MORTI BIANCHE

Anche il 2010 è in linea con la percentuale dei morti sul lavoro degli anni passati.
Le Leggi sane ci sono, vedi Legge81/08 ex 626, quello che manca, come sempre in Italia, sono i controllori.
pillola[1]I nostri governanti invece di sbandierare ai quattro venti, quando se ne parla e sempre troppo poco, che inaspriranno le pene e le Leggi, è meglio che facciano i dovuti inflessibili controlli prima che il morto ci sia già stato.
Propongo che si sciolgano le Provincie e che i Politici vadano a lavorare mentre i dipendenti statali vengano formati per diventare controllori di tutti i settori lavorativi al fine di fare prevenzione e mettere le manette a tutti quegli imprenditori che se ne infischiano della inclumità dei loro dipendenti.
“MORTI BIANCHE”, UNA PIAGA TRA’ LE TANTE DI QUESTA ITALIA RIDOTTA DAI NOSTRI GOVERNANTI A REPUBBLICA DELLE BANANE!
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Commenti
Sono stati scritti 7 commenti sin'ora »
  1. avatarAndrez - 12 marzo 2010

    Le morti “bianche” hanno 4 grandi responsabili:

    1. lo Stato che ha praticamente tolto ogni forma di controllo, sia sulla prevenzione (Sacconi ha cambiato la legge sulle morti bianche depenalizzando, per proteggere i manager),  che sul lavoro nero; (la maggioranza dei morti risulta al suo primo giorno di lavoro; vengono cioè regolarizzati ad incidente avvenuto)
    2. le Aziende che per contenere i costi, per cinismo e per disinteresse, agevolate dalle depenalizzazioni del governo Berlusconi, non applicano le normative esistenti per prevenire infortuni e mandano gli operai allo sbaraglio, spesso giovani ed inesperti.
    3. i lavoratori stessi che troppo spesso considerano da donnette il rispetto pieno della prevenzione e furbo il rischio; “tanto a me non capita“. Questa mentalità è purtroppo molto diffusa.
    4. lo Stato di nuovo che non opera adeguati interventi di sensibilizzazione e responsabilizzazione delle maestranze.
    5. i Sindacati, di fatto inesistenti. Quando gli operai vogliono denunciare l’ennesimo abuso, sono costretti a chiamare il Gabibbo o le Jene.

     

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  2. avatarLorenzoGT - 16 marzo 2010

    Concordo con entrambi.
    Aggiungo che la Sicurezza nei luoghi di lavoro dovrebbe (uso il condizionale!) essere progettata prima di iniziare i lavori. Parlando di cantiere lo stesso progetto architettonico dovrebbe (deve per Legge) essere redatto in contemporanea con quello della sicurezza: questo perchè determinate scelte progettuali incidono molto sulla sicurezza in fase di esecuzione;  piccole modifiche potrebbero rendere effettivamente più sicure le lavorazioni sia per quanto riguarda l’intervento previsto, sia per le future manutenzioni.
    Altro aspetto da tenere in considerazione: il fatto che si pensi che lavorare in sicurezza costi di più. Non sempre questo corrisponde a verità. Spesso una diversa programmazione dei lavori, evitando per esempio sovrapposizioni utili di maestranze, non intacca di molto i costi ma abbatte di molto sia la probabilità che si presenti un infortunio, sia l’entità.
    Altro problema è la presenza di molte imprese per nulla qualificate, gestite dal “Mastro Pasquale” di turno, che nenanche lontanamente si pone il problema. Oltre che a committenti che per risparmiare affidano lavori a tali ditte e magari abusivi.
    Insomma, la colpa è equamente da ripartire tra committenti, imprese, lavoratori, e (perchè no) anche tecnici poco sensibili al problema.
    Dulcis in fundo… se passasse il disegno di legge Brunetta – Calderoli gran parte degli interventi di manutenzione straordinaria soggetti a dia potranno essererealizzati  senza progetto e supervisione del tecnico, lasciando la progettazione e la direzione lavori nelle mani del committente e di “Mastro Pasquale”… che dire di più??!

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  3. avatarAndrez - 17 marzo 2010

    Grazie per questo tuo intervento professionale caro Lorenzo.

    Che dire di più?

    …leggerci il DDL Brunetta – Calderoli  ;Z

    Edilizia più libera… di crollare!

    Ddl Brunetta-Calderoli

    Semplificazione. Più lavori senza nullaosta. Le modifiche proposte al testo unico sull’edilizia.

    Via libera a interventi edilizi nelle abitazioni, purché non incidano su parti strutturali quali i muri portanti, tetti e solai: questa è la modifica al testo unico sull’edilizia (380/2001) proposta dall’articolo 7 del disegno di legge sulla semplificazione (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri e di venerdì [in calce, ndr]). Il disegno di legge, dopo l’esame in conferenza unificata, deve ricevere il secondo sì dal Consiglio dei ministri.

    Si amplia il numero delle opere eseguibili con mera comunicazione, anche telematica, della volotonà di eseguire lavori. Subito dopo la comunicazione, gli interventi possono iniziare, informando sul nominativo dell’impresa nel solo caso dei lavori di manutenzione straordinaria.

    Nelle abitazioni e nei locali esistenti si potranno effettuare, senza attendere alcun consenso, tutti i lavori di manutenzione, con l’unico divieto di alterare le parti strutturali (solai, muri portanti, tetto). Non potranno essere aumentate le unità immobiliari, ma, per esempio, due unità adiacenti da 100 metri quadrati potranno diventare una da 120 e una da 80, oppure un’unica da 200 metri quadrati. Le destinazioni d’uso potranno cambiare, purché si resti all’interno della stessa categoria (ad esempio, da ufficio a laboratorio medico, da attività artigianale ad attività commerciale, anche con opere quali tramezzi e nuovi servizi igienici). Gli standard urbanistici (ad esempio, i parcheggi) non devono cambiare.

    Le barriere architettoniche potranno essere eliminate con interventi interni che non esigono più autorizzazione (salvo il consenso dei condomini, quando si diminuiscono le utilità comuni). Rampe e ascensori esterni continuano invece a esigere la dichiarazione inizio attività. Sono liberi da procedure edilizie i tendoni e tutto ciò che è coerente con un utilizzo limitato, non superiore a 90 giorni. Anche i pannelli solari, fotovoltaici e termici possono essere collocati senza alcun permesso, purché siano fuori dai centri storici e non presentino serbatoi di accumulo esterno.

    Tutte queste semplificazioni trovano limiti solo nelle norme di sicurezza, igiene, antisismiche, sull’efficienza energetica e sempre che non vi siano ostacoli né di tipo ambientale (decreto legislativo 42/2004) né per leggi regionali o piani regolatori locali.

    La presenza di un tecnico abilitato e di un progetto, per le opere di minore importanza, non è indispensabile, mentre solo per le manutenzioni straordinarie o assimilate, quali la realizzazione di nuovi bagni, è necessario indicare l’impresa esecutrice. La semplificazione esige una mera comunicazione, anche solo telematica, al Comune: questa è una prassi che l’articolo 14 del disegno di legge applica anche a tutti i documenti indirizzati agli sportelli unici per l’edilizia. Rettificando precedenti previsioni (si veda «Il Sole 24 Ore» del 13 novembre [in calce, ndr]), il disegno di legge limita l’estensione delle procedure previste per l’attivazione delle nuove imprese alla sola trasmissione di atti tra privato che intende costruire ed uffici comunali

     

     

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  4. avatarLorenzoGT - 18 marzo 2010

    A proposito di sicurezza dei cantieri, vi propongo di vedere questo video realizzato dalla Federarchitetti di Roma a questo indirizzo:
    http://tv.architettiroma.it/notizie/12144.aspx
    Buona visione! :-(

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  5. avatarAndrez - 19 marzo 2010

     

    Molto bello Lorenzo!

    “… suvvia, archité, non sia così rigido. C’è una crisi assurda, chiuda un occhio”.

    Il lavoro sicuro è un diritto ed un dovere.

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  6. avatarLorenzoGT - 20 marzo 2010

    Ebbene… è di oggi la notizia che sono state varate le disposizioni in materia edilizia …
    Berlusconi: «Il nostro motto è “Tutti padroni in casa propria”; questa è l’attuazione di quel concetto» (fonte ilmessaggero.it)
    Probabilmente si sarà dimenticato del crollo della palazzina in via Vigna Jacobini a Roma, o tutti i danni strutturali, piccoli o grandi, dovuti a scriteriate manutenzioni, che spesso si trovano in edifici soprattutto vetusti.

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  7. avatarAndrez - 20 marzo 2010

    Mi hai preceduto di pochi minuti Lorenzo:

    Liberalizzazione delle ristrutturazioni in manutenzione straordinaria senza DIA.

    Il decreto contiene misure di semplificazione che consentono ai cittadini di realizzare senza denuncia di inizio attività (DIA) interventi edilizi di manutenzione ordinaria e straordinaria in casa propria.

    Da adesso facciamo tutti un pò come ci pare.  :mrgreen:

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