono sempre abbastanza per  sbizzarrirsi con i tuffi. Se chiedi sacrifici ai poveri invece quelli  si vanno a buttare dai ponti. Non è un bolscevico Warren Buffet, è solo  uno abbastanza sveglio da ricordarsi i film che ha visto. E dovrebbero  saperlo tutti che questo film già è andato nelle migliori sale, per la  precisione nel &#8217;29. E anche allora c&#8217;era la mamma dei cretini sempre in  sala parto e quella degli intelligenti che metteva al mondo qualche  mente ben strutturata e furono queste a pensare che da quel baratro  profondo non se ne usciva se non si metteva in mano qualche dollaro alla  povera gente. E dovevano uscire dalle tasche dei ricchi quei quattrini,  tramite il prelievo fiscale, da chi se no, bisognava abbassare i  livelli delle piscine. Qualche Paperon de Paperoni si strappò le penne,  gli altri ripresero a fare affari. E così come allora qualche figlio  delle mamme meno prolifiche forse si dovrebbe chiedere se invece di  ripetere sempre la stessa tatanella del pareggio di bilancio e degli  equilibri monetari non sia il caso di sparigliare e di rovesciare il  tavolo, ma non come fanno i teppisti, che dove non riescono a passare  sfondano, ma come fece Roosvelt, che andò dritto come un treno sorretto  da un pensiero azzardato, ma coerente. Un pensiero che parta da questa  idea semplice semplice: chi realizza profitti di impresa ha obblighi  verso la società. E&#8217; in debito, perché quei profitti derivano dalla  combinazione dei fattori produttivi, capitale, terra e lavoro, e deve  ricompensarli tutti, non solo il capitale. E&#8217; debitore alla Terra, che  gli fornisce le materie prime e l&#8217;energia e allora la deve curare come  un giardino, con una mano riceve e perciò con quell&#8217;altra deve dare. Ed è  debitore verso la società, che forma individui formati e scolarizzati,  di cui utilizza l&#8217;intelligenza per il suo profitto, e tutti i servizi di  cui ha bisogno per essere competitivo. Non se la può cavare con una  tassa sul reddito, deve pagare una tassa sulla sua fortuna. Deve  remunerare quella buona sorte che l&#8217;ha fatto nascere in un contesto  sociale propizio all&#8217;esplicitazione del suo talento, che gli ha  predisposto tutte le condizioni per il suo successo. E allora quando le  vacche sono magre è giusto che la società bussi alla sua porta e gli  ricordi a chi deve quell&#8217;abbondanza, quella presente, ma anche quella  futura, stia bene attento, quindi gli conviene pagarla, quella tassa, è  il suo investimento per il futuro. E&#8217; per questo che Warren Buffet la  vuole pagare, non solo per guadagnarsi il Regno dei Cieli.</p>
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		<title>Crisi economica d&#8217;Islanda; come uscirne bene</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Aug 2011 09:17:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrez</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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		<description><![CDATA[Paese strano l&#8217;Islanda. La sua popolazione  [320.000 abitanti - PIL pro capite 40.471 $  (2008)  (11º) ] aderisce alla  NATO  fin dal &#8217;49 ma alla condizione di non essere costretta a partecipare a conflitti armati perché, per sua scelta, l&#8217;Islanda non vuole avere una propria forza militare. L&#8217;Islanda era un Paese prettamente basato sulla pesca, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-7377" title="islanda_crisi-" src="http://www.andrez.cotti.biz/wp-content/uploads/2011/08/islanda_crisi--300x243.jpg" alt="islanda_crisi-" width="300" height="243" />Paese strano l&#8217;Islanda</strong>.</p>
<p>La sua popolazione  [320.000 abitanti - PIL pro  capite 40.471 $  (2008)  (11º) ] aderisce alla  NATO  fin dal &#8217;49 ma alla condizione di  non essere costretta a partecipare a conflitti armati perché, per sua  scelta, l&#8217;Islanda non vuole avere una propria forza militare.</p>
<p>L&#8217;Islanda era un Paese prettamente basato sulla pesca, poi negli anni 2003-8  è stata trasformata da un arrambante governo di centrodestra da una nazione di pescatori in un paese che forniva sofisticati e non sempre chiari servizi  finanziari.  Immancabilmente all&#8217;inizio della crisi globale del 2008  è stata duramente colpita.</p>
<p>Nel 2008 precipita la situazione finanziaria dell&#8217;Islanda con la disastrosa crisi delle sue banche, zeppe di derivati, che gli esponenti di destra del governo avevano spinto alla <em>finanza creativa d&#8217;arrembaggio</em>.  L&#8217;esposizione delle banche è altissima:  è il disastro economico ed il Paese è dichiarato in bancarotta.</p>
<p>Il Parlamento propone il risanamento del debito con una tassazione di 3,5 miliardi di  Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata  di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%.  I cittadini occupano le piazze e pretendono  a gran voce di  sottoporre a Referendum il provvedimento.  A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica  della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare. Le votazioni si  tengono a Marzo ed i NO al pagamento del debito stravincono con il 93% dei voti.  E&#8217; costretto a dimettersi il Primo Ministro Geir  Hilmar  Haarde, e gli succede Jóhanna Sigurðardóttir dell&#8217;Alleanza  socialdemocratica, la quale estromette le destre e forma una coalizione  di governo con  la sinistra e i verdi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri  dell’esecutivo. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri  implicati abbandonano l’Islanda.<strong> </strong></p>
<p>E&#8217; successo un patatrak insomma, qualcosa che terrorizza gli uomini politici d&#8217;Europa, Italia in testa e che si guardano bene dal divulgare. Salvo rare eccezioni nessuno ne parla; che è successo dunque?</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il popolo islandese ha saputo comprendere la situazione e si è mobilitato;  è riuscito a far dimettere il governo responsabile dello sfacelo economico; è stato creato un nuovo governo di centrosinistra; il popolo stesso ha imposto la nazionalizzazione delle principali banche commerciali; i   cittadini hanno rifiutato di sobbarcarsi il buco creato dalle banche ed hanno deciso all’unanimità di dichiarare l’insolvenza del  debito che  le stesse banche avevano sottoscritto principalmente con la Gran Bretagna e  con l’Olanda; infine, hanno imposto la creazione di  un’assemblea popolare per  riscrivere l’intera Costituzione, evidentemente giudicata inadeguata. Ed hanno fatto il tutto in maniera  pacifica, senza scontri nè incidenti. E&#8217; stata una  vera e propria rivoluzione contro quel potere reazionario-finanziario che aveva portato l’Islanda al collasso economico.</strong></p>
<p>Al momento Jóhanna Sigurðardóttir  è la prima donna Presidente in Islanda, oltre essere  la prima donna omosessuale a ricoprire la carica  di Primo Ministro al mondo. Elezioni subito successive hanno riconfermato lei e la sua coalizione  <em> </em>(Alleanza socialdemocratica e Movimento dei Verdi di sinistra).</p>
<p>Come mai i mass media italiani (e d&#8217;Europa) hanno accuratamente evitato di diffondere e commentare queste notizie?   La risposta è evidente e ci offre un&#8217;ulteriore mortificante domanda: cosa accadrebbe se i cittadini  italiani (ed europei) prendessero esempio dai “concittadini” islandesi?  <img src='http://www.andrez.cotti.biz/wp-includes/images/smilies/icon_mrgreen.gif' alt=':mrgreen:' class='wp-smiley' /> </p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/lngt5kVD4PA&amp;feature=share&#038;fs=1" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed src="http://www.youtube.com/v/lngt5kVD4PA&amp;feature=share&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Gli schiavi di Nardò e la banalità del male</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Aug 2011 01:24:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Del Grosso</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>

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		<description><![CDATA[Ivan ha 26 anni, studia Ingegneria a Torino. E&#8217; venuto dal Camerun, noi non possiamo neanche ad immaginare i sacrifici dei suoi per spezzare le catene che lo tenevano legato alla miseria e mandarlo qui. Ma neanche lui immaginava che avrebbe trovato altre catene da noi. Perché in quei posti i sacrifici per emancipare i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-7372" src="http://www.andrez.cotti.biz/wp-content/uploads/2011/08/braccianti.jpg" alt="" width="215" height="170" />Ivan ha 26 anni, studia Ingegneria a Torino. E&#8217; venuto dal Camerun, noi  non possiamo neanche ad immaginare i sacrifici dei suoi per spezzare le  catene che lo tenevano legato alla miseria e mandarlo qui. Ma neanche  lui immaginava che avrebbe trovato altre catene da noi. Perché in quei  posti i sacrifici per emancipare i figli dalla miseria per quanto  pesanti non bastano mai, e allora Ivan ha dovuto arrangiarsi, per  pagarsi gli studi è andato a fare il lo schiavo a Nardò. Non il  bracciante: lo schiavo. Le cose bisogna chiamarle con il loro nome e il  nome della sorte di Ivan è schiavitù. Non lavora direttamente per  l&#8217;azienda agricola, è ingaggiato dai caporali. Per pochi euro al giorno  fatica dal 3 alle 16 sotto il sole. I caporali tolgono i sedili dai loro  lerci Ford Transit e ce ne infilano anche 40 di poveri figli in quei  carri bestiame. E se la  fanno anche pagare 5 euro questa crociera di  lusso. Hanno sete, sotto il sole arrabbiato della Puglia e i caporali  gli vendono le bottiglie d&#8217;acqua a prezzi esorbitanti, neanche il panino  ammuffito che gli danno a pranzo è gratis. Si spezzano la schiena a  riempire la casse di pomodori e alla fine ne ricavano 20 miseri euro. I  caporali invece guadagnano anche 5000 euro al giorno. Hanno la partita  IVA, ma il codice di attività è sbagliato: è riportata dicitura legale e  rispettabile e invece è schiavismo. Ivan ha dignità, si è ribellato a  tutto questo. Insieme ai suoi compagni ha incrociato le braccia, dal  primo di agosto sono in sciopero. Ivan ha coraggio, si è esposto come  portavoce del movimento. Ivan è stato punito dagli schiavisti, lo hanno  picchiato selvaggiamente. E Ivan non ha avuto giustizia, le forze  dell&#8217;ordine invece di perseguire le belve che lo hanno preso a mazzate  lo hanno messo su un treno e rispedito a Torino. Amen, questa è la fine  della storia dello spartaco nero che si è messo a capo della rivolta  degli schiavi. A Nardò si sta combattendo una battaglia epica contro lo  sfruttamento. E lo sfruttamento, come tutti i mali, ha contorni incerti,  lande di confine abitate da gente orba che si rifiuta di guardare. Le  terre della banalità del male. Una palude nebbiosa dove stanno di casa  gli imprenditori agricoli che affidano il reclutamento della manodopera  ai caporali e fanno finta di non vedere le sevizie a cui sottopongono i  braccianti. Non è gente feroce, è gente normale, avrebbe scrupoli a  stipare 40 extracomunitari in un pulmino e chiedergli anche 5 euro di <em>biglietto</em>,  o a massacrare di botte un povero figlio, ma fanno come quell&#8217;altra  brava gente in Germania durante il nazismo: gente civile che non vedeva i  vagoni piombati che partivano per i campi di sterminio. Gente banale,  che non sprega energie per assumersi la responsabilità di una gestione  del personale rispettosa dei diritti dei lavoratori e improntata al  benessere organizzativo. E bisognerebbe spiegarglielo, a questi pilati  che se ne lavano le mani che c&#8217;è un altro modo di fare impresa, si  chiama impresa etica, e gli imprenditori che la sperimentano non vanno a  finire sul lastrico, fanno profitti come gli altri e realizzano anche  un plus profitto: si guadagnano il lusso di dormire sereni la notte. Ma  l&#8217;etica d&#8217;impresa non attecchisce spontaneamente sulla terra della  banalità, devi concimare e seminare, occorre che la politica ci investa  risorse per la ricerca, la promozione, il sostegno e la formazione. E&#8217;  una disciplina e una prassi, non un argomento per sermoni, non basta  predicarla. Occorre che le istituzioni e il sindacato assumano la sua  diffusione come punto programmatico. Per la dignità di tutti gli Ivan.</p>
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