L’idiozia al potere

berlusconi-2-giugnoImmaginiamo di essere ad Atene nel 451 A.C. o nel 450 o 449.
Non importa l’anno preciso, l’essenziale è che la scena sia collocata nell’acme della democrazia greca.

Immaginiamo stormi di tuniche immacolate che si dirigono verso il luogo dell’assemblea.
Non importa se le tuniche erano bianche, potevano essere pure gialline o grigiastre, ma è più epico se le pensiamo luminose sotto il sole.
Immaginiamo uomini seri e compunti che siedono sulle pietre. E non so nemmeno se sedevano sulle pietre, diciamo di sì.
Immaginiamo poi uno, facciamo Tucidide, che prende la parola e si mette a raccontare di case di Pericle a Sparta, di cognati, di mobili e di documenti di proprietà o contratti di affitto. Mentre invece c’è qualcun altro che ruba soldi pubblici, c’è da pensare alla lega delio-attica, alla costruzione del Pireo, ai mutilati di guerra e a tutti gli altri affari dello stato.

Quello che non riesco ad immaginare è un video di Pericle. E non solo perché i video non esistevano, ma soprattutto perché si sarebbe alzato un cittadino qualunque e avrebbe detto: “Che cosa aspettate a prendete quell’idiota e a buttarlo nell’Egeo?” Idiota sarebbe stato l’insulto appropriato, intendendo con questo termine dispregiativo non il deficiente, il minus habens, ma il furbastro che mescola affari pubblici e privati per perseguire il suo personale tornaconto.

Ma sarebbe stato così anche in Italia qualche decennnio fa, quando la politica aveva la “P” maiuscola e astraeva dal corpo sociale l’interesse generale.
Poi sono arrivati i barbari.
Arrivarono anche in Grecia e andarono anche loro a sedersi in assemblea, se su pietre, gradini o sedie sinceramente non lo so. Non erano barbari perché erano analfabeti, straccioni o maleducati. Al contrario erano raffinatissimi e facevano rimanere a bocca aperta con i loro discorsi pieni di metafore, citazioni e riferimenti colti. Erano barbari perché dove passavano loro non cresceva più l’erba della democrazia.
Si chiamavano sofisti.
E la discussione pubblica, che prima era ragionamento, confronto tra le idee migliori, analisi rigorosa, divenne arte della persuasione, abbindolamento, fare leva sugli istinti.

Si mettevano su un podio e facevano piangere, ridere, incazzare o intenerire a seconda dei casi. E anche qui non lo so se salivano su un podio, so solo che soffocarono la dialettica, quella laboriosa ricerca della verità mediante lo spremersi le meningi. Loro non credevano nella verità, questo è il punto. E allora spacciavano per verità il loro punto di vista privato.
Erano barbari perché erano idioti.
Mischiavano pubblico e privato, facevano un minestrone tra l’utile collettivo e l’interesse personale e lo facevano bene, stupivano con gli effetti speciali.

I sofisti inventarono i video.
Che sono quei cosi mediante i quali fai credere quello che vuoi, fai apparire di importanza capitale quello che invece non dovrebbe interessare a nessuno, basta che sei telegenico e conosci le parole magiche che il popolo vuole ascoltare.
I sofisti portarono l’idiozia al potere.
Come i barbari che ci governano adesso, salvo che questi sono pure volgari e cafoni.

E non serve piangere sul latte versato della politica con la “P” maiuscola come la conoscevamo qualche decennio fa, perché tanto non lo potremo rimettere nel bicchiere, si è rotto pure quello: siamo diventati un po’ barbari pure noi, basta farsi un giro sulla home di FB e balza subito agli occhi che la “mozione degli affetti” prevale sul ragionamento.
Che la velocità della comunicazione ha la meglio sulla rigorosità del pensiero.
Che si affastellano le questioni facendo saltare le scale di priorità.
Che i piani locale, regionale, nazionale ed internazionale si sovrappongono caoticamente.
Che non si scava alla ricerca del senso profondo delle cose, si fa surf cavalcando l’idea del momento.

E non lo so se è la “rete” a fare di noi nuovi barbari o se la usiamo così perché siamo barbari. So solo che possiamo ammettere o addirittura accettare di essere barbari, ma non “idioti”.
E che il web, luogo senza spessore, tutta superficie, senza terra da scavare sarà pure un luogo barbaro, ma è immenso e disseminato di nodi da raggiungere, gangli da connettere, reti da tessere: è un luogo non “idiota”.
Perché l’idiozia prospera nell’humus della solitudine degli individui, ha bisogno di spezzare i legami, di soffocare l’interagire delle persone  per confondere la politica con la bottega, il grande progetto con il basso profilo, il buon governo con la cricca, i beni miliardari occultati nelle società off shore con casette di pochi metri quadri.

Saremo pure barbari, ma useremo il web barbaro con consapevolezza per smascherare l’idiozia.


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Commenti
Sono stati scritti 3 commenti sin'ora »
  1. avatarBsaett - 27 settembre 2010

    Il problema è che i barbari hanno la tendenza a barbarizzare tutto ciò che toccano. E’ un po’ difficile discutere con un barbaro, più o meno come tentare di risolvere una questione con una persona che usa la pistola invece della bocca.
    Il concetto non è di poco rilievo. Oggi assistiamo al solito discorso, che più o meno si può riassumere nella frase che non ci si deve mettere allo stesso livello loro, quindi non bisogna discutere solo con strilli ed urla, ma argomentare, non si deve sovrastare l’avversario, ecc… Insomma una parte, quella non barbarica, dovrebbe comportarsi da parte “non barbarica”, perchè altrimenti finisce per esserne accomunata, diventa la stessa cosa. Ma nel frattempo, se non ci si comporta da barbari, il dialogo è impossibile, e la sconfitta è quasi certa.
    Più o meno come Roma al tempo della calata dei barbari, che fu distrutta, e da lì partirono i “secoli bui”.
    In sintesi la paura è: o ci si comporta da barbari per poter combattere i barbari, ma a quel punto si diventa barbari, oppure ci si comporta da non-barbari, ma quasi certamente si perde e ci si estingue.
    Ci aspettano i “secoli bui“!

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  2. avatarAndrez - 27 settembre 2010

    Bellissimo questo tuo accostamento della politica odierna ai sofisti espandendo il concetto di barbari:mrgreen:

    Così, tanto per avere un’idea, vediamo che si dice dei sofisti e dei loro sofismi:

    A partire dalla seconda metà del V secolo a.C.  ad Atene si sviluppa una corrente filosofica la quale, in polemica con la filosofia della scuola eleatica e avvalendosi del metodo dialettico di Zenone, pone al centro della sua riflessione l’uomo e le problematiche relative alla morale e alla vita sociale e politica. I protagonisti di tale corrente filosofica furono detti sofisti, e da questo ambito emerse, distaccandosene, la figura di Socrate.

    Si chiamarono «sofisti» quegli intellettuali che facevano professione di sapienza e la insegnavano dietro compenso: quest’ultimo fatto, che alla mentalità del tempo appariva “scandaloso”, portò a giudicare negativamente questa corrente. I sofisti vennero così bollati come falsi sapienti, interessati al successo e ai soldi, più che alla verità.  Attualmente, il termine mantiene anche nel linguaggio corrente un carattere negativo: con “sofismi” si intendono discorsi ingannevoli basati sulla semplice forza retorica:  è con questa, con il potere persuasivo dell’abile parola, essi insegnavano la morale, le leggi, le costituzioni politiche. Il loro intento era di educare i giovani a diventare cittadini attivi, cioè avvocati o militanti politici, e per essere tali, oltre ad una buona preparazione, bisognava anche essere convincenti e saper padroneggiare le tecniche retoriche.

    Venditori di parole insomma.

    E poi vediamo che si dice della loro retorica:

    La retorica (arte del dire) è la teorizzazione dell’oratoria, è l’arte di saper parlare bene e di strutturare nella forma più convincente e persuasiva un discorso, esaltando i propri punti di vista e disprezzando quelli altrui.
    La retorica ebbe origine nel mondo ellenico attorno al V secolo AC, nell’ambito della Sofistica, grazie alla lungimiranza di Trasimaco di Calcedonia e Gorgia da Leontini. Con essi l’arte di persuadere era da intendersi soprattutto come una forma di suggestione, totalmente avulsa da ogni esigenza di giungere a una conoscenza o un convincimento basati su argomenti razionali e sulla produzione di prove e argomenti a favore. La persuasività doveva essere un’abilità che riusciva a muovere il convincimento di chiunque, in qualsiasi direzione, a prescindere dall’argomento trattato, spesso con l’uso di termini ridondanti ed ampollosi, con un uso frequente di frasi spezzate, di metafore e di parole inventate finalizzate alla ricerca del ritmo.

     

    Non v’è dubbio che questi stili di convincimento e persuasione siano alla base dell’attuale lobotomizzazione di un popolo ridotto a spettatori-acquirenti.

    Nei talk show televisivi invece possiamo vedere gli italoforzuti andare ben oltre la retorica ed i sofismi.
    Dopo brevi accenni a queste tecniche li vediamo passare direttamente alla distruzione personale dell’interlocutore; ‘non discuto nè contesto la tua idea, ma te, il tuo lavoro e la tua famiglia, … fino ai tuoi calzettini turchesi, e così facendo distruggo a priori la tua idea‘.

    Ma c’era qualcosa del genere nell’antica Grecia o proprio noi siamo arrivati a questa sconcezza ?

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  3. avatarAndrez - 29 settembre 2010

     

    Tra gli strumenti usati da questo regime per lobotomizzare gli spettatori aggiungerei anche la Demagogia ed il Populismo.

    Demagogia:

    Demagogia è un termine di origine greca (composto di demos, “popolo”, e ago, “conduco / trascino”) che indica un comportamento politico incline ad assecondare le aspettative della gente, sulla base della percezione delle loro necessità.
    Di frequente uso nel dizionario politico, con accezione dispregiativa indica il comportamento di colui che utilizza frasi retoriche ed esprime promesse inconsistenti per accaparrarsi il favore dell’elettorato, facendo spesso leva su sentimenti irrazionali, ed alimentando la paura o l’odio nei confronti del nemico o dell’avversario politico.

    In altri termini, la demagogia è l’attività del politico che, in vista del proprio favore, spinge il popolo a fare qualcosa contro il suo stesso interesse, sviando la percezione delle necessità reali.

     

    Populismo:

    “Populisti” sono attori politici dal linguaggio poco ortodosso e aggressivo i quali demonizzano le elite ed esaltano “il popolo”,  talvolta considerato dai politici quasi come un sinonimo di “demagogia”. Regimi come quello fascista nella persona di Mussolini, quello nazista di Hitler o quello di Juan Domingo Perón, e in generale la maggior parte delle dittature, sono un perfetto esempio del rapporto diretto fra il leader e le masse che si definisce populismo.  Usando in modo monopolistico strumenti di comunicazione di massa, si comunica direttamente con il popolino facilmente manipolabile saltando e neutralizzando così le Istituzioni, come Parlamento, Magistratura ecc.

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