Elezioni fatte… dietro front

mastropasqualeQualche giorno prima delle elezioni regionali il nostro governo tirò fuori dal cilindro un provvedimento destinato a sconvolgere completamente la prassi dello svolgimento dei lavori edili privati. Con un ennesimo decreto legge (il n*40/2010) all’articolo 5 si stabilì che tutti i lavori di manutenzione straordinaria che non toccano le strutture, non contrastano con le leggi paesaggistiche o comunque con i regolamenti edilizi ed igienico sanitari, fossero equiparati ad “attività edilizia libera” subordinando il committente a presentare una semplice comunicazione di inizio lavori presso il Comune e dichiarando il nominativo dell’impresa esecutrice.

Questo significa che la Sora Maria, volendo farsi una bella ristrutturazione interna per rendere invidiabile la sua casa agli occhi delle sue amiche, avrebbe potuto saltare tutti quegli antipatici “balzelli” burocratici e contattare direttamente Mastro Pasquale, il titolare della dittarella che un’anno fa fece una bella ristrutturazione in casa dell’amica Sora Concetta, e che per invidia la povera Sora Maria non ci ha dormì per parecchie notti…

Bene, grazie al Decreto emanato il nostro grande Presidente del Consiglio, avrebbe potuto costruirsi una bella vetrinetta all’angolo del salone dove esporre tutte le sue argenterie, limando un pochino la trave soprastante grazie alle egregie qualità tecniche di Mastro Pasquale, e alla faccia del Geometra, figlio dell’antipatica proprietaria dell’attico, che gli aveva detto che ciò non si poteva fare. Avrebbe potuto inoltre portarsi l’angolo cottura in salone e trasformare l’esistente cuninotto in una cameretta-etta etta per metterci un lettino-ino-ino per farci dormire il suo adorato nipote.

Questo provvedimento portò alla rivolta di tutti i professionisti del settore (Architetti, Ingegneri e Geometri), scatenando di fatto una piccola “guerra civile” dove i primi urlavano a gran voce la pericolosità di un provvedimento del genere, mentre i comuni cittadini (Sora Maria e Mastro Pasquale e tutti i suoi amici delle imprese di costruzione in prima fila) ribattevano che fosse giusto poter far dentro casa propria come gli pareva, senza dover pagare una parcella ad un esponente della “casta” dei tecnici.

Bene bene… le elezioni sono passate e il governo ha deciso un piccolo ritocchino alla norma:  conferma la comunicazione da effettuare al comune, ma questa dovrà essere corredata da un progetto e da una relazione tecnica di un professionista abilitato.

In sostanza si è ritornati più o meno alla situazione di prima, con la differenza che prima la pratica di chiamava DIA, ora si chiamerà COMUNICAZIONE.

Ebbene sì, il tutto per conquistarsi i voti delle varie Sora Maria e Mastro Pasquale d’Italia.

Con le prossime elezioni chissà il nostro “beneamato” Silvio cosa si inventerà…


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Commenti
Sono stati scritti 4 commenti sin'ora »
  1. avatarAndrez - 3 maggio 2010

    Di tutto.

    Si inventerà di tutto alle prossime elezioni il nostro “beneamato”.

    Lo può fare perchè conosce molto bene il suo elettorato compostoin maggioranza proprio da “sore marie”.

    Vediamo questo specchietto sull’analisi dell’elettore PDL:

    ETA’:
    18-29 anni (17,1%)
    30-39 anni (13,5%)
    40-49 anni (17,8%)
    50-59 anni (15,8%)
    60 e oltre (35,8%)

    TITOLO DI STUDIO:
    Senza titolo/licenza elementare (52,9%)
    Licenza media inferiore (25,4%)
    Diploma di media superiore (18,5%)
    Laurea (3,2%)

    Oltra la metà è ultracinquantenne ed è semianalfabeta.
    Sore Marie e Mastri Pasquale insomma, ai quali poter raccontare di tutto prima delle lezioni con successo, salvo poi rimettere a posto le cose il giorno dopo.

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  2. avatarEnrico - 10 maggio 2010

    Poco tempo fa, seguendo una puntata dell’ottimo “Presa Diretta”, condotto da uno degli ultimi giornalisti esistenti nel nostro Paese (Riccardo Iacona), sono venuto a conoscenza della realtà edile tedesca, che fino ad allora ignoravo completamente. Riassumento in poche parole, il concetto vigente in terra germanica è il seguente: la responsabilità è di chi costruisce. Compro il terreno, firmo quattro fogli in croce da presentare al comune insieme al progetto, pago quattro soldi in croce per le pratiche (poche, snelle e velocissime), vado dal costruttore, e in poche settimane si cominciano i lavori. Tutte le responsabilità, quindi la documentazione sanitaria, elettrica, quella relativa alla sicurezza, etc, sono di chi costruisce, il quale dovrà fornirmi tutte le certificazioni necessarie.
    Per fare le modifiche, stessa cosa: certificazione di fattibilità del costruttore, il quale, ancora una volta, si fa carico di tutte le responsabilità del caso, quattro fogli da portare in comune, quattro soldi per la pratica, dopo mi pare un mese, si possono già iniziare i lavori.
    Certo, non so come andrebbe a finire se a Scampia i costruttori stessi certificassero le loro opere edili…ma sarebbe bello essere un po’ crucchi, in queste cose.
    Cosa ne pensate?

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  3. avatarLorenzoGT - 10 maggio 2010

    Ciao Enrico,
    ho visto anche io quella trasmissione. Pur sapendo di essere “di parte” (sono Architetto) devo dire che per due motivi principali sarebbe catastrofico attuare in Italia le stesse metodologie della Germania.
    Il primo motivo è la carenza di “cultura” e di “preparazione tecnica” di molte imprese edili medie del nostro paese. Dico “cultura” perchè la presenza del tecnico interno all’impresa non andrebbe di certo a vantaggio del committente, ma dell’impresa stessa.  Troveremmo l’attuazione di una serie di progetti in stile copia ed incolla, utilizzando soltanto metodologie di lavoro standardizzate e congeniali all’impresa. Questo anche per il grado di aggiornamento tecnico e di preparazione tecnica delle stesse. Basti pensare all’uso delle nuove tecniche come potrebbero essere quelle della bioedilizia o del risparmio energetico, o all’applicazione delle normative sulla sicurezza dei cantieri, spesso contrastate dalle imprese italiane anche se tallonate da tecnici esterni. In assenza dei tecnici si assisterebbe alla disapplicazione più totale delle norme.
    Il secondo motivo è la peculiarità del territorio. I tedeschi hanno certamente meno beni paesaggistici ed archeologici da tutelare. Siamo sicuri che la panacea di tutti i mali in Italia sia quella di far giudicare ad un imprenditore il rispetto di tutte le normative edilizie, delle normative sul paesaggio e sulla sicurezza dei cantieri? Anche io sono per la semplificazione, ma non per una totale deregulation, che andrebbe solo a favore delle imprese e a danno del committente e del paesaggio in generale.
    So che è un luogo comune, ma qui non siamo in Germania. :-(

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  4. avatarAndrez - 11 maggio 2010

    E’ terribile.

    A livello di coscienza civica siamo diventati davvero dei barbari.

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