DONNE

DONNE

La condizione della donna in Italia è argomento ampiamente trattato da libri, saggi, articoli, ed è legato, nel suo particolare modo, al dibattito generale sul ruolo femminile in occidente, diciamo dopo la Rivoluzione francese.
Non occorre essere delle pasionarie per riconoscere che era necessaria un’evoluzione , anzi, di più, una rivoluzione, in termini antropologici e giuridici. Come in ogni percorso di progresso veloce, si sono registrati eccessi o errori, ma si ritiene, anzi si riteneva, che fosse giusto, per esempio:
aver abolito la disparità di trattamento tra uomo e donna in caso di adulterio

aver inasprito le pene per il cosiddetto delitto d’onore – fino agli anni ’60 considerato un divorzio breve per mariti insofferenti, che poco o nulla di carcere facevano in caso di uxoricidio di una moglie fedifraga, anche senza molte prove

poter accedere facilmente alla contraccezione e poter divorziare

aver istituito reti di aiuto come il telefono rosa, dopo la scoperta ( tardiva) che le peggiori violenze avvenivano fra le mura di casa

la stessa legge 194, che ha permesso di sfuggire alle grinfie delle mammane, sui cui tavoli tante lasciavano la vita.

Ecco, questo era ritenuto pensiero comune più o meno fino agli anni ’90; e poco importava se l’impegno parlamentare veniva più o meno tutto dai banchi del centro sinistra, mentre le donne “di destra” si appellavano alla tradizione, ma facevano le stesse cose e fruivano entusiasticamente delle novità, senza averne merito. Si è sentita l’on. Flavia Perina, anche direttrice del Secolo d’Italia, ricordare di aver volantinato contro la 194 e viene spontaneo ipotizzare: certe signore ed ex ragazze “di destra”, in questi anni, avranno divorziato, sicuramente evitato gravidanze indesiderate, se non forse, a volte, anche abortito, e certamente utilizzato le norme che proteggevano le assenze per maternità, tutti gentili regali di un’altra parte politica che poi a parole disprezzano.
Ma pazienza: si lavora a futura memoria, non certo per riconoscenza. L’avrà pensato anche la compianta Tina Lagostena Bassi, nota, fra le altre cose, per aver difeso – proprio così – difeso, una vittima di stupro, dall’accusa -incredibile – degli stupratori e dei loro insinuanti avvocati difensori, che ghignando sostenevano : ma le è piaciuto…allungando il dolore per altre vittime di atrocità come le ragazze del Circeo. Però, almeno, grazie alla pervicacia di figure come la Lagostena, lo stupro è diventato delitto contro la società e la persona, e non più solo contro la morale.
Un cenno meriterebbero anche le questioni dei diritti civili, delle minoranze e dei diversamente orientati sessualmente, in cui il centrosinistra si è sempre impegnato, ricevendo in cambio praticamente una pernacchia. Dire che si è venduto male è il minimo.
Ma torniamo all’argomento principale. Oggi, com’è noto, l’Italia è a livelli di record per il numero di omicidi di donne da parte di partner o ex tali. Impallidisce il ricordo dei delitti d’onore, limitati a certe zone del sud e scomparsi non appena la legge si fece appena più severa ( ma nemmen poi tanto, quanto bastava)

Un inciso. La nuova frontiera femminile in Italia è cambiata (cioè è tornata indietro, rispetto non solo al passato, ma a quella dell’universo mondo).
Non contano la preparazione, il grado di autodeterminazione, la coerenza, il curriculum. Si è OK se si urla, si insulta, si pesta ( possibilmente a colpi di tacchi da dodici) ogni ostacolo sulla propria strada, si scalano le gerarchie grazie a scambio di favori sessuali o nepotismo senza merito e si esibiscono molte operazioni di chirurgia plastica. Credevate fosse il cammino professionale per una fiction di Hollywood? Nossignori.
Risultato: in Italia mai un premier o un presidente donna (le hanno avute o le hanno UK, Islanda, Irlanda, ma anche Liberia, Turchia e Pakistan, per fare alcuni esempi); ministre impegnatissime a sfoggiare tailleur, ma impalate a far figura e a firmare le proposte del capo (comunque non mancano dicasteri al femminile in paesi africani, fosse solo questione di numeri); aggressività femminile a tutto spiano, molto incoraggiata, molto applaudita in televisione. Valori tradizionali zero, maternità poche, sesso libero e nudità incoraggiata
( dove sono i moniti di Santa Madre Chiesa, cui sempre queste dame fanno riferimento?)
In questo quadro l’uomo italiano, già frastornato di suo da un brusco ribaltamento di ruoli in trent’anni – da patriarchi un po ‘sultani, a zerbini di isteriche arriviste- reagisce con disadattamento e violenza.
In un clima di mancata educazione sentimentale e sociale, la libertà è scambiata per licenza, il valore è quello di chi sta in sella ostentando gli scalpi dei nemici, dimenticando per strada le classiche doti femminili , ancor meglio, delle donne latine e mediterranee: non si dice dolcezza, ma comprensione, umanità, ironia, rispetto, tolleranza.

Sarebbe tema su cui molto riflettere anche solo per studiare metodi di educazione scolastica e psicologica, e reimpostare l’asfittica società italiana, visto che poi il fenomeno colpisce un po’ tutte le fasce sociali.
No, cosa succede in Italia? Che ci si occupi quasi a tempo pieno del problema delle “donne islamiche”. Solo delle donne, beninteso. Che poi un omosessuale, in certi luoghi, venga ammazzato, o coppie di fidanzati vengano torturate perché di ceto diverso, o persistano un po’ ovunque regimi che praticano la pena di morte con tortura ufficiale, non importa un beneamato fico a nessuno. Devono essere donne e musulmane: e questo porta consensi.
Si dice: ma quelli ammazzano in nome di Dio. Perché, farlo in nome della propria ansia di possesso nobilita l’atto? E poi, in uno stato laico come l’Italia dovrebbe essere, non si vede come questo possa comportare un surplus di indignazione. Ma ancora, spesso chi protesta oggi, non era in piazza ieri a difendere certi diritti: evidentemente allora riteneva che le donne potessero farne a meno; e nemmeno muoveva un dito quando giravano petizioni contro l’infibulazione o i matrimoni forzati (come spesso si configura quella che qui viene chiamata poligamia).
Oggi questi ex disattenti se ne muoiono ( e vorrebbero mandare all’armi tutti noi) se non si insorge per le sorelle islamiche (che fino all’11 settembre 2001 non si filava nessuno).

Comunque, aiutiamo senz’altro ( in molti lo facevamo anche prima) queste donne lontane e vicine, ma attenzione ai liquami sotto il tappeto di casa nostra. Perché, se presso certe culture la scarsa alfabetizzazione, l’indigenza, la carenza di comunicazioni restano alibi e ragioni fondanti di arretratezza, qui, come scusa, non abbiamo neppure quella. Fate qualcosa, signore onorevoli sempre con la messa in piega fatta di fresco.


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Commenti
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  1. avatarAndrez - 10 luglio 2010

    I liquami scorrono a fiotti sotto i tappeti di casa nostra, che nonostante i tanti traguardi raggiunti, restiamo molto distanti da una reale “parità” tra i sessi nel nostro Paese, che il mondo maschilista, politici in testa, continua a fare di tutto per tenere le donne ai “fornelli”, e fuori dalle aree decisionali.

    Sono invece fortemente convinto che proprio per le forti differenze che vi sono tra le donne e gli uomini,  nella visone del mondo, delle cose e della vita, solo una loro massiccia presenza a tutti i livelli gestionali, amministrativi e di governo potrà darci finalmente un Paese migliore con vedute più aperte e meno logorroiche.

    Purtroppo proprio in questi ultimi anni assistiamo a spinte  (dal potere: Chiesa, governo e finanza ecc.) che tendono a negare alle donne i diritti conquistati e a ricacciarle a 50 anni fa.

    Non dimentichiamo che fino a pochi decenni fa le donne non contavano né avevano diritti; semplicemente non esistevano.
    Non avevano il diritto al voto e nemmeno alla loro vita, in quanto ad esempio in caso di parto difficoltoso era il marito che aveva il diritto di decidere tra la vita della moglie o del nascituro.
    La moglie restava là tra le sue doglie, ad attendere che il marito, bontà sua, decidesse della sua vita.

    La sessualità femminile non esisteva.
    Alla donna non era concesso provare piacere nell’atto e nel caso doveva mascherarlo o fingere nonchalance, che il dogma era ‘non lo fo per piacer mio ma per far contento Dio’ in quanto il rapporto aveva esclusivamente la funzione di soddisfare le voglie del marito o di procreare, accontentare Dio nella procreazione.
    La donna non poteva neppure sedersi a tavola assieme agli uomini, (quanti di noi avranno notato tutt’ora le nonne mangiare da sole!) ma dopo averli serviti si accucciavano in un angolo e consumavano frugalmente qualche avanzo.
    Avevano scuole separate, femminili, dove veniva loro insegnato ad essere donne, appunto.

    Era poi opinione comune che non fosse indicato per le donne continuare gli studi o peggio arrivare all’università.
    Si riteneva che studiare fosse contro la loro natura e che potesse farle impazzire.
    Le donne dovevano accontentarsi del semplice ruolo di “ornamento della società” ed essere subordinate ai mariti.
    L’obbedienza era tutto ciò che si richiedeva da loro.

    Fino a qualche anno fa (19 maggio 1975, riforma diritto di famiglia) al marito era concesso l’adulterio ma non alla moglie, che era perseguita per legge.

    L’art. 587 del codice penale prevedeva pene irrisorie per chi uccidesse la moglie, la figlia o la sorella al fine di difendere “l’onor suo o della famiglia” e specialmente nel sud era una mattanza, quasi cessata con l’aumento di pena.

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porcherie di donne ¤ che fare in caso di moglie fedifraga ¤