I Fischi del Disonore
In un Paese dove ci si ricorda di essere uniti solo quando si muore, solo quando viene a mancare  qualcuno che socialmente fa da collante perché con la sua personalità immola la propria vita in nome di valori universali, non ci si può meravigliare se durante una partita di calcio, viene fischiato l’Inno di Mameli.
Soprattutto quando questo accade durante una partita che celebra la finale del torneo di Coppa Italia e soprattutto quando a contendersi il titolo sono la Juventus, squadra piemontese, e il Napoli che in fondo per molti rappresenta ancora la capitale delle Due Sicilie.
Il Presidente della Repubblica e le autorità nel loro complesso, senza dimenticare comunque gran parte della stampa sempre attenta soltanto alle notizie che producono ascolto, non possono negare che questo Paese soffre di dualità, che il Sud continua ad essere considerato la palla al piede di un sistema produttivo concentrato solo al Nord, e che per di più nel momento storico come quello che stiamo vivendo, sopporta con maggiore fatica la crisi sociale ed economica nella quale tutti versiamo.
Tanto per dare qualche numero di peso, al Sud quasi una famiglia su quattro è nell’area della povertà. Il 68,2% dei poveri italiani vive nel Mezzogiorno. In sostanza sette poveri su dieci vivono al Sud. La spesa sociale nel 2009 diminuisce di un punto e mezzo percentuale al Sud, ma si incrementa del 5% medio nel Nord e Centro Italia. Per i servizi sociali la forbice è compresa fra i 26 euro per abitante dei comuni calabresi ai 280 della Provincia Autonoma di Trento. Otto volte inferiore a quelli del Nord da parte dei Comuni meridionali. Gli asili nido pubblici sono presenti in 8 Comuni su 10 del Nord-Est, ma solo in 1 su cinque al Sud. (fonte Istat) dati desunti da http://rosariodelloiacovo.wordpress.com/2012/05/22/rapporto-istat-2012-al-sud-e-catastrofe-sociale/ .
Soprattutto per chi la storia la vuole conoscere a 360 gradi e non soltanto limitarsi a quella scritta dai vincitori, non si può disconoscere su quali ceneri e su quali stragi lo Stato Italiano è nato. Il Presidente della Repubblica e le autorità nel loro complesso, proprio in occasione del cento cinquantenario dell’Unità d’Italia, hanno perso l’occasione di un intero anno per ricordare i morti civili di Pontelandolfo e Casalduni, trucidati nel 1861 ad opera delle milizie piemontesi. Sul tema non mi voglio soffermare, perché ho già avuto modo di manifestare qui la mia opinione, ma sono sempre più convinto che abbia ragione Pino Aprile : “ …sono centocinquant’ anni che l’Italia è un Paese unito a mano armata…”.
Pertanto i fischi della discordia secondo me non devono scandalizzare più di tanto o quantomeno non si può non aspettarseli, se consideriamo che gli scranni del Parlamento vengono occupati anche da chi come la Lega Nord con la Bandiera Italiana ci si pulisce il culo e di inno ne riconosce uno diverso da quello di Mameli.

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Commenti
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  1. avatarAndrez - 27 maggio 2012

    Ti ringrazio per il tuo articolo caro Massimo.

    In questo articolo ci chiedevamo però se dobbiamo considerare estinta la nostra esperienza o se invece possiamo muoverci per ritrovare un nuovo slancio organizzativo; che ne pensi?  :mrgreen:

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