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	<title>Blog di Andrez &#187; max0005</title>
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	<description>Riflessioni ed osservazioni sulla società e l&#039;impegno civile</description>
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		<title>In Memoria</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 19:38:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>max0005</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[Amy Whinehouse]]></category>
		<category><![CDATA[strage Norvegia]]></category>
		<category><![CDATA[strage Oslo]]></category>

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		<description><![CDATA[Pochi giorni fa ad Oslo, capitale della Norvegia, hanno perso la vita quasi cento civili; Ancora una volta il mondo si ritrova vittima del terrorismo. A questo evento io, e molti altri autori dei vari &#8220;Blog Indipendenti&#8221;, abbiamo già donato le nostre riflessioni. Ieri è morta Amy Whinehouse, cantante. I media hanno preferito lei alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://img204.imageshack.us/img204/9132/rose1vr.jpg" alt="" width="181" height="113" />Pochi giorni fa ad Oslo, capitale della Norvegia, hanno perso la vita quasi cento civili; Ancora una volta il mondo si ritrova vittima del terrorismo. A questo evento io, e molti altri autori dei vari &#8220;Blog Indipendenti&#8221;, abbiamo già donato le nostre riflessioni.</p>
<p>Ieri è morta Amy Whinehouse, cantante. I media hanno preferito lei alle decine di vittime vittime Scandinave. Ieri Facebook pullulava di link alla sua memoria, pochissimi quelli facenti riferimento alla Norvegia. Moltissimo gli utenti che cambiavano la propria foto profilo in un ritratto della cantante, molti meno quelli che utilizzavano il proprio avatar per mostrare la propria solidarietà ai defunti.</p>
<p>Stasera avevo in programma un articolo sulle diverse concenzioni di &#8220;dittatura&#8221; e &#8220;democrazia&#8221; ma, leggendo ancora una volta le testimonianze dei sopravvissuti al massacro, non ce l&#8217;ho fatta. Per stasera, preferisco lasciare una canzone alla memoria.</p>
<p>&#8220;<em>Pink Floyd &#8211; Wish You Were Here</em>&#8221;</p>
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		<title>La Colomba Caduta</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 13:02:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>max0005</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi ricordo di Oslo, ci sono stato all&#8217;età di dieci anni, in inverno. Mi ricordo che era una delle prime volte che vedevo la neve, e la prima che ne vedevo così tanta. Mi ricordo guardare dal finestrino dell&#8217;aereo, e non credere ai miei occhi, tanto era immensa la distesa bianca, tanto era grande da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://img9.imageshack.us/img9/3214/snowflakered.gif" alt="" width="263" height="288" />Mi ricordo di Oslo, ci sono stato all&#8217;età di dieci anni, in inverno. Mi ricordo che era una delle prime volte che vedevo la neve, e la prima che ne vedevo così <em>tanta</em>. Mi ricordo guardare dal finestrino dell&#8217;aereo, e non credere ai miei occhi, tanto era immensa la distesa bianca, tanto era grande da coprire l&#8217;orizzonte. Mi ricordo come aspettassi con impazienza l&#8217;arrivo dei bagagli al nastro trasportatore, temendo che, nel frattempo, la neve si sciogliesse. Mi ricordo, sopratutto, <em>l&#8217;atmosfera</em>. C&#8217;erano bambini delle mie età, ma anche più piccoli, sette, otto, nove anni che andavano ai parchi da soli. Mi ricordo un autista dell&#8217;autobus aiutare una bambini di appena undici anni a caricare uno slittino, più grande di, lei su uno dei sedili posteriori. Una calma ed una tranquilità innaturali, qualcosa che per me, che pure non venivo da un paese &#8220;in rivoluzione&#8221;, sembravano appartenere ad un altro mondo.</p>
<p>Ieri, leggendo della strage di Oslo, non ci volevo credere. Autobombe, terrorismo, estremismi, al-Qaida sembravano terrori appartenenti ad altre nazioni. Erano termini legati agli Stati Uniti d&#8217;America dell&#8217;Amministrazione Bush, all&#8217;11 Settembre 2001, alla guerra in Iraq e, prima ancora, in Afghanistan e Vietnam. In tempi più recenti abbiamo ancora una volta vissuto le stesse situazioni in Egitto, Tunisia, Yemen e Libia, nella risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e nell&#8217;Italia che offriva le proprie basi aeree alle forze militari NATO.</p>
<p>Le stragi in Medio Oriente aprivano la giornata ed accompagnavano le nostre letture silenziose nel metrò, andando al lavoro, verso pranzo la Banca Europea annunciava il prossimo default della Grecia, e la cena era condita dai deliri del nostro Presidente del Consiglio che farneticava di surreali riprese economiche e sociali. Ma questo no, non me l&#8217;aspettavo.Sembrava che il mondo fosse diviso in due. &#8220;Di la&#8221;, gli altri, quelli immerasi in perenni conflitti, &#8220;di qua&#8221;, tutti gli altri, quelli che continuavano con la propria vita e che, occasionalmente, davano una sbirciata al loro mondo cugino. E&#8217; un pensiero sbagliato ma, cosa ci volete fare, quando il bollettino di guerra diventa tanto regolare quanto i risultati del calcio, forse perde un po&#8217; del suo effetto. Notizie &#8220;dal fronte&#8221; non sorprendevano più, erano entrate a far parte della routine quotidiana, qualcosa che c&#8217;era ormai da decenni e, probabilmente, avrebbe continuato ad esistere per i nostri nipoti.</p>
<p>Invece, ieri, hanno &#8220;violato il confine&#8221;. Hanno colpito a Nord, e mi immagino parecchie persone chiedere al loro vicino &#8211; &#8220;Oslo? Dov&#8217;è? Nel deserto? La nuova base ai al-Qaida in Libia?&#8221; &#8211; Siamo tanto abituati a pensare al terrorismo come a qualcosa &#8220;di la&#8221; che non riusciamo a comprendere che sia, purtroppo, arrivato anche &#8220;di qua&#8221;; E ora che finalmente <em>è</em> arrivato, in media iniziano a chiedersi, chiederci, <em>perché</em>? Stranamente, alcuni iniziano a porsi delle domande. Iniziano a chiedersi chi ci sia dietro a questi attacchi (Perché, in fondo, per metà delle emittenti televisive ogni gruppo è al-Qaida e ogni pistola è un AK-47&#8230;) e, sopratutto, <em>le ragioni</em> dietro a questi attacchi.</p>
<p>Che cosa simpatica, è dagli anni &#8217;80 che si parla di instabilità in Medio Oriente, ma è solo 30 anni dopo che le persone si accorgono cosa sia davvero questa <em>instabilità</em>. O meglio, qualcuno se n&#8217;è accorto nel 2001, ma i media l&#8217;anno molto rapidamente trasformata in un gigantesco &#8220;Grande Fratello di Guerra&#8221;, <em>hence</em>, privandolo di ogni reale significato. Così è andata anche per le esplosioni nella metropolitana di Londra, fino alla Primavera Araba di pochi mesi fa. Oggi, dieci anni  dopo quel Martedì nero, ci svegliamo scioccati. Ad essere colpito non è più un gigante della guerra al terrorismo, ma uno dei paesi che hanno vissuto questi ultimi anni <em>in incognito</em>, la cui colpa più grande è quella di essere geograficamente appartenente all&#8217;Europa. Politicamente parlando, dell&#8217;Unione Europea non ne fa neppure parte&#8230;</p>
<p>Ma questa volta, come ce la monteranno i media?  Non possono più dare la colpa al gruppo di Bin Laden, nè possono puntare il dito al Cristianesimo, nonostante la matrice Cristiana dell&#8217;attentato (Vi immaginate la reazione in Santa Sede?), <em>e quindi</em>? Quindi, potrebbe forse essere la volta buona perché un numero sostanziale di persone inizino a ragionare sulle ragioni, sui motivi che stanno alla base delle violenze, delle insurrezioni e delle rivoluzioni degli scorsi decenni? Magari, forse, potrebbero anche iniziare a domandarsi il ruolo che l&#8217;Occidente, le &#8220;<em>western democracies</em>&#8221; hanno avuto in tutto questo. Forse, allora, si potranno iniziare ad avere dei risultati tangibili, invece che un continuo tira e molla fra nazioni che ritirano e nazioni che inviano soldati al fronte, a morire.</p>
<p>Non è più inverno, e dove io vedevo neve ora ci sono sicuramente prati fioriti ma, nella mia immaginazione, pensando ad una Oslo devastata rivedo gli stessi parchi dove giocavano i bambini, questa volta cosparsi di neve rossa.</p>
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		<title>Dite di noi</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 20:15:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>max0005</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dite di noi che siamo una generazione perduta, una generazione senza valori morali, religiosi o laici che siano, una generazione senza memoria storica, una generazione senza ideali ed incapace di pensare. Quando usciamo per strada, siete veloci a puntare il dito, siete veloci a commentare il nostro modo di vestirci, di pettinarci, di parlare o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://img855.imageshack.us/img855/2152/pastpresentfuture.jpg" alt="" width="320" height="300" />Dite di noi che siamo una generazione perduta, una generazione senza valori morali, religiosi o laici che siano, una generazione senza memoria storica, una generazione senza ideali ed incapace di pensare. Quando usciamo per strada, siete veloci a puntare il dito, siete veloci a commentare il nostro modo di vestirci, di pettinarci, di parlare o di relazionarci l&#8217;uno con l&#8217;altro. Siete i primi che condannano i nostri vizi adolescenziali: Il fumo, l&#8217;alcol, le discoteche, le notti brave&#8230; Non tutti voi, ma molti, ritengono che siamo una generazione senza speranze, un esercito di condannati, un folle massacro di suicidi.</p>
<p>Non intendo discutere con voi. Coloro che erano aperti al dialogo, hanno già parlato, ed alcuni hanno pure cambiato idea. Gli altri, quelli ai quali scrivo, temo resteranno per sempre chiusi nelle loro convinzioni. E allora perché scrivere? Perché qualcosa scritto inutilmente è comunque meglio di qualcosa di <em>non scritto</em>. Scrivo, anche, per tentare di dare una risposta convincente a tutti coloro i quali vogliono rassegnarci ad un <em>futuro senza futuro</em>. Infine, scrivo perché oggi, su un treno qualsiasi, ho avuto l&#8217;ennesimo esempio della superficialità dei nostri concittadini.</p>
<p>Da dove cominciare? Difficile prendere una decisione. Ci sarebbe davvero tanto da dire. Penso che inizierò da dove ho aperto l&#8217;articolo, ovvero che noi siamo una generazione senza valori morali. E&#8217; davvero così? Davvero ci credete un&#8217;orda di corpi senz&#8217;anima; Dei robot che si nutrono di musica elettronica, fumi di tabacco e composti chimici vari? In noi non vedete null&#8217;altro? Se davvero fosse così, pulitevi gli occhi. Anche noi siamo capaci di provare sentimenti. Mi ricordo che, qualche tempo fa, lessi un articolo su un certo blog. Era lo sfogo di una ragazza sedicenne, ora sarà ormai adulta, non mi ricordo le testuali parole, ma il contenuto era pressappoco questo: &#8220;&#8230;perché noi sappiamo che se domani moriremo, ci sarà qualcuno che piangerà la nostra scomparsa. Sappiamo che se domani non cammineremo più questo mondo, i nostri compagni, quelli coi capelli rasta, quelli col corpo storpiato da tatuaggi, piangeranno la nostra scomparsa. Io so che se domani non fossi più fra voi, cento canne e mille vapori di oppio non basterebbero a cancellare dai vostri occhi la mia memoria.&#8221;</p>
<p>E se è vero che una rondine non fa primavera, è altrettanto vero che uno stormo di rondini annuncia l&#8217;estate. Dite che non abbiamo valori morali? Ma voi cosa intendete per valori morali? Si, è vero, non siamo tutti dei filosofi, anzi, dubito che fra di noi si annidi qualche Platone, Socrate o Aristotele degli anni 2000. Forse nessuno di noi riscriverà &#8220;La Repubblica&#8221;, può darsi che da noi non arrivi un nuovo &#8220;Manifesto Comunista&#8221; e, spero sicurmente, il prossimo &#8220;Mein Kampf&#8221; non sarà opera nostra&#8230; E quindi? Se pensate che per avere dei valori morali bisogni essere la punta di diamante della filosofia, allora siete voi a sbagliare.</p>
<p>Valori morali significa saper vedere il mondo con gli occhi del prossimo, sapere quando un amico ha bisogno di aiuto, accorgersi che qualcosa <em>non sta andando</em>, che bisogna <em>intervenire</em>, e che bisogna farlo <em>non</em> per una ricompensa in termini di denaro o potere, ma per la nostra stessa dignità. Ma come sarebbe a dire che non abbiamo valori morali? <em>Noi</em> c&#8217;eravamo a manifestare. Non tutti eravamo in piazza, io per primo non appoggio i &#8220;mob da piazza&#8221;, ma in qualche modo c&#8217;eravamo tutti. C&#8217;era chi cantava, chi scriveva, chi leggeva e chi studiava. C&#8217;era chi aiutava un amico che aveva perso il lavoro, chi si batteva per i diritti del vicino immigrato, e gli altri che attaccavano volantini in giro per la città. Ma questi non sono valori morali? Cosa sono allora?</p>
<p>Certo, a volte anche noi sbagliamo. Voi non avete mai sbagliato? A volte qualcuno di noi si appoggia al Fascismo di Mussolini, al Comunismo di Stalin o di Mao, al Nazismo di Hitler, a volte appoggiamo le guerre sbagliate, c&#8217;erano, fra noi, quelli che hanno appoggiato le &#8220;missioni&#8221; in Afghanistan, in Iraq ed in Libia. Però il termini &#8220;sbagliato&#8221; non ci piace molto. E&#8217; vero, spesso lo usiamo a sproposito, ma dentro di noi sappiamo che l&#8217;altro ha diritto alle proprie opinioni quanto noi stessi. E per questo lo rispettiamo, come persona e come individuo, nonostante non siamo d&#8217;accordo con quello che pensa, e continuiamo a frequentarlo, ad aiutarlo e, possibilmente, ad essergli amico. Voi questo non lo fate, ogni giorno vi sputate addosso per qualunque banalità. Poche sere fa, alla cassa di un supermercato, una signora ha attaccato con insulti razziali un innocente commesso la cui famiglia era di origine Africana, tutto questo perché quest&#8217;ultimo aveva omesso dieci centesimi dal resto. Voi arrivate a tanto, per dieci centesimi. Poi però venite a parlare <em>a noi</em> di valori morali.</p>
<p>Valori religiosi. Come potete parlarci di valori religiosi quando non siete pronti ad accettare la libertà di culto e fede? Quando vedo manifestazioni contro l&#8217;edificazione di una moschea, di una sinagoga, di un centro di meditazione buddista, poi siamo noi quelli a cui mancano i valori religiosi? Mi tornano in mente le parole di Margherita Hack&#8230; &#8220;<em>Noi atei crediamo di dover agire secondo coscienza per un principio morale, non perché ci aspettiamo una ricompensa in Paradiso.</em>&#8221; Anche se penso che queste parole si applichino non solo agli atei, ma anche a tutti coloro che agiscono semplicemente per il bene degli altri, senza avere necessariamente un &#8220;secondo fine&#8221;: Il Paradiso.</p>
<p>Quanto ai &#8220;vizi&#8221;, qui non vorrei neppure commentare. Che uno sia necessariamente malvagio se fuma o beve? Non penso. Tutte le generazioni sono cadute vittime di qualche vizio, e la nostra non fa e nè farà eccezzione. Stigmatizzarci perché alcuni di noi bevono, fumano una sigaretta o ballano al ritmo di una musica elettronica non è una presa in giro, è un insulto alla nostra ed alla vostra intelligenza. Cosa volete? Una marcia di bambini-manichini stile college Inglese dell&#8217;ottocento? Quei tempi sono, fortunatamente, finiti.</p>
<p>Potremmo parlare ancora molto. Voi esporreste i vostri punti di vista, ed io i miei. Vorrei però porvi una domanda. Quanti, di noi, provocano negli altri autentico dolore? Si, ogni tanto i media echeggiano qualche caso di bullismo, qualche raptus di violenza, ma sono casi isolati. Voi, la vostra immacolata generazione, ha combattuto due guerre mondiali; Scatenato il potere dell&#8217;atomo su due metropoli Giapponesi; Commesso crimini contro l&#8217;umanità quali il genocidio degli Ebrei e quello degli Armeni; Permesso che le memorie storiche di intere popolazioni venissero cancellate; Promosso orrende ingiustizie quando esse consentivano l&#8217;avverarsi dei vostri desideri economici; Tollerato dittature, massacri, stupri, invasioni e morte senza muovere un dito; Ostacolato ogni organo internazionale che si posizionasse fra voi e la vostra economia, <em>ma poi siamo noi senza valori morali</em>.</p>
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		<title>Felicità 3&#215;2</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 19:14:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>max0005</dc:creator>
				<category><![CDATA[Io, famiglia e sentimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Questione morale]]></category>
		<category><![CDATA[Stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>

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		<description><![CDATA[Scrivo questo articolo come lettera, indirizzata ad un mio amico, come risposta ad una discussione iniziata qualche sera fa durante un aperitivo. In quel momento non ho avuto tempo di riflettere abbastanza da poter dare una risposta soddisfacente, spero di poter rimediare ora. Caro S., Devo ammettere che quanto tu mi dicesti che la felicità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft" src="http://img560.imageshack.us/img560/5441/felicit1.jpg" alt="" width="322" height="320" />Scrivo questo articolo come lettera, indirizzata ad un mio amico, come risposta ad una discussione iniziata qualche sera fa durante un aperitivo. In quel momento non ho avuto tempo di riflettere abbastanza da poter dare una risposta soddisfacente, spero di poter rimediare ora.</em></p>
<p>Caro S.,</p>
<p>Devo ammettere che quanto tu mi dicesti che la felicità non si può raggiungere, mi lasciasti abbastanza sorpreso. In primo luogo, perché è un pensiero, a mio parere, molto triste, e non mi aspettavo di riscontrarlo in molte persone, ancor meno in una persona della nostra età. In secondo luogo, perché intuivo che era una conclusione alla quale eri giunti dopo una certa quantità di ragionamento, quindi, qualcosa di cui eri realmente convinto, e non una massima buttata li per riscaldare la serata. Ma ancora più dell&#8217;affermazione, mi colpì il tono con il quale la pronunciasti, quasi di rassegnazione.</p>
<p>Ecco, allora, che rinnovo l&#8217;invito che ti feci quella sera: Parliamone. Quella sera dicevi che la felicità non si può raggiungere perché, nel momento stesso in cui tu raggiungi il punto dove essa sostava fino ad un attimo prima, essa ha già fatto uno scarto in avanti. Ovvero, appena si conquista un traguardo, la bandiera d&#8217;arrivo sventola già su quello successivo. Permettimi di dire che non condivido in pieno questo pensiero. Cosa significa che la felicità ha fatto un &#8220;salto&#8221; in avanti? Secondo me, vuol dire che, appena guadagnato qualcosa, vogliamo già qualcos&#8217;altro. Qualcosa di meglio, di più pregiato o prezioso. Se questo fosse il caso, saremmo davvero dei bambini viziati. Saremmo quel tipo di piccolini che, appena preso un mano un cono gelato, lo buttano a terra ordinando alla nonna di comprargliene uno più grande. E poi uno più grande ancora. Fino a quando non tentano di portarsi via l&#8217;insegna stessa della gelateria, anche quest&#8217;ultima forma di cono gelato. Ovviamente, non riuscendoci, restano per ore a fissare l&#8217;insegna che brilla luminosa qualche metro sopra le loro teste. Allettante, certo, ma fisicamente irraggiungibile.</p>
<p>Allora, forse, verrebbe da pensare che al bambino non interessi veramente il gelato, ma che, in realtà, ambisca unicamente al &#8220;mito della grandezza&#8221;. Cosa vuol dire? Il nostro bambino, che potrebbe però in questo caso essere chiunque in un qualsiasi contesto, non è veramente interessato nel gelato. Se lo fosse, si sarebbe fermato al primo cono che gli veniva comprato e sarebbe stato contento. Quello che lui voleva era un gelato <em>grande</em>. Ma perché grande? Forse che a casa i genitori lo affamino? No. O almeno, facciamo finta che non sia così. Semplicemente, perché siamo stati abituare che &#8220;di più&#8221; sia meglio; Che &#8220;più grande&#8221; sia meglio; Che &#8220;più costoso&#8221; sia meglio; Che &#8220;più tardi&#8221; sia meglio; Che &#8220;più alcolico&#8221; sia meglio&#8230; &#8230;Che &#8220;più lungo&#8221; sia meglio!!!</p>
<p>E in questo caso l&#8217;oggetto passa completamente in secondo piano. Non si sceglie più qualcosa perché è &#8220;buono&#8221;, si sceglie perché è &#8220;migliore&#8221;, sperando inconsciamente che non sia solo &#8220;migliore&#8221;, ma che sia il &#8220;meglio assoluto&#8221;. Non soltanto questo. Oltre ad averci convinto che non ci basta avere quello che ci serve, ci serve di più, ci hanno anche convinto che non dobbiamo essere felici se abbiamo quello che ci serve. Perché no? Perché quello che ci serve non è quello che ci serve. Sembra contraddittoria come frase, eppure è proprio così.</p>
<p>Ci avete mai fatto caso? Appena comprate qualcosa, qualsiasi cosa essa sia, vi rendete conto che non è <em>esattamente</em> ciò che volevate. Cioè, c&#8217;era quell&#8217;altra edizione che&#8230; Quell&#8217;altro gadget che&#8230; Quell&#8217;adattatore che&#8230; &#8230;Che <em>proprio</em> ci serve per rendere completo il nostro acquisto. Eppure al momento dell&#8217;acquisto eravamo sicuri che l&#8217;oggetto avesse tutte le caratteristiche che noi volevamo avesse. E ora? L&#8217;oggetto è cambiato nel viaggio dal negozio al nostro appartamento. Evidentemente no. E&#8217; cambiato il nostro bisogno.</p>
<p>Cioè? Ebbene, le cose stanno così, voi non avevate realmente <em>bisogno</em> di quella cosa. A meno che non steste morendo di fame, sete o freddo e foste realmente a rischio di passare a miglior vita, è probabile che avreste potuto anche farne a meno&#8230; Ma allora, perché lo avete comprato? Semplice, è sempre per il &#8220;mito della grandezza&#8221;. E&#8217; instillato in noi un sorta di istinto che continua a sussurrarci frasi tipo: &#8220;Guarda, il tuo vicino ha una macchina nuova, prendine una anche tu.&#8221; &#8211; &#8220;Hai assolutamente bisogno di comprare quella televisione.&#8221; &#8211; &#8220;Ti serve una seconda casa.&#8221; , Ovvero, che per <em>essere qualcuno</em> dobbiamo <em>avere</em>.</p>
<p>Ma non dobbiamo soltanto avere, dobbiamo avere il meglio. Ora, se mi permettete una piccola deviazione pseudo-matematica&#8230; Il &#8220;meglio&#8221; sarebbe una misura di qualità, ma la qualità non è una quantità mono-dimensionale. Non la misuri su una scala da uno a cento. Ci sono tante sfumature di qualità, ognuna delle quali si muove in modo diverso, punta in una direzione differente. E&#8217; possibilissimo che, in certi casi, una certa qualità determini l&#8217;assenza di un&#8217;altra. Ovvero, pensare di trovare un qualcosa che sia il massimo sotto tutti i punti di vista non è solamente utopistico, ma semplicemente illogico. Sarebbe come volere il ghiaccio caldo, l&#8217;acqua in polvere o un fuoco che &#8220;faccia buio&#8221;.</p>
<p>Eppure non ce ne rendiamo conto. In balia di questa &#8220;necessità&#8221; non meglio definita, che ci impone di &#8220;avere il meglio&#8221;, qualsiasi cosa noi vediamo conquista, per qualche momento, il centro delle nostre esistenze. Quando noi stiamo per fare un acquisto, è logico che cerchiamo di convincerci che quello che stiamo per comprare <em>sia</em> quello del quale abbiamo bisogno. Ovvero, dobbiamo giustificare a noi stessi la scelta di comprare quell&#8217;oggetto. Una volta comprato, ci rendiamo conto che quell&#8217;oggetto non soddisfa le nostre esistenze. Questo perché non avevamo esigenze in partenza, solamente una vaga necessità di avere&#8230; E per questo ci lasciamo illudere in &#8220;Sconti di felicità al 3&#215;2, solo oggi!&#8221;</p>
<p>Quindi perché non riusciamo ad essere felici? Secondo me, a causa di ciò che ho scritto. Perché ci siamo illusi che la felicità derivi dall&#8217;adempimento del &#8220;mito della grandezza&#8221;, un mito che non può essere raggiunto in quanto è esso stesso illogico. Il &#8220;meglio assoluto&#8221;, ciò che sarebbe richiesto dal &#8220;mito della grandezza&#8221;, non esiste. Scopriremo sempre qualcosa che ci apparirà migliore di cioè che abbiamo, e l&#8217;ideale rimarrà sempre sospeso qualche metro sopra di noi, esattamente come l&#8217;insegna della gelateria per il nostro bambino&#8230; E noi, come il bambino, continueremo a gettare coni gelato per terra&#8230;</p>
<p>Che cosa si può quindi fare? Forse, ed è solo un mio forse, fermarci un attimo. Come dice Pavese, &#8220;poggiare la testa&#8221;. Riflettere su quello che abbiamo, e su ciò del quale abbiamo realmente bisogno. E chiederci se ciò che stiamo ottenendo sia davvero ciò che vogliamo. E se così non fossi, chiederci cosa possiamo fare perché lo diventi. E non parlo solo di beni materiali.</p>
<p>Concludo con una citazione di Pavese, tratta da &#8220;Dialoghi con Leucò&#8221;:</p>
<blockquote><p>Ma se tu non rinunci ai tuoi ricordi e ai sogni, se non deponi la smania e non accetti l’orizzonte, non uscirai da quel destino che conosci.</p></blockquote>
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		<title>Ciao, B&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 12:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>max0005</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro B., Oggi hai annunciato che nel 2013 non ti ricandiderai come Presidente del Consiglio nè, tanto meno, tenterai la scalata al Quirinale. In poche parole, ti ritirerai in una delle tue ville e farai il &#8220;nonno&#8221;. Cioè, non è che sparirai dall&#8217;oggi al domani, hai già annunciato che organizzerai la campagna elettorale del tuo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://img706.imageshack.us/img706/5806/lapr940990052570.jpg" alt="" width="200" height="258" />Caro B.,</p>
<p>Oggi hai annunciato che nel 2013 non ti ricandiderai come Presidente del Consiglio nè, tanto meno, tenterai la scalata al Quirinale. In poche parole, ti ritirerai in una delle tue ville e farai il &#8220;nonno&#8221;. Cioè, non è che sparirai dall&#8217;oggi al domani, hai già annunciato che organizzerai la campagna elettorale del tuo successore, e che farai da &#8220;papà esperto&#8221; ai giovani della politica. Eppure, per quanto tu possa rimanere coinvolto nella politica, sarà strano non vedere la tua faccia nei titoli d&#8217;apertura di ogni TG, sarà strano non vedere il tuo nome (O cognome, pardon&#8230;) pubblicato a caratteri cubitali in testa ad un qualsiasi giornale&#8230; Che dire B., ci mancherai, mancherai a tutti, piangeremo non udendo più i tuoi discorsi.</p>
<p>Ci mancherà non avere più un &#8220;leader&#8221; che ci dica che tutto va bene, che annunci la risoluzione di tutti i problemi entro il fine settimana, che ci prometta una crescita economica senza pari entro il Natale seguente. Ci sentiremo persi quando il prossimo PDC convocherà una conferenza stampa per annunciare la più grande crisi economica che il paese abbia mai visto. Ci mancherà anche sapere che è colpa dei comunisti, e non avere più nessuno con cui prendercela, salvo noi stessi.</p>
<p>Ci mancheranno le tue riforme al settore pubblico. Sicuramente, vista la crisi economica che si svilupperà dopo la tua uscita, il tuo successore sarà obbligato ad intervenire. Tuttavia, non potendo eguagliare le tue capacità e poiché sicuramente non avrà il tuo talento, non sarà capace di &#8220;riformare&#8221; come facevi tu. Ecco che ci saranno i tagli, e che tagli. Sarà la fine della &#8220;ridistribuzione delle risorse&#8221;, sarà la fine delle &#8220;riforme&#8221;, andrà tutto a rotoli. Tu, che con un fazzoletto coprivi un letto matrimoniale; E poi tu te ne andrai, ed irrimediabilmente noi ci troveremo con la coperta troppo corta. Ecco, cosa potremo coprire con quel misero fazzoletto di fondi pubblici che ci lasci? Solo tu ci potevi convincere che anche senza coperta d&#8217;inverno si dorme caldi&#8230;</p>
<p>E poi B., pensa alla scuola. Tu, che sapevi sempre quali erano le priorità, che sapevi sempre imporre il tuo ordine del giorno al governo. Penso che, se non fosse stato per te, e per i tuoi &#8220;alleati&#8221; della Lega, oggi nelle classi Italiane potrebbero non esserci più i crocifissi. Io vedevo l&#8217;opposizione che voleva discutere i fondi da allocare, la questione dei precari, le classi troppo affollate, il riscaldamento che a tratti mancava per settimane da certi istituti&#8230; Ma tu no, come ci convincevi che un straccio di fondi pubblici avrebbero coperto l&#8217;intero paese, anche ci rassicuravi, ci convincevi che i valori spirituali ovviassero a qualsiasi altro problema. Mi ricordo, B., come tu per due mesi bloccasti il governo per evitare che quello <em>scempio</em> di riforma passasse. E quando infine non passò, rassicurato dalla permanenza dei nostri &#8220;simboli nazionali&#8221; nelle aule, constatasti che non c&#8217;era bisogna di affrontare gli altri problemi, perché il peggio era passato, e ora bastava &#8220;avere fede&#8221;&#8230;</p>
<p>Tu, che eri sempre a Palazzo Chigi, che nulla al mondo di avrebbe levato di li, tanto che tentasti di promulgare una legge che ti avrebbe salvato anche dall&#8217;incubo delle ingiuste condanne&#8230; Te lo ricordi B., quando cercavi di immunizzarti da qualsiasi processo, da qualsiasi condanna? Tu, che avevi sempre un giusto &#8220;legittimo impedimento&#8221;, ma che quell&#8217;opposizione tanto malvagia ha fatto tanto da riuscire a bloccarti&#8230; Tu, che arrivasti a tanto da dover proteggere i pochi soldi che riuscivi a mettere da parte invocando uno scudo fiscale, soldi che regolarmente venivano investiti sulla riabilitazione di povere immigrate straniere. Tu, che dedicavi le tue serate, le tue notti, sacrificavi tutto pur di poter stare con loro&#8230; E quante possibilità tu gli desti. Autisti privati, gioielli&#8230; Tu più di tutti hai investito sugli stranieri.</p>
<p>E a proposito di stranieri, B., c&#8217;è pure chi ti accusa di avere, in passato, stretto amicizia con l&#8217;ex leader Libico Gheddafi&#8230; Ma B., come si possono dire queste cose? Proprio tu, il capo di un paese che per primo ha offerto le proprie basi aereonautiche come appoggio ai bombardamenti alleati. E&#8217; una vergogna che si possa pensare questo di te, concordi?</p>
<p>Ma in fondo, B., delle voci degli altri poco importa, no? La tua è sempre stata la più dolce, la più sincera&#8230; Sicuramente la più forte!!! Ti ricordi di quando andavi in onda all&#8217;ora di punta, contemporaneamente su quattro o cinque reti? Ti ricordi di quanto tentasti di passare la &#8220;legge bavaglio&#8221;? Ti ricordi di pochi giorni fa, quando non facesti niente riguardo alla delibera AGCOM? Ti sei sempre assicurati che la voce della ragione e della giustizia, la tua, sovrastasse le altre.</p>
<p>E infine, B., ci lasci. C&#8217;è chi dice che è perché qualche mese fa i tuoi candidati sono stati sconfitti a Napoli e Milano&#8230; C&#8217;è chi dice che è perché neanche questa volta hai risolto il prosblema dei rifiuti al Sud&#8230; C&#8217;è anche chi dice che è perché, nonostante tutti, il quorum è stato raggiunto su tutti e quattro i referendum&#8230; C&#8217;è persino chi dice, immagina, che è perché tu sappia che perderesti le prossime elezioni&#8230;</p>
<p>Ma non importa B., noi sappiamo la verità&#8230; Sappiamo che se tu lasci la carica, è solo perché ambisci a qualcosa di più, ad una posizione dalla quale poter <em>veramente</em> fare il bene del tuo paese. E io sono sicuro, B., che anche questa volta ce la farai, e che un giorno, guardando in alto, vedremo te&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://img714.imageshack.us/img714/8334/berlusconidio.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
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		<title>The Hacker&#8217;s Manifesto &#8211; 25 Years Later</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 17:18:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>max0005</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A 25 Anni dall&#8217;&#8221;Hacker Manifesto&#8221;, alla vigilia della delibera AGCOM, cosa abbiamo da dire a nostra discolpa? Internet è stato creato nelle università Americane, ma è nato nelle ideologie dei primi internauti, degli hacker, quelli veri. E se oggi pensando agli hacker ci immaginiamo un matrix intento a violare database bancari, un terminal con cascate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft" src="http://img812.imageshack.us/img812/834/cyberworldbusiness.jpg" alt="" width="448" height="296" />A 25 Anni dall&#8217;&#8221;Hacker Manifesto&#8221;, alla vigilia della delibera AGCOM, cosa abbiamo da dire a nostra discolpa? Internet è stato creato nelle università Americane, ma è nato nelle ideologie dei primi internauti, degli hacker, quelli veri. E se oggi pensando agli hacker ci immaginiamo un matrix intento a violare database bancari, un terminal con cascate di simboli verdi, o qualche ragazzino che ha mangiato troppa pizza, è perché abbiamo sbagliato tutto.</em></p>
<p><em>Condivido, ma faccio solo da portavoce perché il messaggio non è mio.</em></p>
<p><em> </em></p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>The Hacker Manifesto</em></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>by</em></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>+++The Mentor+++</em></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>Written January 8, 1986</em></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>Another one got caught today, it&#8217;s all over the papers. &#8220;Teenager Arrested in Computer Crime Scandal&#8221;, &#8220;Hacker Arrested after Bank Tampering&#8221;&#8230;</em></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>Damn kids. They&#8217;re all alike.</em></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>But did you, in your three-piece psychology and 1950&#8242;s technobrain, ever take a look behind the eyes of the hacker? Did you ever wonder what made him tick, what forces shaped him, what may have molded him?</em></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>I am a hacker, enter my world&#8230;</em></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>Mine is a world that begins with school&#8230; I&#8217;m smarter than most of the other kids, this crap they teach us bores me&#8230;</em></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>Damn underachiever. They&#8217;re all alike.</em></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>I&#8217;m in junior high or high school. I&#8217;ve listened to teachers explain for the fifteenth time how to reduce a fraction. I understand it. &#8220;No, Ms. Smith, I didn&#8217;t show my work. I did it in my head&#8230;&#8221;</em></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>Damn kid. Probably copied it. They&#8217;re all alike.</em></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>I made a discovery today. I found a computer. Wait a second, this is cool. It does what I want it to. If it makes a mistake, it&#8217;s because I screwed it up. Not because it doesn&#8217;t like me&#8230; Or feels threatened by me.. Or thinks I&#8217;m a smart ass.. Or doesn&#8217;t like teaching and shouldn&#8217;t be here&#8230;</em></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>Damn kid. All he does is play games. They&#8217;re all alike.</em></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>And then it happened&#8230; a door opened to a world&#8230; rushing through the phone line like heroin through an addict&#8217;s veins, an electronic pulse is sent out, a refuge from the day-to-day incompetencies is sought&#8230; a board is found. &#8220;This is it&#8230; this is where I belong&#8230;&#8221; I know everyone here&#8230; even if I&#8217;ve never met them, never talked to them, may never hear from them again&#8230; I know you all&#8230;</em></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>Damn kid. Tying up the phone line again. They&#8217;re all alike&#8230;</em></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>You bet your ass we&#8217;re all alike&#8230; we&#8217;ve been spoon-fed baby food at school when we hungered for steak&#8230; the bits of meat that you did let slip through were pre-chewed and tasteless. We&#8217;ve been dominated by sadists, or ignored by the apathetic. The few that had something to teach found us willing pupils, but those few are like drops of water in the desert.</em></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>This is our world now&#8230; the world of the electron and the switch, the beauty of the baud. We make use of a service already existing without paying for what could be dirt-cheap if it wasn&#8217;t run by profiteering gluttons, and you call us criminals. We explore&#8230; and you call us criminals. We seek after knowledge&#8230; and you call us criminals. We exist without skin color, without nationality, without religious bias&#8230; and you call us criminals. You build atomic bombs, you wage wars, you murder, cheat, and lie to us and try to make us believe it&#8217;s for our own good, yet we&#8217;re the criminals.</em></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>Yes, I am a criminal. My crime is that of curiosity. My crime is that of judging people by what they say and think, not what they look like. My crime is that of outsmarting you, something that you will never forgive me for.</em></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 54px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><em>I am a hacker, and this is my manifesto. You may stop this individual, but you can&#8217;t stop us all&#8230; after all, we&#8217;re all alike.</em></div>
<p>The Hacker Manifesto</p>
<p>by</p>
<p>+++The Mentor+++</p>
<p>Written January 8, 1986</p>
<p>Another one got caught today, it&#8217;s all over the papers. &#8220;Teenager Arrested in Computer Crime Scandal&#8221;, &#8220;Hacker Arrested after Bank Tampering&#8221;&#8230;</p>
<p>Damn kids. They&#8217;re all alike.</p>
<p>But did you, in your three-piece psychology and 1950&#8242;s technobrain, ever take a look behind the eyes of the hacker? Did you ever wonder what made him tick, what forces shaped him, what may have molded him?</p>
<p>I am a hacker, enter my world&#8230;</p>
<p>Mine is a world that begins with school&#8230; I&#8217;m smarter than most of the other kids, this crap they teach us bores me&#8230;</p>
<p>Damn underachiever. They&#8217;re all alike.</p>
<p>I&#8217;m in junior high or high school. I&#8217;ve listened to teachers explain for the fifteenth time how to reduce a fraction. I understand it. &#8220;No, Ms. Smith, I didn&#8217;t show my work. I did it in my head&#8230;&#8221;</p>
<p>Damn kid. Probably copied it. They&#8217;re all alike.</p>
<p>I made a discovery today. I found a computer. Wait a second, this is cool. It does what I want it to. If it makes a mistake, it&#8217;s because I screwed it up. Not because it doesn&#8217;t like me&#8230; Or feels threatened by me.. Or thinks I&#8217;m a smart ass.. Or doesn&#8217;t like teaching and shouldn&#8217;t be here&#8230;</p>
<p>Damn kid. All he does is play games. They&#8217;re all alike.</p>
<p>And then it happened&#8230; a door opened to a world&#8230; rushing through the phone line like heroin through an addict&#8217;s veins, an electronic pulse is sent out, a refuge from the day-to-day incompetencies is sought&#8230; a board is found. &#8220;This is it&#8230; this is where I belong&#8230;&#8221; I know everyone here&#8230; even if I&#8217;ve never met them, never talked to them, may never hear from them again&#8230; I know you all&#8230;</p>
<p>Damn kid. Tying up the phone line again. They&#8217;re all alike&#8230;</p>
<p>You bet your ass we&#8217;re all alike&#8230; we&#8217;ve been spoon-fed baby food at school when we hungered for steak&#8230; the bits of meat that you did let slip through were pre-chewed and tasteless. We&#8217;ve been dominated by sadists, or ignored by the apathetic. The few that had something to teach found us willing pupils, but those few are like drops of water in the desert.</p>
<p>This is our world now&#8230; the world of the electron and the switch, the beauty of the baud. We make use of a service already existing without paying for what could be dirt-cheap if it wasn&#8217;t run by profiteering gluttons, and you call us criminals. We explore&#8230; and you call us criminals. We seek after knowledge&#8230; and you call us criminals. We exist without skin color, without nationality, without religious bias&#8230; and you call us criminals. You build atomic bombs, you wage wars, you murder, cheat, and lie to us and try to make us believe it&#8217;s for our own good, yet we&#8217;re the criminals.</p>
<p>Yes, I am a criminal. My crime is that of curiosity. My crime is that of judging people by what they say and think, not what they look like. My crime is that of outsmarting you, something that you will never forgive me for.</p>
<p>I am a hacker, and this is my manifesto. You may stop this individual, but you can&#8217;t stop us all&#8230; after all, we&#8217;re all alike.</p>
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		<title>Allo scoccar dell&#8217;Estate</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 20:17:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>max0005</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ma non vi rendete conto? Non vi rendete conto che ogni anno è la stessa storia, ogni anno è la stessa zuppa che ci servono cotta e stracotta da più di un decennio? Da diverse settimane, forse complice la calura estiva che promuove il proliferare di batteri, una strada malattia si è impossessata dei &#8220;Blog [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://img94.imageshack.us/img94/1562/interstabilimento.jpg" alt="" width="384" height="286" />Ma non vi rendete conto? Non vi rendete conto che ogni anno è la stessa storia, ogni anno è la stessa zuppa che ci servono cotta e stracotta da più di un decennio? Da diverse settimane, forse complice la calura estiva che promuove il proliferare di batteri, una strada malattia si è impossessata dei &#8220;Blog Liberi&#8221;: si chiama <em>Apocalittismo</em>. E&#8217; cominciata con il referendum, una causa più che lodevole, niente da ridire, ma per una settimana sembrava che stessimo votando il destino del mondo, e poi&#8230;? Poi niente, <em>vi abbiamo fatto un quorum così</em>, e ora ce ne andiamo al mare e tanti saluti, qualcuno sa cosa stanno facendo ora su quei quattro quesiti? No? Bene, perché ve lo dico io, assolutamente niente di concreto, ma ai nostri cari politici va più che bene così! In passato avevo già detto che il quarto quesito, il legittimo impedimento, era uno specchietto per allodole, ora mi rendo conto che tutto il referendum lo è stato.</p>
<p>Perché? Perché B. e la sua banda non giocano di <em>fairplay</em>. Non è una partita di scacchi, dove vince il migliore. E&#8217; una partita dove loro scrivono le regole sul momento, e noi perdiamo punti. Sempre, comunque, qualsiasi cosa facciamo. Per un mese non si è parlato d&#8217;altro che del referendum. Ora non si sta parlando di altro che di Napoli, e domani parleremo del TAV e forse (Forse, perché non si voglia che sua maestà si offenda!) dei disordini a Londra. E poi chissà, magari avremo anche spazio per la delibera dell&#8217;AGCOM, anche qui forse, perché Emilio ce la metterà nei termini di: &#8220;I nostri bambini piangono perché non possono più andare su Facebook e chattare con il fidanzatino. Ma passiamo ai bikini delle modelle!&#8221;</p>
<p>E ora, se mi perdonate&#8230; Che Napoli abbia problemi con i rifuti era risaputo. Ogni estate è la stessa storia, e anche ogni inverno, però a noi ce ne parlano solo d&#8217;estate, quando non c&#8217;è altro da dire.  La &#8220;censura&#8221; di Internet è, se mi permettete, pan secco di ieri notte. Forse passerà la delibera, più probabilmente no, ma se neppure gli eredi di Mao sono riusciti a censurare Internet, volete che ci riesca il cavaliere?! Siamo in Italia gente, forse chiuderanno due blog a caso (Che riapriranno dopo due giorni acquistando un nuovo dominio&#8230;) e la cosa cadrà nel dimenticatoio.</p>
<p>Quanto al TAV. Non è esattamente la prima volta che l&#8217;Italia è testimone di proteste violente. Ricordate solo il G8 di Genova di qualche anno fa&#8230; Eppure se ne parla come se fosse la terza guerra mondiale. Però in pochi dicono che i rinforzi dei BB sono arrivati dall&#8217;estero, che non sono Italiani, che sarebbero approdati ovunque ci fossero già disordini, vero?</p>
<p>Cosa voglio dire con tutto questo? Che i problemi di Napoli sono una sciocchezza? Che sono d&#8217;accordo con la &#8220;censura&#8221; di Internet? Che le proteste contro il TAV sono in realtà una cirullina fra amici? No. Al contrario. Voglio dire che è proprio per colpa di questo andazzo che i problemi non si risolvono. Perché ogni anno ci permettiamo le nostre &#8220;settimane di tensione&#8221; in cui i telegiornali affrontano ora l&#8217;uno o l&#8217;altro problema e poi&#8230; Stop. Chi si ricorderà dei rifiuti del sud a Ferragosto? I Napoletani, e basta. Chi si ricoderà della delibera dell&#8217;AGCOM? I due webmaster a cui avranno chiuso il blog, il poveretto a cui YouTube avrà rimosso una puntata del Vlog. Chi si ricorderà dei disordini e delle manifestazioni contro il TAV? Soltanto quelli che avranno preso manganellate in faccia.</p>
<p>Intanto, però, mentre noi sediamo comodi sulle nostre poltrone foderate ad indignarci davanti al televisore (E a guardare tamarroide mezz&#8217;ora dopo, giusto per dirla tutta&#8230;) i problemi <strong>non si risolvono</strong>. Mentre noi ci infiliamo pop-corn in bocca, <em>l&#8217;economica crolla, i servizi pubblici deteriorano, la disoccupazione sale, il sistema scolastico viene smantellato, un pezzo alla volta</em>. Ma sapete quello che è peggio? Che sono ormai anni che noi lasciamo che accada, salvo poi &#8220;ricordarcene&#8221; nelle due settimane di &#8220;vuoto mediatico&#8221;, quando non si sa cos&#8217;altro mandare in onda e si fa finta di fare informazione, proprio allo scoccar dell&#8217;estate.</p>
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		<title>Cittadini del Mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jul 2011 15:47:23 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche anno è di moda il termine &#8220;Cittadini del Mondo&#8221;. Con queste breve parole si vuole indicare qualcuno che non si limita ad appartenere ad una singola città, regione, nazione, società o etnia, ma che abbraccia il mondo nel suo intero. In verità, ciò è molto più facile detto che fatto. Cosa vuol dire essere <em>cittadino del mondo</em>? Riflettendo su questa domanda, sento un eco confuso di parole quali &#8220;Internazionalità&#8221;, &#8220;Tolleranza&#8221;, &#8220;Viaggiare&#8221;, &#8220;Comunicare&#8221;, &#8220;Democrazia&#8221;&#8230; Ma quest&#8217;eco non diventa mai una singola voce, tutto resta il fantasma di un miraggio, un sogno lontano, forse irraggiungibile.</p>
<p>Che bella pretesa&#8230; Vogliamo essere cittadini del mondo, però residenti all&#8217;estero. Vogliamo ottenere la cittadinanza di un paese nel quale non viviamo, che non abbiamo mai visitato e che, forse, non sappiamo neppure esattamente dove sia. Ci chiamiamo progressisti, aperti al dialogo, innovatori, ci vantiamo del nostro essere orientati verso il futuro, della nostra mentalità &#8220;degna dei nostri tempi&#8221;, e poi&#8230; Non riusciamo ad andare a comprare un cartone di latte senza guardare storto un immigrato. Non sappiamo visitare un paese straniero senza rifugiarci a mangiare in una pizzeria Italiana. Insomma, ci chiamiamo cittadini del mondo senza mai uscire dal nostro guscio.</p>
<p>Del resto, come altro si potrebbe fare? Certo, alcuni hanno le possibilità economiche di viaggiare, visitare altri continenti, passare del tempo in altre nazioni, ma sono un fetta minuscola dell&#8217;intera popolazione! Alzi la mano chi ha visitato il Palazzo di Vetro, sede delle Nazioni Unite. Alzi la mano chi è stato in Rwanda, sede del terribile genocidio. Alzi la mano chi è stato a <em>Tienanmen Square</em>, sede dei disordini nella Cina di Mao. La lista potrebbe continuare ancora a lungo, ma la realtà è che quasi l&#8217;intera popolazione (E mi riferisco sopratutto ai paesi sviluppati) non ha idea della vastità del mondo. Io per primo.</p>
<p>Perché la sera non entrate mai nel parchetto sotto casa vostra, perché da li scappate appena inizia ad imbrunire? A volte, dalla vostra finestra, vedete entrare qualche &#8220;ceffo poco raccomandabile&#8221; con in bocca qualcosa che <em>non è</em> un sigaretta Camel. Perché non ascoltate mai i discorsi degli &#8220;emarginati sociali&#8221;, quelli che fumano, quelli che &#8220;si fanno&#8221;, quelli che bevono? Abbiamo imparato ad associare certi comportamenti con il male. E non è disgusto nei confronti del fumo quello che ci prende, è una vera e propria fobia che ci hanno instillato dentro fin da piccoli. Evitiamo, ormai istintivamente, i mendicanti per strada. Evitiamo i parecheggi di periferia la notte. Evitiamo i &#8220;<em>vu-cumprà</em>&#8221; sulle spiagge. Evitiamo ogni minoranza, ogni &#8220;disagiato&#8221;, ogni qualcuno che ci ricordi che al mondo non c&#8217;è soltanto la &#8220;bella gente&#8221;, la <em>borghesia</em>, se mi permettete il termine. Non sappiamo niente di loro. Ci giustifichiamo con parole sorde quali &#8220;malavita&#8221;, &#8220;poco raccomandabili&#8221;&#8230; Potrei continuare con la lista, ma ancora una volta la realtà è che la nostra società confina i suoi rapporti sociali ai propri &#8220;simili&#8221;, ignorando ogni persona un minimo diversa. Pure io.</p>
<p>Quindi? Siamo davvero Cittadini del Mondo? No. O meglio, lo stiamo diventando.</p>
<p>Oggi mi sono affacciato, per caso, sul profilo Facebook dell&#8217;amico di un mio amico. Questa persona è morta ieri notte, alle tre del mattino, in un incidente d&#8217;auto. Fino ad oggi avevo sentito parlare molto del &#8220;potere della rete&#8221;, oggi ne ho avuto un&#8217;altra prova tangibile. Centinaia di persone che, in lingue diverse, da paesi diversi, su fuso-orari diversi gli rivolgevano l&#8217;ultimo saluto. Una pagina a lui dedicata sul social network. Ed è solo l&#8217;inizio.</p>
<p>Su Internet non esistono il giorno o la notte, le stagioni, le distanze fisiche. Su Internet uno non è bianco o nero, non è &#8220;del nord&#8221; o &#8220;del sud&#8221;, non è &#8220;immigrato&#8221;, &#8220;clandestino o &#8220;Italiano&#8221;. Su Internet uno non ha età. <strong><em>Si potrebbe dire che Internet sia il mondo senza interfaccia grafica</em></strong>.</p>
<p>Su Internet tutto esiste simultaneamente, ed è simultaneamente accessibile. Qualsiasi luogo, evento, contenuto o conoscenza è a portata di click. Non solo. E&#8217; di più. Su Internet qualsiasi contenuto può essere espanso in qualcos&#8217;altro, non esiste la parola &#8220;finito&#8221; perché tutto è in un continuo evolversi. Non esiste un &#8220;direttore generale&#8221; che decide cosa fare, cosa produrre, perché tutti possono aggiungere il proprio contributo.</p>
<p>E proprio grazie a queste sue due caratteristiche Internet potrebbe essere il visto per la cittadinanz globale. Perché Internet abbatte le barriere fisiche e, in un certo senso, anche quelle ideologiche. Perché su Internet siamo tutti contemporanemente nello stesso posto, e possiamo convidere informazioni.</p>
<p>Solo una mia piccola riflessione&#8230;</p>
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		<title>Il Terzo Tempo</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 16:07:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>max0005</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scacchi]]></category>
		<category><![CDATA[Stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[Cesare Pavese]]></category>
		<category><![CDATA[Club Chess]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; uso comune in molti sport concedersi un &#8220;terzo tempo&#8221;. Qui la domanda sorge spontanea, cosa sarebbe un terzo tempo? Nato originariamente nel Rugby, più tardi diffusosi anche fra altri sport (Eg: Cricket), il terzo tempo è anche noto come &#8220;convivio del dopo partita&#8221; o &#8220;After-match dinner&#8221;. Detto in parole povere, è il momento quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://img30.imageshack.us/img30/792/coffeebreak.jpg" alt="" width="270" height="264" />E&#8217; uso comune in molti sport concedersi un &#8220;terzo tempo&#8221;. Qui la domanda sorge spontanea, cosa sarebbe un <em>terzo tempo</em>? Nato originariamente nel Rugby, più tardi diffusosi anche fra altri sport (Eg: Cricket), il terzo tempo è anche noto come &#8220;convivio del dopo partita&#8221; o &#8220;After-match dinner&#8221;. Detto in parole povere, è il momento quando la squadra ospitante (&#8220;Home&#8221;) invita i propri ospiti (&#8220;Guest&#8221;) nella propria Club-house per una serata di convivio e socializzazione. Purtroppo nel calcio Italiano questa tradizione si è persa e, finita la partita, restano soltanto amari dissapori fra le due squadre ed i rispettivi tifosi che, tristemente, spesso finiscono in violente risse.</p>
<p>Negli scorsi giorni ho partecipato più attivamente del solito al blog, e spero di poter continuare così anche in futuro. Ora, dopo un weekend di dibattiti &#8220;di fuoco&#8221;, mi sembrava giusto prendermi un breve post &#8220;di pausa&#8221; e proporre due &#8220;Angoli Caffè&#8221; dove poterci distendere, rilassare e per qualche momento distogliere la mente dai problemi politici, etici e sociali che animano queste pagine.</p>
<p>La prima iniziativa è &#8220;Club Chess&#8221;. Non so quanti di voi sappiano giocare a scacchi, personalmente a me piace molto, nonostante rimanga un giocatore a livello &#8220;amatoriale&#8221;. Uno dei vantaggi degli scacchi è la partita &#8220;per corrispondenza&#8221;. Ovvero, giocando a distanza avvalendosi della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Notazione_algebrica_(scacchi)" target="_blank">notazione algebrica</a>. Al contrario delle partite &#8220;in tempo reale&#8221; il tempo fissato è &#8220;per mossa&#8221;, non &#8220;per partita&#8221;, ovvero si hanno un certo numero di giorni per comunicare la mossa successiva. Un altro vantaggio è dato dal fatto che, avendo molto più tempo a disposizione, si possono giocare più partite in contemporanea.</p>
<p>Onestamente, trovo gli scacchi un ottimo modo per &#8220;staccare la spina&#8221; e lasciare che la mia mente si riposi. Proviamoci insieme&#8230; <img src='http://www.andrez.cotti.biz/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  Inizio io (giocando sul bianco <img src='http://www.andrez.cotti.biz/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' />  <img src='http://www.andrez.cotti.biz/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' /> )&#8230; E4</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.apronus.com/chess/diagram-jpg.php?d=PRNBQKBNRPPPP_PPP____________P___________________pppppppprnbqkbnr5&amp;w=8&amp;h=8/" alt="" width="288" height="288" /></p>
<p>(Per generare le vostre scacchiere potete utilizzare <a href="http://www.apronus.com/chess/wbeditor.php">questo</a> sito ricordandovi di scegliere come opzione &#8220;diagram&#8221; e <em>non</em> &#8220;png&#8221; in modo da agevolare anche gli utenti con una connessione più lenta.)</p>
<p>Beh&#8230; Aspetto qualcuno che &#8220;colga la palla&#8221; e risponda! <img src='http://www.andrez.cotti.biz/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Passiamo ora alla seconda iniziativa: &#8220;Literature Lounge&#8221;</p>
<p>A turno ognuno presenta un libro (Non importa quale sia l&#8217;argomento: Fantasy, Sci-Fi, Manuali di Cucina, Guide SEO, Finanza&#8230;) e, brevemente, spiega <em>perché</em> sia un libro che tutti dovrebbero leggere. Visto che lo scopo è quello di far conoscere libri nuovi, suggerirei di evitare classici o libri comunemente conosciuti (Eg: Harry Potter, Signore degli  Anelli, Via col Vento, Cime Tempestose, Odissea&#8230;)</p>
<p>Inizio io, vi presento &#8220;La Luna e i Falò&#8221;, di Cesare Pavese. (Chi mi conosce sa che sono fissato con il poeta! <img src='http://www.andrez.cotti.biz/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' />  )</p>
<p>Per chi non conoscesse Pavese, questo è il punto di partenza ideale. Unica nota, vi consiglierei prima di leggere le poesie &#8220;I Mari del Sud&#8221;, &#8220;Fumatori di Carta&#8221; e &#8220;Mito&#8221;.</p>
<p>Il libro potrebbe essere in parte visto come un&#8217;autobiografia del poeta. Il protagonista, che si rifersice sempre a stesso in prima persona, torna a visitare e rivivere il paese della propria infanzia. Ambientato nelle Langhe Piemontesi, questa storia ci fa vivere il contrasto fra &#8220;infanzia&#8221; e &#8220;crescita&#8221;, le memorie della fanciullezza e la nostalgia di un passato che non tornerà più. Il desiderio di ritornare a quell&#8217;età spensierata, all&#8217;innocenza dei bambini e alla capacità di scoprire tutto per la prima volta.</p>
<p>Immancabili anche le &#8220;fitte di presente&#8221;, gli stravolgimenti dei valori del passato, la modernizzazione ed il deterioramento dei valori che un tempo sembravano eterni. Tutto questo raccontato tramite le memorie del protagonista, forse lo stesso Pavese, che non si arrende e continua a cercare tracce della propria giovinezza, i miti della &#8220;Luna&#8221; e dei &#8220;Falò di Maggio&#8221;.</p>
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		<title>Il futuro</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 20:56:10 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Diritti minoranze]]></category>
		<category><![CDATA[Io, famiglia e sentimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[Futuro dei giovani]]></category>
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		<description><![CDATA[Piccola introduzione: Non pensate male di me dopo avere letto. Non sono davvero il tipo che si comporterebbe come il protagonista. Non vogliatemene male per non avere riflesso argomenti di politica contemporanea, non potrei leggere il confronto con gli esperti che frequentano il blog. Con questo articolo non voglio puntare dita, non voglio accusare nessuno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft" title="I giovani ed il futuro" src="http://lifespeaks.tv/wp-content/uploads/2011/05/teenager.jpg" alt="" width="449" height="299" />Piccola introduzione: Non pensate male di me dopo avere letto. Non sono davvero il tipo che si comporterebbe come il protagonista. Non vogliatemene male per non avere riflesso argomenti di politica contemporanea, non potrei leggere il confronto con gli esperti che frequentano il blog. Con questo articolo non voglio puntare dita, non voglio accusare nessuno e non voglio cercare di dare spiegazioni. Le parole sono affiorate da sole, ispirate da vari eventi, letture e riflessioni degli scorsi mesi. E&#8217; un racconto, in parte, quindi non vuole essere una rappresentazione fedele della realtà. Alcuni mi diranno che sono esagerato, io però non credo. Buona lettura, e fatemi sapere cosa ne pensate.</em></p>
<p><strong><em>max0005</em></strong></p>
<p>Non importa il mio nome, e quanto alla mia età vi basti sapere che ho fra i 12 e i 19 anni. Insomma, sono un &#8220;<em>teenager</em>&#8220;, appartengo a quel periodo vita nel quale si è abbastanza grandi da uscire di casa senza mamma e papà, e troppo piccoli per dover pagare le tasse, farsi da mangiare da soli o doversi preoccupare di un lavoro. Abito in una delle città più grandi d&#8217;Italia: Milano, però potrei anche abitare a Roma, Torino, Napoli o qualsiasi altra città del paese.</p>
<p>Se mi vedeste per strada di giorno non notereste in me nulla di particolare, ed in pochi istanti avreste rimosso dalla vostra memoria la mia immagine, ed io la vostra. Come per il mio nome, anche il mio aspetto fisico non ha molta importanza. Qui, nella città, essere uno mille significa che ci sono altre centinaia di persone come te. In questa moltitudine,  perché dovreste considerarmi diverso dagli altri? Perché dovrei meritarmi qualche attimo in più di attenzione rispetto agli altri?</p>
<p>Quando salgo sul tram la mattina, appartengo alla seconda categoria: Quelli che danno fastidio. Da fastidio il mio zaino, rigido di libri che urta gomiti e polsi. Da fastidio il ronzio delle mie cuffie, quel sottile filo di suono che filtra attraverso la schermatura degli auricolari e si mischia ai rumori del mattino. Da anche molto fastidio la fretta con cui scendo dall&#8217;autbus quando sale un controllore, perché molto spesso il biglietto non l&#8217;ho neppure timbrato. La prima categoria sono invece quelli a cui io do fastidio. Indossano giacche costose: Nere, blu scure, beige, più raramente bianche&#8230; Hanno i colletti ed i polsini inamidati, le scarpe di cuoio e sobrie cravatte al collo. Loro non portano zaini ma piccolo 24 ore, dentro alle quali tablet, netbook o contratti. Non ascoltano musica, hanno all&#8217;orecchio un solo auricolare, con il quale parlano a persone che vedranno in appena due minuti, o che forse non vedranno mai. Molto spesso, spesso che conoscono solo per titolo, più raramente per cognome, quasi mai per nome ed in nessun caso come amici. E&#8217; per questo che io, e tutti quelli come me, ascoltiamo i nostri auricolari, per non sentire i loro discorsi, che prosciugano l&#8217;anima, le speranze e, già di prima mattina, ti fanno chiedere: &#8220;Ma anche io finirò così?&#8221;</p>
<p>Quando arrivo a scuola è lo stesso copione che si ripete, dall&#8217;inizio dell&#8217;anno a questa parte. So già cosa succederà. So già che Claudio sarà sdraiato sul muretto, Lucio starà fumando una sigaretta, Alberta arriverà 15 minuti in ritardo e Simona starà controllando se la sua piega è ancora li, al suo posto. So che suono farà la campanella alle 8.05, so che ci sarà coda dalle macchinette, so il rumore della fotocopiatrice in aula professori, so il rumore del sole che si infrange sui vetri dei corridoi, e della neve che si scioglia sul fumo del camino. Entrato in classe so già cosa mi chiederanno e, più importante, cosa vorranno sentirsi rispondere. So che se non ripeterò parola per parola quello che c&#8217;è sul libro mi daranno a stento un 6, e che se prenderò un voto sotto il 6 Sabato sera sarò a casa.</p>
<p>Ma ecco che è subito Sabato sera. Ecco che il 6 l&#8217;ho preso, ma che dico, era un 7!  E si che quei tre punti in più li devo al bigliettino che ho appicicato alla cattedra, sulla parte davante, quella rivolta alla classe e che il professore, stando seduto dietro alla stessa, non può vedere. Gliel&#8217;ho fatta! Non mi ricordo neanche più su cosa mi ha interrogato, però il 7 rimane, è scritto indelebile sul registro. Non faccio cena a casa, esco.</p>
<p>Esco.</p>
<p>ESCO!</p>
<p>I miei gridano qualcosa dal salotto, dove stanno guardano la televisione. Qualcosa mi dice che sono le ultime battute del copione che noi tutti abbiamo recitato dalla scorsa Domenica mattina, ma a me non interessa, perché ora è Sabato sera, il copione per questa notte è stato stampato bianco, un difetto di produzione, forse, ma lo spettacolo deve continuare, e noi improvvisiamo. E stasera siamo noi a decidere l&#8217;ambietazione, il <em>setting</em> e, sopratutto, il <em>rating</em> della puntata. Anche il <em>budget</em> lo decidiamo noi, quanto siamo disposti a spendere, sacrificare, per divertirci.</p>
<p>Si inizia con l&#8217;aperitivo. E&#8217; lo stesso bar dove mi fermo tutte le mattine prima di scuola per un caffè con gli amici, ma stasera è tutto diverso. Prima è l&#8217;aperitivo, poi la birra, poi la seconda birra. Forse quello li è uno dei professori della nostra scuola? Ma cosa fa? Non lo sa che lui stasera non deve recitare? Ci sta dicendo qualcosa? Sta rovinando tutto, meglio andarcene.</p>
<p>Fuori piove. La città è deserta, ma piccoli focolari di luce splendono ancora, e splenderanno fino all&#8217;alba, come stelle nate fra di noi. Da un locale all&#8217;altro, da una luce all&#8217;altra, da una compagni all&#8217;altra, le ore passano, il coprifuoco anche, ma il cellulare l&#8217;ho lasciato a casa, stasera sono libero.</p>
<p>Il motorino sfreccia veloce verso un altro locale. Il mondo ondeggia, devo essere ubriaco, o forse lo è l&#8217;autista, che importanza ha? Cadiamo. Per fortuna non ci facciamo niente, ma il motorino è graffiato ed uno specchietto si è rotto. L&#8217;amica si massaggia la testa, lei che non indossava il casco. Ma dice che sta bene, che ci dobbiamo muovere altrimenti arriviamo tardi. Chissà dov&#8217;è il resto della compagnia.</p>
<p>Più tardi. Una discoteca. La musica è fortissima, si fa fatica a sentire se stessi. Però lei mi chiama. Non capisco bene di che colore abbia i capelli, tutto gira così velocemente. Ancora un ballo, non può essere poi così tardi. Le offro un altro drink, lei non mi leva gli occhi di dosso. Io, invece, faccio fatica  a restare in piedi. Faccio per sedermi, ma lei mi fa di no, che vive li vicino. Vicino non so cosa voglia dire, ma poco dopo entriamo in casa sua. Che poi, scopro, non è casa sua, ma della zia, prozia, a dire il vero, che però ora è in vacanza, quindi la casa è libera.</p>
<p>Tutto gira così velocemente, anche le lancette dell&#8217;orologio, non possono già essere le 5.30. Le chiedo dove li tiene. Lei mi dice che non ne ha. Faccio per alzarmi, non si fa niente, lei ride e mi spinge sul letto. Dovrei oppormi, non so niente di lei, però non ne ho voglia, mi sembra tutto così divertente, uno scherzo. In fondo, le brutte cose succedono agli altri, a noi mai. Poi lei spegne la luce, e il resto si fa da se, complice forse l&#8217;alcol, forse la stanchezza, forse il senso di ribellione, forse una pasticca nel drink, ma quello me lo sto inventando, perché sicuramente nessuno mi metterebbe una pasticca nel drink.</p>
<p>Ed è di nuovo Lunedì mattina. Sabato prossimo non esco più, mi aspettavano a casa alle 2, e io sono tornato si alle due, ma di pomeriggio. Quanto a lei, neppure mi ricordo chi fosse, nè dove abitava, forse è stato tutto un sogno. La prima categoria è di nuovo sul tram, come sempre. Li guardo, sensazioni miste affiorano. Compassioni, condanna, tristezza e molte altre. Loro cosa hanno fatto Sabato sera? Forse erano ancora su questo tram, a parlare nei loro auricolari. Chissà se hanno una famiglia? Mi immagino, con un lieve sorriso, la loro famiglia che gli &#8220;rende visita&#8221; sul tram, il pranzo di nozze, con il tram che corre su una spiaggia al tramonto e le ferie, con il tram che si arrampica su per la Tour Eiffel.</p>
<p>Scendo, oggi a scuola è giornata di orientamento. Ci parleranno del nostro futuro. Quale futuro? Il futuro è il copione, ma il mio futuro è Sabato sera, quando in silenzio uscirò di casa per cercare di ritrovarla. E se invece ne ritroverò un&#8217;altra, mi ricorderò che quella sera bisogno improvvisare, e cercherò di farlo nel migliore dei modi.</p>
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