Maltrattamenti: serve l’abitualità della condotta e la capacità di creare sofferenza

Può essere condannato per il reato di maltrattamenti in famiglia il marito che ingiuria, minaccia e percuote sua moglie solo alcune volte, inducendo solo esasperazione ma non timore?
IL FATTO
Caia, moglie di Tizio, denunciava i maltrattamenti subiti dal marito tramite continue ingiurie, minacce e percosse.
Il Tribunale penale prima e la Corte d’appello poi, condannavano l’uomo a otto mesi di reclusione, riconoscendogli le attenuanti generiche.
La Corte territoriale, in particolare, dichiarava provata l’abitualità della condotta dell’imputato dalle sue, sia pur parziali, ammissioni, dalle testimonianze di medici e conoscenti e dai certificati medici.
L’uomo, insoddisfatto della patita, per quanto lieve, condanna, ricorreva per Cassazione, lamentando vizio di motivazione relativamente all’esistenza dell’elemento dell’ “abitualità della condotta di sopraffazione”.
Infatti, a dire del ricorrente, gli stessi giudici del merito avevano valutato risibile uno degli episodi denunciati, e dato atto della forza di carattere della vittima, per sua stessa ammissione, non intimorita dalla condotta del marito.
In pratica, i giudici dell’appello, secondo Tizio, avevano scambiato per sopraffazione dell’uomo su sua moglie, quello che, invece,era un più banale, e normale, clima di tensione tra coniugi.
Pertanto, Tizio chiedeva che la decisione del giudice di secondo grado fosse annullata.
La sesta sezione della Cassazione accoglie il ricorso, senza rinvio, affermando che “affinchè sussista il reato di maltrattamenti in famiglia occorre che sia accertata una condotta…abitualmente lesiva della integrità fisica e del patrimonio morale della persona offesa, che, a causa di ciò, versa in una condizione di sofferenza”.
In altre parole, il giudice nomofilattico ha affermato che:
1) l’abitualità della condotta di sopraffazione non è dimostrata se gli episodi di ingiurie, minacce e percosse sono limitati. Cioè pochi.
2) se la vittima non è intimorita, come da sua stessa ammissione, e reagisce (magari per difendersi? magari anche solo a parole?), allora non c’è sofferenza che derivi dalla condotta criminale, e di conseguenza il comportamento non costituisce reato.
Se invece la donna è intimorita, impaurita, terrorizzata, allora il reato sussiste.
3) anche quando l’uomo ha più volte (anche se in numero limitato) ingiuriato, minacciato e percosso (v. vari certificati medici) la propria moglie, per la Corte non è dimostrata l’ unitarietà della condotta finalizzata ai maltrattamenti verso di lei. Dunque il reato attribuitogli non sussiste.
Pertanto, la sez. VI penale della Corte di Cassazione accoglie il ricorso, cassa la sentenza, senza rinvio “perché il fatto non sussiste”.
I giudici hanno forse dimenticato che la nostra Costituzione, non ancora abrogata, riconosce ad ogni essere umano i diritti inviolabili, in qualsiasi formazione sociale ove si svolga la sua personalità, famiglia compresa.


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Commenti
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  1. avatarAndrez - 19 luglio 2010

    Innanzitutto voglio salutare Antonio dandogli il benvenuto e ringraziandolo per questo suo primo articolo,  che ci consente di trattare un argomento importantissimo quanto attuale.

    I fatti (e la sentenza) descritti non possono non colpire per la loro apparente assurda gratuità e per come la sensazione percepita sia quella di un balzo ad un buio passato, al “delitto d’onore” ed alla proprietà dell’uomo (padre, fratello o marito) sulla donna.

    I giudici hanno forse dimenticato che la nostra Costituzione, non ancora abrogata, …

    Questa sensazione assume un sapore ancor più acido quando la notizia ci viene diluita tra decine dello stesso tenore “retrò”, che ci fotografano una società tutta proiettata alla cancellazione dei diritti civili più importanti, e … di una Costituzione sempre più in via d’abrogazione.

    D’altra parte, la sentenza non fa che prendere atto dell’immagine che le TV berlusconiane (dalla De Filippi all’Isola dei Famosi e Grande Fratello) ci propinano da una ventina d’anni sulla loro visione della nostra società, dei rapporti interpersonali, del rispetto e della tolleranza nella convivenza; insultarsi senza ritegno, malmenarsi ed imporsi sul più debole con ogni mezzo è dunque cosa normale.

    E’ da molto tempo che si è passati alla distruzione della civiltà in questo Paese, ed i frutti (amari) arrivano copiosi ogni giorno.

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