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	<title>Blog di Andrez &#187; carmengueye</title>
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	<description>Riflessioni ed osservazioni sulla società e l&#039;impegno civile</description>
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		<title>DONNE</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 14:02:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmengueye</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DONNE
La condizione della donna in Italia è argomento ampiamente trattato da libri, saggi, articoli, ed è legato, nel suo particolare modo, al dibattito generale sul ruolo femminile in occidente, diciamo dopo la Rivoluzione francese.
Non occorre essere delle pasionarie per riconoscere che era necessaria un&#8217;evoluzione , anzi, di più, una rivoluzione, in termini antropologici e giuridici. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DONNE</p>
<p>La condizione della donna in Italia è argomento ampiamente trattato da libri, saggi, articoli, ed è legato, nel suo particolare modo, al dibattito generale sul ruolo femminile in occidente, diciamo dopo la Rivoluzione francese.<br />
Non occorre essere delle pasionarie per riconoscere che era necessaria un&#8217;evoluzione , anzi, di più, una rivoluzione, in termini antropologici e giuridici. Come in ogni percorso di progresso veloce, si sono registrati eccessi o errori, ma si ritiene, anzi si riteneva, che fosse giusto, per esempio:<br />
aver abolito la disparità di trattamento tra uomo e donna in caso di adulterio</p>
<p>aver inasprito le pene per il cosiddetto delitto d&#8217;onore &#8211; fino agli anni &#8216;60 considerato un divorzio breve per mariti insofferenti, che poco o nulla di carcere facevano in caso di uxoricidio di una moglie fedifraga, anche senza molte prove</p>
<p>poter accedere facilmente alla contraccezione e poter divorziare</p>
<p>aver istituito reti di aiuto come il telefono rosa, dopo la scoperta ( tardiva) che le peggiori violenze avvenivano fra le mura di casa</p>
<p>la stessa legge 194, che ha permesso di sfuggire alle grinfie delle mammane, sui cui tavoli tante lasciavano la vita.</p>
<p>Ecco, questo era ritenuto pensiero comune più o meno fino agli anni &#8216;90; e poco importava se l&#8217;impegno parlamentare veniva più o meno tutto dai banchi del centro sinistra, mentre le donne &#8220;di destra&#8221; si appellavano alla tradizione, ma facevano le stesse cose e fruivano entusiasticamente delle novità, senza averne merito. Si è sentita l&#8217;on. Flavia Perina, anche direttrice del Secolo d&#8217;Italia, ricordare di aver volantinato contro la 194 e viene spontaneo ipotizzare: certe signore ed ex ragazze &#8220;di destra&#8221;, in questi anni, avranno divorziato, sicuramente evitato gravidanze indesiderate, se non forse, a volte, anche abortito, e certamente utilizzato le norme che proteggevano le assenze per maternità, tutti gentili regali di un&#8217;altra parte politica che poi a parole disprezzano.<br />
Ma pazienza: si lavora a futura memoria, non certo per riconoscenza. L&#8217;avrà pensato anche la compianta Tina Lagostena Bassi, nota, fra le altre cose, per aver difeso &#8211; proprio così &#8211; difeso, una vittima di stupro, dall&#8217;accusa -incredibile &#8211; degli stupratori e dei loro insinuanti avvocati difensori, che ghignando sostenevano : ma le è piaciuto&#8230;allungando il dolore per altre vittime di atrocità come le ragazze del Circeo. Però, almeno, grazie alla pervicacia di figure come la Lagostena, lo stupro è diventato delitto contro la società e la persona, e non più solo contro la morale.<br />
Un cenno meriterebbero anche le questioni dei diritti civili, delle minoranze e dei diversamente orientati sessualmente, in cui il centrosinistra si è sempre impegnato, ricevendo in cambio praticamente una pernacchia. Dire che si è venduto male è il minimo.<br />
Ma torniamo all&#8217;argomento principale. Oggi, com&#8217;è noto, l&#8217;Italia è a livelli di record per il numero di omicidi di donne da parte di partner o ex tali. Impallidisce il ricordo dei delitti d&#8217;onore, limitati a certe zone del sud e scomparsi non appena la legge si fece appena più severa ( ma nemmen poi tanto, quanto bastava)</p>
<p>Un inciso. La nuova frontiera femminile in Italia è cambiata (cioè è tornata indietro, rispetto non solo al passato, ma a quella dell&#8217;universo mondo).<br />
Non contano la preparazione, il grado di autodeterminazione, la coerenza, il curriculum. Si è OK se si urla, si insulta, si pesta ( possibilmente a colpi di tacchi da dodici) ogni ostacolo sulla propria strada, si scalano le gerarchie grazie a scambio di favori sessuali o nepotismo senza merito e si esibiscono molte operazioni di chirurgia plastica. Credevate fosse il cammino professionale per una fiction di Hollywood? Nossignori.<br />
Risultato: in Italia mai un premier o un presidente donna (le hanno avute o le hanno UK, Islanda, Irlanda, ma anche Liberia, Turchia e Pakistan, per fare alcuni esempi); ministre impegnatissime a sfoggiare tailleur, ma impalate a far figura e a firmare le proposte del capo (comunque non mancano dicasteri al femminile in paesi africani, fosse solo questione di numeri); aggressività femminile a tutto spiano, molto incoraggiata, molto applaudita in televisione. Valori tradizionali zero, maternità poche, sesso libero e nudità incoraggiata<br />
( dove sono i moniti di Santa Madre Chiesa, cui sempre queste dame fanno riferimento?)<br />
In questo quadro l&#8217;uomo italiano, già frastornato di suo da un brusco ribaltamento di ruoli in trent&#8217;anni &#8211; da patriarchi un po &#8217;sultani, a zerbini di isteriche arriviste- reagisce con disadattamento e violenza.<br />
In un clima di mancata educazione sentimentale e sociale, la libertà è scambiata per licenza, il valore è quello di chi sta in sella ostentando gli scalpi dei nemici, dimenticando per strada le classiche doti femminili , ancor meglio, delle donne latine e mediterranee: non si dice dolcezza, ma comprensione, umanità, ironia, rispetto, tolleranza.</p>
<p>Sarebbe tema su cui molto riflettere anche solo per studiare metodi di educazione scolastica e psicologica, e reimpostare l&#8217;asfittica società italiana, visto che poi il fenomeno colpisce un po’ tutte le fasce sociali.<br />
No, cosa succede in Italia? Che ci si occupi quasi a tempo pieno del problema delle &#8220;donne islamiche&#8221;. Solo delle donne, beninteso. Che poi un omosessuale, in certi luoghi, venga ammazzato, o coppie di fidanzati vengano torturate perché di ceto diverso, o persistano un po’ ovunque regimi che praticano la pena di morte con tortura ufficiale, non importa un beneamato fico a nessuno. Devono essere donne e musulmane: e questo porta consensi.<br />
Si dice: ma quelli ammazzano in nome di Dio. Perché, farlo in nome della propria ansia di possesso nobilita l&#8217;atto? E poi, in uno stato laico come l&#8217;Italia dovrebbe essere, non si vede come questo possa comportare un surplus di indignazione. Ma ancora, spesso chi protesta oggi, non era in piazza ieri a difendere certi diritti: evidentemente allora riteneva che le donne potessero farne a meno; e nemmeno muoveva un dito quando giravano petizioni contro l&#8217;infibulazione o i matrimoni forzati (come spesso si configura quella che qui viene chiamata poligamia).<br />
Oggi questi ex disattenti se ne muoiono ( e vorrebbero mandare all&#8217;armi tutti noi) se non si insorge per le sorelle islamiche (che fino all&#8217;11 settembre 2001 non si filava nessuno).</p>
<p>Comunque, aiutiamo senz’altro ( in molti lo facevamo anche prima) queste donne lontane e vicine, ma attenzione ai liquami sotto il tappeto di casa nostra. Perché, se presso certe culture la scarsa alfabetizzazione, l&#8217;indigenza, la carenza di comunicazioni restano alibi e ragioni fondanti di arretratezza, qui, come scusa, non abbiamo neppure quella. Fate qualcosa, signore onorevoli sempre con la messa in piega fatta di fresco.</p>
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		<title>Antonio di Pietro</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 14:48:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmengueye</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Antonio di Pietro
Il sessantenne soprannominato &#8221; trattorista di Montenero di Bisaccia&#8221; dal paese molisano di cui è originario, proveniente da ceppo contadino e, una volta famoso,  agricoltore a favore di obiettivo,  nasce con prospettive oneste e modeste: prima operaio in Germania, poi poliziotto, una moglie compaesana, un figlio, un binario da tragitto provinciale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Di Pietro" src="http://www.repubblica.it/speciale/2006/dossier_governo/ministri/24.jpg" alt="" width="303" height="324" /><strong>Antonio di Pietro</strong></p>
<p>Il sessantenne soprannominato &#8221; trattorista di Montenero di Bisaccia&#8221; dal paese molisano di cui è originario, proveniente da ceppo contadino e, una volta famoso,  agricoltore a favore di obiettivo,  nasce con prospettive oneste e modeste: prima operaio in Germania, poi poliziotto, una moglie compaesana, un figlio, un binario da tragitto provinciale, bravo ragazzo di famiglia che aspira alla pensione da maresciallo.<br />
Ma lui non ci sta.</p>
<p>Studente lavoratore, si diploma, si laurea in legge ( grandi insinuazioni sul come, ma non era infrequente tra gli uomini in divisa), entra in magistratura. Qualche amarcord televisivo ce lo ha mostrato negli anni ottanta, piemme inflessibile in processi di crimine ordinario, astuto, in possesso di un eloquio molto più pulito di quanto non appaia oggi.</p>
<p>La carriera richiede il suo prezzo: il primo matrimonio finisce, subentra un&#8217;avvocatessa bergamasca, altri due figli, il dottor Di Pietro inizia a parlare con un accento vagamente brembano misto all&#8217;idioma di provenienza su cui calca, pare, quasi ad arte.Nel 1992 l&#8217;Italia si sveglia sulla metrica di quest&#8217;uomo, sorvolando sul fatto che il pool di Mani pulite comprende un capo e altri valenti colleghi. Niente da fare, l&#8217;eroe diventa lui, la nazione intera lo acclama scompostamente, qualche maligno insinua che sia un fantoccio della CIA, dei servizi, si va a caccia di interviste in giro, del tipo,  &#8221; io lo conoscevo bene&#8221;, in breve si apprende  dove sta il cuore della sua azione, l&#8217;obiettivo vero: Silvio Berlusconi.</p>
<p>Costui si difende candidandosi a premier, ma tenta il colpaccio e, una volta in sella ( per poco, all&#8217;esordio) offre al molisano il ministero della Giustizia. Rifiuto sdegnoso e inizio di una guerra tuttora in corso. Peccato, volevamo proprio vedere come sarebbe andata a finire in caso contrario.<br />
A questo punto è radiocronaca.</p>
<p>Il gioco si fa stretto, l&#8217;arcoriano mica è sceso in campo per nulla: prima si libera del suo mentore Craxi, poi ignora bellamente esaurimenti e suicidi di ex amici e sodali, anzi ne assolda i parenti nel partito e tutto viene dimenticato, dentro anche la Lega ( con cui si sospetta che Di Pietro treschi sempre anche grazie alla consorte padana). Silvio vince il round, ma il ribaltone causato da Bossi lo disarciona, costringendolo a un paio d&#8217;anni di rimuginio rancoroso. Il momento è quello giusto, Di Pietro lascia la toga e fonda il suo movimento, poi partito. Silvio perde nel 1996, Antonio si organizza e nel 2001 si presenta e rimedia dei seggi, peccato che Silvio questa volta vinca le elezioni contro Rutelli ( sarebbe parso strano il contrario).</p>
<p>IDV all&#8217;inizio incuriosisce, talora irrita, imbarcando residui di destra e sinistra, iscarioti pronti alla fuga al primo cimento di coraggio antibandana, anime pure come l&#8217;intellettuale italo congolese Leonard Touadi che, nel 2008, nemmen ancora si  era seduto sul seggio dei dipietristi con cui si era fatto nominare/eleggere,  che già veleggiava verso il PD, scandalizzato per l&#8217;irruenza dell&#8217;ex piemme contro un Napolitano  troppo promulgante, al primo lodo che gli cacciarono sotto il naso.<br />
E se tra i banchi  IDV dei parlamenti nazionali o locali era possibile trovare una fiera Franca Rame e una simpatica Tana De Zulueta, raccoglie perplessità, per gli elettori sempre più numerosi, scoprire piccoli affaristi da prima repubblica, il primogenito di Di Pietro ( poliziotto consigliere comunale, espulso dal partito causa una piccola segnalazione per un posto di lavoro, ma non dimissionario dalla carica) e lo stesso Leoluca Orlando, personaggio interessante ma sempre in mezzo alle polemiche, soprattutto per aver a suo tempo criticato di malagrazia Giovanni Falcone.</p>
<p>Il &#8220;trattorista&#8221; è abile negli affari immobiliari, compra, vende, investe, qualcuno dei primi aderenti esce sbattendo la porta, volano accuse fondate su una Mercedes, appartamenti e trasferte in  Bulgaria (strano posto dove investire, in effetti), la fondazione che amministra il partito e sarebbe affare praticamente di famiglia e poco trasparente, fino agli ultimi anni di fuoco: la fotografia con Contrada, le candidate &#8220;bellocce&#8221; e senza apparenti meriti (tacchi da dodici, minigonne e panta aderenti,  troppo simili alle autoreggenti della libertà, una poi si mette a fare il peana di Berlusca), consiglieri comunali che all&#8217;indomani del voto litigano davanti alle telecamere, e di nuovo storie di immobili: il Touthankhamen di Montenero ha un debole per il mattone, che ci volete fare, ma finora nessuno è riuscito a incastrarlo.</p>
<p>La retorica si fa più colorita che mai, grandi proclami ai programmi dov&#8217;è ospite fisso (&#8221;che ci azzecca&#8221;, e similari, con gestualità da caffé di provincia o contrattazione di buoi alla fiera), diventa un cult, lui ci marcia, sa che acchiappa, e arrivano imbarchi più fascinosi, ma pericolosi: De Magistris, bello e impossibile, ne insidia l&#8217;immagine, l&#8217;aria di intellettuale di Posillipo non  è accattivante, e poi affonda il coltello  con meno pietà del folkloristico capo e storce il naso quando alle elezioni  in Campania si appoggia un indagato &#8211; e pure inutilmente, visti i risultati. Luigi viene spedito all&#8217;europarlamento, stia pur lì buono, dopotutto in magistratura aveva i giorni contati.</p>
<p>Antonio naviga bene, legalità, solidarietà, lo straniero è mio fratello, cattolico ma adulto e liberale, gay friendly tanto il suo machismo è fuori discussione, confessa di aver votato qualche volta radicale (ignorando attacchi furiosi che arrivano regolarmente da RR), a volte ha sbagliato compagni di foto (smemorabile con Occhetto), ma mai la costruzione dell&#8217;immagine.</p>
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		<title>Giacinto Pannella, detto Marco</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 14:46:33 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Marco Pannella]]></category>
		<category><![CDATA[Radicali]]></category>

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		<description><![CDATA[Giacinto Pannella detto Marco
Da quando la nostra generazione, diciamo quella nata prima della guerra del Vietnam, segue la politica italiana &#8211; chi più chi meno &#8211; si imbatte nella figura di &#8220;Pannella&#8221;.
Classe 1930, uomo fascinoso, mezzo (orgogliosamente) abruzzese, mezzo (ma ne accenna più di rado) svizzero francese, magnetici occhioni azzurri, figura ben portante, laureato senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" title="Pannella" src="http://alternativaliberale.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/29322/pannella_proteste.jpg" alt="" width="260" height="328" />Giacinto Pannella</strong> detto <strong>Marco</strong></p>
<p>Da quando la nostra generazione, diciamo quella nata prima della guerra del Vietnam, segue la politica italiana &#8211; chi più chi meno &#8211; si imbatte nella figura di &#8220;Pannella&#8221;.<br />
Classe 1930, uomo fascinoso, mezzo (orgogliosamente) abruzzese, mezzo (ma ne accenna più di rado) svizzero francese, magnetici occhioni azzurri, figura ben portante, laureato senza entusiasmo , a vent&#8217; anni girava già il mondo ( lo si vede in un recente filmato su Youtube, mentre, durante un corteo, racconta a un ignaro giovane senegalese di aver visitato Rufisque nel 1950.</p>
<p>Subito dopo questa piccola confidenza, il filmato prosegue con Marco che litiga con alcuni compagni della sinistra radicale, tanto per non perdere l&#8217;abitudine).</p>
<p>Liberale convinto &#8211; non fa che citare Ernesto Rossi e Mario Pannunzio come suoi mentori &#8211; esce dal partito nel 1956 per fondare, insieme a fuorusciti socialisti, il Partito Radicale Italiano.</p>
<p>Prima corrispondente da Parigi de &#8221; Il Giorno&#8221;, entra poi  in politica per mai più uscirne. O meglio, ad essere precisi, se per fare politica si intende rivestire una carica o sedere in un parlamento, ne è uscito nel 2009, allo scadere del suo mandato da europarlamentare &#8211; e nel 2008 non era stato rieletto a quello nazionale, avendo ceduto il passo ad altri emergenti della compagine.</p>
<p>Fin qui, alcune tappe cronologiche. Se si passa al personaggio, l&#8217;unità di misura potrebbe essere l&#8217;ondata. Tale appare la vita del nostro: onde, in genere robuste, spesso mugghianti come in un mare in tempesta, alternate a una bonaccia foriera di nuove burrasche,  con picchi di eccellenza e altri di sconcertante conformismo: si vede che sempre &#8220;contro&#8221; non si può essere, si stanca perfino uno come lui.</p>
<p>Si associa la sua figura alle leggendarie campagne per il divorzio, l&#8217;aborto e la &#8220;pillola&#8221; ( che  certo non condussero e vinsero i soli radicali), accompagnato da un&#8217;indomita Emma Bonino, sua ancella e poi finalmente leader al suo posto, negli ultimi anni, almeno sotto il profilo della presenza istituzionale (commissario UE con Berlusconi, ministra con Prodi, vice presidente della Camera, tutto intervallato da sarabande planetarie per intervenire a dibattiti su temi storicamente radicali o supportare la lotta di qualche categoria  femminile, di cui  la pasionaria di Bra sembra interessarsi molto meno quand&#8217;è in Italia).</p>
<p>Ma torniamo a Marco. Abbiamo quindi, nell&#8217;ordine: un ansito liberale &#8211; Pannella è bravino in teoria, molto meno se si tratta di tradurre  la questione in termini concreti ed economici; l&#8217;insistenza sui temi della liberazione sessual/sociale; quella per la verità ( lo afferma lui e si è messo ad honorem la targa del Sathiagraa); il quarto  lato della sua attività, o meglio quello per cui  pure viene sempre ricordato, è la battaglia antiproibizionista, che lo ha visto cedere erba e  &#8220;tirare&#8221; una canna in piazza, con relativa denuncia a suo carico.</p>
<p>In un&#8217;occasione ha partecipato a una funzione amministrativa in un piccolo comune, uscendone a suon di roboanti accuse.<br />
E poi, tante invettive, iniziative appariscenti, slogan tonitruanti: autoimbavagliato in televisione con Emma ed altri, per contestare il mancato rispetto delle regole sugli spazi concessi ai radicali ( accusa che muove tuttora anche a celebri talk show come Annozero);  scioperi della fame; lotte &#8220;ghandiane&#8221; per il rispetto delle minoranze religiose, cristiane contro i buddisti, o buddiste contro i cristiani, o musulmane (Uiguri) contro tutti, fino  a incartarsi in lotte di sé contro sé, in cui trascina una Bonino che finisce per superare il maestro.</p>
<p>A noi piace la sua immagine a fianco di Enzo Tortora, per denunciare l&#8217;infamia italiana rappresentata dalla sua vicenda,  quando nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla innocenza del presentatore; ci intriga molto il suo filosofare, quando il tono di voce si addolcisce, l&#8217;atteggiamento diventa crepuscolare ed egli riesce perfino nella sfida di confortare i delusi della vita, quelli che un po&#8217; radicali lo sono davvero e speravano in un Italia liberal e legale, invece di vederla finire viziosa e bigotta.</p>
<p>Un po&#8217; meno ci piace altro, troppo di altro: le velenose e maramaldesche accuse al presidente Giovanni Leone (con cui poi dovette scusarsi), che da un garantista, come pretende di essere, mai avrebbero dovuto nemmeno essere concepite; la batteria di  suoi allievi rimbambiti &#8211; ma furbi &#8211;  che hanno fatto più male che bene alla causa, fuggendo appena in vista di  un posto di potere, rigorosamente non a sinistra, genuflesso al clero e contrario a ciò che si chiama liberale ( ma come li sceglieva?); l&#8217;alleanza stolida con Berlusconi del 1994, da lui interrotta in quanto &#8220;deluso&#8221; dal grande statista di Arcore, che tuttora accusa di essere trasformista ( in buona sostanza, il Bandana ha fregato anche lui).</p>
<p>In allora si dovette assistere allo spettacolo di un Marco sanfedista che purtroppo non si dimentica, preda, come tutta l&#8217;Italia politica del tempo, di acrimoniose rivalse contro la sinistra un po&#8217; bacchettona o ipocrita o complice ( i termini svariano poi da peste italiana, collusione, spartizione, tomba del diritto, fino al nuovo corso dei &#8220;compagni di merende&#8221; Prodi e Bertinotti). Tanta acredine, unita al passar del tempo, gli costò cara e lo portò a un attacco di cuore, da cui si è ripreso più Pierino che mai.</p>
<p>Negli ultimi anni ha tritato ben bene i cervelli di chi lo ha ascoltato con la lotta ai fannulloni  ante Brunetta- viva Ichino! &#8211; lanciata da una emittente  come Radio Radicale, tenuta in piedi  &#8211; senza temere test di produtività  &#8211; da contributi statali (senza pubblicità, senza veline, dentro ma fuori dal palazzo&#8230;); insiste perché venga praticamente abolita la pensione; non smette di chiedere, agli esausti cittadini che simpatizzano, di finanziare il partito (tessera annuale, poi si scaglia contro i sindacati che la chiedono mensilmente&#8230;); è andato con Prodi dopo aver fondato &#8211; e sfondato a tempo di record &#8211; &#8220;La Rosa nel pugno&#8221;; ha inveito a più riprese contro il PD, reo di non aver accettato la sua candidatura a segretario ( dopo anni di insulti, ci sarebbe mancato pure che accettassero, ma hanno dato ospitalità ai designati radicali, Pannella, questa non è peste?); ha ribattuto, a chi gli addebitava di aver allevato seguaci di poco spessore , di &#8220;non conoscere la categoria di tradimento&#8221;, dopo aver cacciato l&#8217;ultimo pupillo, Capezzone, quasi a pesci in faccia; infine sembra aver realizzato che era tempo di lasciare un poco di spazio ai più giovani e si è dato a spumeggianti interviste gossippare, parlando della sua bisessualità, di figli segreti, roba che, in tempi di trans e coca  al posto di cappuccino e brioches, non ha prodotto quel grande scalpore.</p>
<p>La destra lo tratta sempre benino, a sinistra è  appena tollerato, eppoi chiama i radicali compagni, come si permette. D&#8217;altronde, aveva trovato modo di bisticciare anche con i gay radicali del F.U.O.R.I.</p>
<p>Che fai Marco, ti calmi?</p>
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		<title>Liberale!</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 16:08:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[LIBERALE!
Noi non siamo dei cattedrattici, quindi non disquisiremo della storia di questo tipo di movimenti, liberali, libertari, liberisti e tutto quello che si vuole di volta in volta ficcare nel contenitore che ha radice &#8211; liber &#8211; , e in cui tanti vogliono identificarsi, aggiungendovi suffissi fantasiosi, facendovi aderire altre sigle, incollando pezzi di vecchie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LIBERALE!</p>
<p>Noi non siamo dei cattedrattici, quindi non disquisiremo della storia di questo tipo di movimenti, liberali, libertari, liberisti e tutto quello che si vuole di volta in volta ficcare nel contenitore che ha radice &#8211; liber &#8211; , e in cui tanti vogliono identificarsi, aggiungendovi suffissi fantasiosi, facendovi aderire altre sigle, incollando pezzi di vecchie definizioni, che infine hanno un unico scopo: agguantare o mantenere una poltroncina, o una stazione radio da cui eruttare veleno contro tutto e tutti.<br />
Non scomoderemo Mario Pannunzio, Ernesto Rossi, Leo Valiani e &#8220;Gli amici del Mondo&#8221;.</p>
<p>Prendiamo spunto , come già in precedenza, dal libro di Marcello Mazzilli &#8220;Stato? No grazie!&#8221; (Leonardo Facco editore).<br />
Esso inizia citando Ghandi:</p>
<blockquote><p>&#8220;Lo Stato rappresenta la violenza in forma concentrata e organizzata. L&#8217;individuo ha un&#8217;anima ma lo Stato, essendo una macchina senz&#8217;anima, non potrà mai rinunciare alla violenza alla quale deve la propria esistenza&#8221;</p></blockquote>
<p>e, per non ripeterci, saltiamo il primo incipit, di cui già parlammo, per passare al secondo:</p>
<blockquote><p>&#8220;Un uomo non cessa di essere schiavo semplicemente perché gli si permette di scegliere il suo padrone ogni quattro anni&#8221; (Lysander Spooner)</p></blockquote>
<p>chiosando, almeno per il momento, con quello successivo:</p>
<blockquote><p>&#8220;Ma il simile ama il simile, e quanto meno si vale tanto più si è ammirati: i più vanno sempre dietro alle cose peggiori, perché, come ho detto, la maggior parte degli uomini è soggetta alla follia( Erasmo da Rotterdam, Elogio della Follia).</p></blockquote>
<p>Con questa ultima citazione, ci sentiremmo appagati, pensando agli ultimi quindici anni: i peggiori hanno in genere fatto la differenza. Essi sono la maggioranza e hanno scelto un loro simile, ecco tutto si spiega.<br />
Poiché però noi non amiamo consolarci con gli epigrammi, le massime, gli aforismi e tutto il resto, che peraltro rispettiamo, stabiliremo una volta per tutte che preferiamo esprimere le nostre proprie idee, per quanto poco condivisibili, all&#8217;attingere altrui brandelli di pensiero che, magari, in origine, servivano a ben diverso scopo.<br />
E siccome non siamo né filologi, né linguisti, né esperti di semeiotica né semiologi né attratti dalla semantica che non sia quella da bar, ci limitiamo a fare qualche osservazione, spinti da anni di ascolto di sentenze di tuttologi e &#8220;molto intelligenti&#8221; che ci spiegavano cosa fosse questo, perché non era giusto quell&#8217;altro.</p>
<p>Primo: uno può anche non essere liberale, anzi farsene un baffo della libertà, preferendo un re a un presidente, un imperatore assoluto a un parlamento, un dittatore poligamo purché simpatico a una prima ministra gay, la guerra alla pace, il chador al nude look, e infine, ma non ultimo, lo Stato al non Stato. Di questo, coloro che parlano di liberalismo, lo invocano e poi spesso lo rinnegano al canto del gallo, dovranno farsi una ragione.<br />
Infatti, non c&#8217;è chi non auspichi un sistema liberale ( liberal anarchico? liberal capitalista? liberal democratico? liberal insurrezionalista? liberal e basta?) pensando a sé, e l&#8217;esempio al nostro vertice ci illumina più di tanti discorsi.</p>
<p>Nato per combattere un sistema &#8220;illiberale&#8221;, per &#8220;liberalizzare&#8221;, in ultima analisi, per la &#8220;libertà&#8221;, il guru del liberalismo, liberismo , libertarismo, insomma della libertà in varie forme: ( a polo, a casa, a grappolo, a grumo, quello che volete, fino alla forma partito, passando per &#8220;Forza &#8211; la povera &#8211; Italia&#8221; ) ha ottenuto in nove anni di governo, più due di opposizione fagocitante (2006/2008) e cinque anni di opposizione attiva (1996/2001, a governi di sinistra traballanti e ribaltanti), per giungere a questi ultimi due, e tuttora nella sua vigenza, i seguenti risultati: <strong>Liberalizzazione licenze, mestieri e professioni: zero.</strong></p>
<p>Si è notai o farmacisti se si discende da antica schiatta del genere, minimo dal medioevo; i tassisti, alla proposta di Bersani, si rivoltarono in armi. Gli avvocati di strada non esistono, al massimo esiste il gratuito patrocinio, quindi tutto a spese del vituperato Stato.<br />
Liberalizzazione demanio: zero. Unico paese al mondo dove le spiagge sono privatizzate e non liberamente accessibili.<br />
Informazione: i giornali campano di sussidi statali tranne poche eroiche eccezioni, sempre in pericolo; le televisioni sono quasi tutte di uno solo ( che governa pure) e tra poco per vedere quella di Stato occorrerà scegliere ( non liber-amente) il digitale terrestre, in barba alle norme; inutile ricordare di chi è il digitale terrestre.<br />
Diritti civili: niente testamento biologico, niente divorzio breve, niente diritti dei conviventi (tranne giornalisti e parlamentari), anzi sempre in discussione quel poco che esiste (vedi legge 194, boicottata dagli obiettori che obiettano a singhiozzo)<br />
Pensioni: età prestabilite, a differenza che nei paesi veramente liberali, dove la scelta è libera e si va anche con poco ma quando si vuole.<br />
Vi basta o dobbiamo continuare?</p>
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		<title>Pubblico dipendente</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 08:59:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmengueye</dc:creator>
				<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Brunetta]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenti pubblici]]></category>

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		<description><![CDATA[Il dipendente pubblico non è lo stesso ovunque, e così dicendo non scopro nulla. Diverso è il datore di lavoro &#8211; stato, parastato, ente locale, sanità, scuola -, diverso il contratto, anche se a volte simile, -diversissime le funzioni &#8211; un medico e un bidello non fanno esattamente la stessa cosa -, diversi sono gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il dipendente pubblico non è lo stesso ovunque, e così dicendo non scopro nulla. Diverso è il datore di lavoro &#8211; stato, parastato, ente locale, sanità, scuola -, diverso il contratto, anche se a volte simile, -diversissime le funzioni &#8211; un medico e un bidello non fanno esattamente la stessa cosa -, diversi sono gli orari &#8211; l&#8217;impiegato part time arriva a un servizio di mezza settimana, altrove si fanno notturni e festivi &#8211; , insomma la generalizzazione in questo caso è deleteria in misura insopportabile.<br />
Ma micidiale, si passi il termine, è la rincorsa alla produttività.<br />
Sull&#8217;efficienza, ci si può confrontare; efficiente è colui che lavora con solerzia, competenza e ritmo elevato, concedendosi il minimo di pause possibili.<br />
E il resto?<br />
Quella del pubblico impiego è una categoria. Quando si condivideva l&#8217;idea della bontà del patto sociale, era costume non interferire con le rivendicazioni degli altri, limitandosi a percorrere i propri sentieri. Cane non mangia cane e nessuno chiederà mai di riformare se stesso.<br />
Oggi, a seguito della devastazione di questo concetto, imperversa la ridicolizzazione dell&#8217;idea stessa di &#8221; pace&#8221;, fino a criminalizzare, all&#8217;estremo, la figura del pacifista di professione: è guerra civile tra i settori della società. Lo abbiamo visto, assistendo al killeraggio progressivo: quando si trattava di demolire Alitalia, furono sotto tiro i piloti; poi toccò agli insegnanti; dopo ancora i poliziotti &#8220;panzoni&#8221;; e ora, sotto con i pubblici dipendenti e , per effetto collaterale, la classe medica accusata di fornire certificati fasulli e false invalidità.<br />
Nella terra &#8211; anzi nell&#8217;acqua &#8211; delle trote, evidentemente titoli e meriti  che contano non sono più quelli di una volta , o meglio: la posizione di papà contava anche un tempo, ma accompagnata da una minima quota di impegno: se il soggetto non era brillante, lo si mandava a risicare una laurea nell&#8217;università di bocca buona e a fare un po&#8217; di gavetta nel partito o nel consiglio comunale  fino alla trentina d&#8217;anni: almeno si salvava la forma.<br />
Dunque, pare che essere inappuntabile oggi tocchi al pubblico dipendente. Egli deve essere competente, istruito, aggiornato, elegante, forbito, esperto di diritto anche se fa l&#8217;usciere, ossequioso, obbediente, mai malato e, se donna, tornare al lavoro un paio di giorni dopo il parto (tanto l&#8217;ospedale la butta fuori già in mezza giornata).</p>
<p>Mettiamo di stare al gioco. Il guaio è che la sua età media ormai è elevata &#8211; dacché non si fanno più concorsi e si assume volentieri con la formula del precariato. Formazione di un certo livello, ne vede ben poca. Ormai questo personale si è adattato all&#8217;informatica e timbra da anni &#8211; gli orologi e i badge sono in funzione da più di un decennio.<br />
Incorruttibile, onesto? Sono obblighi ampiamente previsti da tempo, senza contare il codice penale, che vale anche per lui.</p>
<p>Deve assicurare un servizio di qualità, si tuona. E qui nasce un primo problema: egli svolge un servizio o assicura una funzione? Se non si risponde a questa domanda con la massima lealtà, non abbiamo ancora detto nulla, abbiamo cianciato nel vuoto.</p>
<p>Parliamo dunque dello Stato, con la S maiuscola. Cosa &#8220;produce&#8221; un suo dipendente? Carte, fascicoli, e- mail, decreti, numeri di protocollo, ordinanze, multe? Nossignori. Lo Stato fa parte del circuito dei produttori di legalità. Posso accumulare carte, spedire montagne di buste, fare numero esibendo decreti di sospensione di patenti o  rapporti di ispezioni fiscali  e sopralluoghi ai cantieri, ma se non lo faccio LEGALMENTE, se il mio scopo non è, soprattutto, quello di assicurare il rispetto della legge,  accumulo porcherie inutili e dannose, che servono solo ad alimentare circuiti viziosi di ricorsi, dove la pubblica amministrazione, che esce sconfitta due volte su tre, perde più di quanto guadagna e mette il cittadino sotto l&#8217;eterna forca caudina della legge e dell&#8217;eterna attesa di un giudizio, in tribunali oberati e sotto organico. Quando non tiene la società sotto scacco esponendola a malversazioni ( e le vicende attuali si stanno incaricando di confermarlo).</p>
<p>Assistiamo a una deprimente rincorsa alla rivendicazione del vanto delle riforme: è stato Brunetta; no, è venuto prima Ichino. Ovvero, bravi tutti e due, ora che si fa? Si bloccano i salari dei pubblici dipendenti. E chi ci rimette? TUTTI.<br />
Interi quartieri di molte città sostengono la propria economia con i consumi dei pubblici dipendenti che vi risiedono; e un dipendente non incentivato, lavorerà forse di più? In quale terra dei cachi è stato escogitato questo rivoluzionario sistema? Non c&#8217;è paese al mondo che voglia distruggere lo Stato, solo l&#8217; Italia fa da apripista: genialate del popolo di eroi, santi e navigatori.</p>
<p>Marcello Mazzilli, nel suo libro &#8220;Stato? No grazie&#8221; &#8211; Il manuale libertario, ovvero l&#8217;ABC  dell&#8217;antistatalismo (Leonardo Facco editore)  ,  nell&#8217;introduzione ci delizia con una citazione  da Robert G. Ingersoll: Rinunciare alla propria individualità equivale ad annientare se stessi. La schiavitù mentale equivale alla morte intellettuale ed ogni uomo che abbia rinunciato alla propria libertà intellettuale non è altro che il feretro vivente del suo spirito morto&#8221;.</p>
<p>Bella premessa. Vale per ognuno, però. Spiriti morti ormai si trovano un po&#8217; ovunque, catatonici e sprovvisti di senso critico. Se il libertarismo fosse la soluzione &#8211; e per molti di noi lo potrebbe essere &#8211;  si potrebbe iniziare a parlarne. A bocce ferme, però. Non spinti dalla sete di potere<br />
( o prestandoci a giochi ideologici e politici, dall&#8217;alto di una cattedra&#8230;magari statale o da una redazione foraggiata&#8230;da soldi pubblici).</p>
<p>Oggi i pubblici dipendenti sono milioni. Cosa vogliamo farne? Si apra un dibattito. Eliminare lo Stato? Tenerlo, facendo brulicare i corridoi di persone in corsa con il foglio in mano? Tenere solo i &#8220;fedeli&#8221; al regime di turno e allora magari, voilà, lo Stato &#8211; c&#8217;è da scommetterci &#8211; tornerebbe importante, rivelando ancora una volta come questi lavoratori siano null&#8217;altro che merce di scambio politico? Eliminare i malati e i diversamente vivi, mantenendo in opera solo una razza selezionata? Tenerli pimpanti, anche se al servizio di un fine disonesto? Oppure&#8230;sequestrarne pensioni e liquidazioni, non essendo stati in grado ri raccogliere le risorse economiche colpendo il malaffare?</p>
<p>Disturbati da questo ultimo infame sospetto, confidiamo in qualche politico illuminato. Lo paghiamo volentieri e molto, e non punteremo il dito sull&#8217;auto blu: ma che almeno, almeno lui, lavori e ci dia una risposta.</p>
<p>Carmen Gueye</p>
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		<title>CONCORSO ARTI VARIE</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 16:39:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmengueye</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricevo e diffondo volentieri. 
Il Premio Alabarda d&#8217;oro &#8211; &#8220;Città di Trieste, nasce nel 2007 (ideato da Mauro Caputo attualmente direttore artistico con Federica Crevatin) con l´ambizione di realizzare una manifestazione di prestigio in questa città profondamente legata all´arte, alla letteratura, al teatro e che da sempre è stata una fucina di grandi personalità del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricevo e diffondo volentieri. </p>
<p>Il Premio Alabarda d&#8217;oro &#8211; &#8220;Città di Trieste, nasce nel 2007 (ideato da Mauro Caputo attualmente direttore artistico con Federica Crevatin) con l´ambizione di realizzare una manifestazione di prestigio in questa città profondamente legata all´arte, alla letteratura, al teatro e che da sempre è stata una fucina di grandi personalità del mondo della cultura. </p>
<p>L´Alabarda d´oro è un prezioso ed esclusivo trofeo, realizzato dal celebre artista Bruno Chersicla in fusione bronzea ricoperta d&#8217;oro. Ogni singola scultura è un&#8217;opera d&#8217;arte unica, realizzata artigianalmente, che porta incisa la firma del maestro. Viene assegnato da una giuria composta da esponenti della cultura, dell´arte, dello spettacolo, da rappresentanti delle case editrici e da personalità rappresentative della società italiana. </p>
<p>Nella scorsa edizione l&#8217;Alabarda d&#8217;oro è stata consegnata tra gli altri al maestro Mario Monicelli per il cinema, ad Andrea Camilleri per la letteratura e ad Lino Capolicchio per il teatro. </p>
<p>La serata del Premio (dedicata alla beneficenza in favore dell&#8217;UNICEF), si svolgerà il 12 giugno 2010 nella Sala de Banfield &#8211; Tripcovich (circa 1000 posti a sedere) della Fondazione Teatro Lirico &#8220;Giuseppe Verdi&#8221;. E&#8217; prevista la partecipazione di illustri personaggi, di rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali, della giuria (presieduta per questa edizione dal maestro Mario Monicelli), della stampa e TV. </p>
<p>PREMIO &#8220;ALABARDA D&#8217;ORO&#8221; 2010 </p>
<p>1) Il maestro Mario Monicelli è il Presidente Onorario della Giuria per la IV edizione 2010<br />
2) I premi che verranno assegnati in questa edizione sono: </p>
<p>Premi &#8220;Alabarda d&#8217;oro&#8221; per il CINEMA ITALIANO:<br />
Alabarda d&#8217;oro alla carriera </p>
<p>Alabarda d&#8217;oro per il miglior film </p>
<p>Alabarda d&#8217;oro per la migliore regia </p>
<p>Alabarda d&#8217;oro per la migliore sceneggiatura </p>
<p>La giuria è composta da professionisti del mondo del cinema: produttori, registi, critici, sceneggiatori, attori, etc. </p>
<p>Premi &#8220;Alabarda d&#8217;oro&#8221; per il TEATRO ITALIANO: </p>
<p>Alabarda d&#8217;oro alla carriera </p>
<p>Alabarda d&#8217;oro per il miglior spettacolo </p>
<p>La giuria è composta da professionisti del mondo del teatro: registi, attori, direttori dei teatri italiani, etc. </p>
<p>Premi &#8220;Alabarda d&#8217;oro&#8221; per la LETTERATURA ITALIANA: </p>
<p>Alabarda d&#8217;oro alla carriera </p>
<p>Alabarda d&#8217;oro per il miglior romanzo </p>
<p>La giuria è composta da scrittori, critici letterari, giornalisti, etc. </p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;. </p>
<p>Si tratta di un&#8217;iniziativa di grande interesse, cui si può partecipare con propri lavori e che merita essere conosciuta. </p>
<p>Carmen Pace </p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
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		<title>Beppe Grillo</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 14:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmengueye</dc:creator>
				<category><![CDATA[Schede leader]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Grillini]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento 5 stelle]]></category>

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		<description><![CDATA[GRILLO: un politico al pesto .
I “wikidati” ci parlano di Giuseppe Piero Grillo, nato a Genova nel 1948, diplomato ragioniere, “comico, attore, attivista politico e blogger italiano” ( blog collocato al settimo posto della classifica mondiale 2009 pubblicata da Forbes), ispiratore del gruppone liquido e indefinito dei “Grillini” e promotore del movimento politico nazionale “ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1709" href="http://www.andrez.cotti.biz/grillo-1706.html/grillo"><img class="alignleft size-medium wp-image-1709" title="grillo" src="http://www.andrez.cotti.biz/wp-content/uploads/2010/05/grillo-300x239.jpg" alt="grillo" width="300" height="239" /></a><strong>GRILLO: un politico al pesto</strong> .</p>
<p>I “wikidati” ci parlano di Giuseppe Piero Grillo, nato a Genova nel 1948, diplomato ragioniere, “comico, attore, attivista politico e blogger italiano” ( blog collocato al settimo posto della classifica mondiale 2009 pubblicata da Forbes), ispiratore del gruppone liquido e indefinito dei “Grillini” e promotore del <strong>movimento politico nazionale “ 5 Stelle”</strong>, che di recente ha piazzato in giro qualche consigliere regionale.</p>
<p>Qui parleremo del Grillo visto da un cittadino genovese, la sottoscritta. E come usciva la sua figura da riviste e rotocalchi. Ci dicono suo padre fosse il titolare di una piccola fabbrica di fiamme ossidriche.</p>
<p><strong>Ricordo:</strong> Beppe raccontare, su una rivista, nel suo stile spumeggiante &#8211; e appena autoironico, quando serve &#8211; che avevano un solo operaio, ma faceva un casino sindacale d’inferno. Che poi, ti chiedi se per caso è vero, verosimile, o finto per scena, sempre e comunque. E continuerai a chiedertelo anche quando si occuperà di temi “pesanti”. Degna di nota è la sua prima apparizione televisiva, nel 1976, in “Secondo Voi”, (preliminare a Domenica In) sotto la guida di zio Pippo Baudo, dove faceva a gara di bravura con un altro genovese, Tullio Solenghi. Seguirono “Luna Park”, Fantastico (con Loretta Goggi), e il festival di Sanremo (con una oggi dimenticata Stefania Casini), che lo rivide poi come guest star in veste di comico.</p>
<p><strong>Ricordo</strong>: sulle solite riviste, amici forse un po’ rosiconi, come il comico Orlando Portento marito di Angela Cavagna (quello di “E triccaballacche!” ) accusare Beppe di avergli copiato i monologhi. E si parla di una sua gioventù da vitellone, sciupa ragazze e bighellone. Anni ’80, televisione “Te la do io l’America”: ben fatto, indimenticabile, Grillo smagliante, fuochi d’artificio e ospiti d’eccezione: il poliziotto Serpico, ormai in pensione benché ancora giovane, a raccontarci che “ i maggiori spacciatori di droga in America sono i poliziotti”( ve lo immaginereste oggi?); Abbe Lane, senza l’ex marito pigmalione Xavier Cugat, ancor giovane lei pure, ma già residuato di un tempo che fu; Romina Power e gli altri che “avevano trovato l’America in Italia”. Bella idea, replicata più straccamente in “Te lo do io il Brasile”, dove l’impressione era che le cose più interessanti da dire e da mostrare dovessero venire occultate e il Grillo iniziasse a smaniare.</p>
<p>Arrivò anche la pubblicità di uno yogurth, premiata da tutte le giurie terrestri e galattiche del settore. Eccolo buttarsi sul cinema, tra il 1982 e il 1987. Mi sono presa la briga di vedere tutti e tre i suoi film. Gli amici e conoscenti dicevano: ma perché ti fili quello, è un montato, faceva ridere un tempo, ma ora…   A me non sono dispiaciuti, benché, lo confesso, non li rivedrei una seconda volta e il minimo che si possa dire è che erano strambi: Cercasi Gesù (di Comencini), David di Donatello e Nastro d’Argento come miglior attore esordiente; era in anticipo sui tempi, ma ci diede occasione di vedere, in pratica per l’ultima volta, una Maria Schneider convertita dopo l’Ultimo Tango; Scemo di guerra (Dino Risi…): ideuzza simpatica, Grillo medico, nel deserto con un gruppo di improbabili commilitoni tra cui Fabio Testi; indimenticabile la scena in cui impone al marito arabo di far spogliare la moglie per una visita. Topo Galileo (di Francesco Laudadio), commedia mezzo fantascientifica, con un’attrice protagonista, che uno si chiede dove siano andati a scovarla: Jerry Hall, la moglie di Mike Jagger. Anche davanti alla cinepresa, si ha sempre l’impressione che faccia un numero di cabaret; e che reciti come Madonna, con l’occhio fisso alla camera.</p>
<p>Nel frattempo arrivò l’incidente, oggi elevato a rango di evento storico. 15 novembre 1986, durante un ennesimo Fantastico, sotto gli occhi di un atterrito Baudo, patron pentito, Grillo indicò i socialisti come una manica di ladri e venne esiliato dalla RAI. In seguito tornerà, ma dopo un’esperienza “ free lance” in terra francese, arriverà l’addio alle televisioni. Ce l’ha pure con Murdoch. Ecco dunque che si verifica la metamorfosi: da uomo di spettacolo puro, a comico “politico”, su cui non si sa più che aggettivo sprecare: pungente, corrosivo, spietato, implacabile, e via così. Lui si butta sul teatro, addirittura con Michele Serra.</p>
<p>Poi scopre il web e dilaga. Impegnato in vaghi progetti per i paesi del terzo mondo, ambientalista, sempre in lotta contro un potere mai identificabile politicamente, viene spesso accusato di incoerenza. Per esempio, ce l’ha con le automobili, ma non ne fa certo a meno personalmente. Le paragona a divani buttati in mezzo a una strada, come se fosse la stessa cosa. Nella sua bella magione di Sant’Ilario ( il paese di Bocca di Rosa) non avrà problemi di parcheggio… I suoi vaffa generano deliri. In Italia, basta insultare i potenti e si ha una platea in estasi, ma poi?&#8230;</p>
<p>Tuona contro i condannati in parlamento, ma non è che il benchmark del’idea sia suo, in origine: lui lo urla anche più dei depositari del marchio. Dileggia la Montalcini, come fa anche Storace, ma lui per presunte complicità con le cause farmaceutiche, mentre il parlamentare solo perché la scienziata appoggia Prodi: un pateracchio, una di quelle circostanze in cui si forma una prava alleanza, cementata non da eventi penalmente rilevanti, ma da evidente maleducazione. A volte è simpatico, come quando irride ai furori contro i fumatori, in un mondo assediato dallo smog. Altre, ti chiedi cos’abbia in testa: come quando, nel B-day, se la prende con il compagno di tennis di un ministro prodiano; o l’ultima volta in cui, nel 2008, a Genova, al CEP di PRA’, un popolare quartiere genovese, arringa la folla contro tutti (ma in particolare la giunta), seguito da un frastornato Travaglio che riesce a malapena a dire due parole sotto la pioggia ormai battente. Beppe riprende la parola e si lancia in un’apologia della prostituzione on line.</p>
<p>Vistosi rifutata l&#8217;iscrizione al PD (grande enfasi), fonda la sua compagine e butta in pista molti giovani. Piattaforma dei suoi eligendi (alcuni poi eletti): l’impegno firmato a lasciare la politica dopo dieci anni. Come se di promesse non fosse già piena una campagna elettorale. Beppe a tratti appare un radicale, ma Pannella si irrita sulla battuta riguardante i figli: Grillo ne ha sei sparsi, Pannella nessuno, quindi il primo non collabora al rientro dolce e alla denatalità che faciliterebbe la lotta al consumismo. Ci si chiede da dove prenda i soldi; ci sono state polemiche, accuse, ma non si va a fondo. La sinistra spera sempre che egli un giorno affossi la destra e viceversa, ma non succede mai.</p>
<p>In Liguria non ha presentato liste, e sembra in genere tenersi alla larga dal capoluogo. Nemo propheta in patria? Forse, anche. E’ che a noi pare di vedere uno di quei crocchi di pensionati, al bar del quartiere o di un qualsiasi nostro paese dei dintorni (Grillo è originario di Savignone), che sbraitano in sano dialetto contro “quelli di Roma”, “tangentisti e tangentati” ( dopo che Grillo lanciò strali contro Biagio Agnes, a suo tempo, il poveretto fu quasi costretto a nascondersi); quelli che “pensano solo alle palanche” e poi “ le loro belinate le paghiamo noi”. Qui non è una novità. Un bianchetto, una mano di cirulla, due smoccolate, e ognuno torna a casa sua pensando che in fondo, a tavola, lo aspetta la pasta al pesto. Magari Beppe Grillo riuscirà a fare di meglio. Magari.</p>
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		<title>Ezio Mauro</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 17:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmengueye</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[Ezio Mauro, classe 1948, originario di quel cuneense che regala al giornalismo figure forti e determinate ( Giorgio Bocca), donne politiche di tempra (Bonino, Turco) e manager forse discussi, ma di sicuro impatto mediatico (Briatore), ha iniziato e percorso un bel tratto del suo cursus honorum a Torino, con la Gazzetta del Popolo, dove si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.andrez.cotti.biz/ezio-mauro-1543.html/ezio_mauro" rel="attachment wp-att-1547"><img src="http://www.andrez.cotti.biz/wp-content/uploads/2010/04/Ezio_Mauro.jpg" alt="Ezio_Mauro" title="Ezio_Mauro" width="109" height="78" class="alignleft size-full wp-image-1547" /></a>Ezio Mauro, classe 1948, originario di quel cuneense che regala al giornalismo figure forti e determinate ( Giorgio Bocca), donne politiche di tempra (Bonino, Turco) e manager forse discussi, ma di sicuro impatto mediatico (Briatore), ha iniziato e percorso un bel tratto del suo cursus honorum a Torino, con la Gazzetta del Popolo, dove si occupò molto di terrorismo, passando poi a fare il corrispondente dagli USA per La Stampa.<br />
Fu sempre inviato, ma da Mosca, negli anni della Perestrojka, per Repubblica, poi direttore di entrambe le testate: de La Stampa dal 1992 al 1996 (già vice di Mieli), di Repubblica fino ad oggi, sostituendo Eugenio Scalfari.<br />
Gli anni di Torino lo esposero a qualche rischio, perché il nostro entrò nel mirino dei terroristi, come rivelò Patrizio Peci, che ne propose la gambizzazione, non avendo gradito le prese di posizione a loro contrarie. A quanto riferito da Peci stesso, si rinunciò in quanto Mauro era un “pesce troppo piccolo”, tuttavia il più famoso pentito delle BR rivendica il merito di averne subito individuato le qualità di opinion leader.<br />
A questo punto è bene chiarire che si è scelto di confrontare un paio di fonti, una pro ( più breve) e una contro-ma-non-troppo , da Il Giornale del 26 novembre 2007.</p>
<p>Da “Demopazzia” , apprendiamo che Mauro non demonizza l’avversario parlando di mancanza di democrazia e di libertà di stampa, ma invita a occuparsi quotidianamente della salute delle stesse, a vigilare per la loro sopravvivenza, mai scontata e sempre in pericolo. Veniamo anche a sapere che desidererebbe tornare a essere scrittore, ma che il giornalismo non gliene lascia il tempo.</p>
<p>Di gran lunga più succulento è l’articolo a firma di Giancarlo Perna.<br />
In esso troviamo il sarcasmo sulfureo e sostanzialmente antidebenedettiano della stampa filoberlusca, condito con qualche frecciata sulla presunta evasione fiscale per l’acquisto della casa ai Parioli di Mauro(con una complicata ricostruzione in cui si capisce che, al massimo, il direttore ha fatto come molti, pagando una quota ufficiale e un’altra in nero); assaggiamo spruzzatine di vecchi refrains su cattocomunismo e bacchettonismo di stampo “piemunteise” e una battutaccia sul comandare meglio che sc..are.<br />
Segue la nuova (mica mai sentita, neh) accusa di “falso e cortese”, per l’attitudine di Mauro, secondo l’articolo, ad assumere una faccia diversa a seconda dell’interlocutore; fino al terribile strale di parricidio nei confronti di babbo Scalfari, spodestato senza pietà e soprattutto senza che l’interessato, peraltro 72enne, avesse la benché minima intenzione di lasciargli il posto (sempre a detta del Perna). Però però. Alla fine, emerge che il ragazzo si farà…<br />
Occorre una premessa: i piemontesi mi appaiono da sempre cortesi, ma non più falsi di altri. Diciamo che in molti altri posti d’Italia si fa la faccia dura, uno pensa: “chest chi, sì che l’è uno che parla chiaro”, poi scopri che il peggio non te l’ha fatto vedere, anzi. E’ stato solo falso e scortese.</p>
<p>Il torto di Ezio Mauro sembra quello di essere il direttore di un giornale di proprietà del gruppo odiato dall’attuale premier. Nel 2007 Perna butta lì che Mauro è divorziato e ha una nuova compagna(e chi se ne…); invece nel 2009, secondo i motorini di Berlusk, Mauro non avrebbe nemmeno avuto il diritto di chiedere al presidente del consiglio, in sostanza: “perché ci gabelli i tuoi valori cattolici e poi ti accompagni a una congerie di mignotte, in orge dove gira cocaina, usi gli aerei di stato per trasbordare prosseneti e cantori, ti fotografano e neghi l’evidenza?”<br />
E’ questa Italia, baby.</p>
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		<title>Razzisti o antirazzisti?</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 12:06:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmengueye</dc:creator>
				<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[xenofobia]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione razziale]]></category>

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		<description><![CDATA[Poco tempo fa rimasi colpita dall&#8217; articolo, comparso su una testata on line, a firma di Cleophas Adrien Dioma , burkinabé classe 1972, residente a Parma, (riporto): poeta, fotografo, video documentarista, direttore artistico del festival Ottobre Africano. Collabora con &#8220;l’Internazionale&#8221; e &#8220;Solidarietà Internazionale&#8221;.
Ne trascrivo un passo significativo: 
Il mio amico Lampo mi ha detto una volta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poco tempo fa rimasi colpita dall&#8217; articolo, comparso su una testata on line, a firma di Cleophas Adrien Dioma , burkinabé classe 1972, residente a Parma, (riporto): poeta, fotografo, video documentarista, direttore artistico del festival Ottobre Africano. Collabora con &#8220;l’Internazionale&#8221; e &#8220;Solidarietà Internazionale&#8221;.</p>
<p>Ne trascrivo un passo significativo: </p>
<div><em>Il mio amico Lampo mi ha detto una volta che ha più paura degli antirazzisti che dei razzisti. Per lui con i razzisti il conflitto è più onesto. Lo sai. Sai che non ti vogliono. Sai cosa pensano di te. Con gli antirazzisti non si sa mai. Cosa porta una persona a essere non razzista? L’amore dell’altro? Il sogno di vivere in un mondo di uguaglianza? La giustizia? E poi? In questi undici anni ho visto il mondo dell’immigrazione occupato da persone non immigrate. Parlano nel nostro nome. Parlano delle nostre cose. Presentano libri scritti sulle nostre storie. Video sui nostri drammi. Alzano la mano al posto nostro. Quasi vivono la nostra vita. Conoscono talmente le nostre cose che non hanno neanche più bisogno di noi.</em></div>
<p>……………………………………………………………………………</p>
<p>Sentii il bisogno di rispondergli. Ecco la mia sdegnata reazione.<br />
 </p>
<div><em>Caro amico &#8211; perdona la confidenza, so che non dovrei darti del tu&#8230;</em></div>
<p><em>anzi, ricomincio, perché deve finire la storia che a un &#8220;immigrato&#8221; si da del tu come se fosse l&#8217;unica opzione possibile. E poi, che ne so io se lei è immigrato, o è qui per diletto o era solo stanco di vivere altrove? Vede come già parto male.</p>
<p>Non so come risponderle &#8211; perché devo, mi creda &#8211; e spero di riuscire a farlo sulle pagine di qualche giornale o sul web. Il suo blog, a quanto vedo, è abbandonato.</p>
<p>Tanti anni fa mi divertì molto la puntata di un telefilm, mi pare che la serie si chiamasse &#8220;Maude&#8221;: la padrona di casa, newyorchese liberal e molto progressista, davanti alla nuova colf afroamericana si sperticava in lodi, rivendicando la loro reciproca parità e la propria apertura mentale, obbligando la malcapitata a uscire dalla porta principale anziché dall&#8217;uscita di servizio, finché quella, esasperata, le diceva chiaramente che voleva essere lasciata in pace, uscire dalla porta secondaria e casomai, di diritti civili si sarebbe occupata in proprio.</p>
<p>Un film che ha circa quarant&#8217; anni ma, a quanto leggo, ancora in certo modo attuale.</p>
<p>Però leggere il suo articolo mi ha fatto male, sa. Prendiamo il mio caso ( e da dove altro potrei partire, se no?). Non nasco in una famiglia particolarmente progressista, come quella di Maude; non mi sono mai mossa dal quartiere dove sono nata se non per vacanze &#8220;tutto compreso&#8221;; non mi è mai mancato nulla ( non sono ricca, ma&#8230;), ho trascorso molti anni di casa &#8211; ufficio &#8211; casa , in giro per negozi a fare shopping, dal parrucchiere e così via, fino alla mia ora non più verdissima età.</p>
<p>Mi sono ragionevolmente commossa guardando Radici, ragionevolmente incollerita ascoltando frasi razziste, anche un po&#8217; piccata davanti a qualche cittadino non italiano (come devo esprimermi, mi aiuti lei, extracomunitario no, immigrato, straniero guai!) che aveva, come dire, la puzza al naso, perché al suo paese magari aveva studiato e non si sentiva affatto grato al mio, anzi quasi in credito.</p>
<p>Lei riporta: Il mio amico Lampo mi ha detto una volta che… (Riferisce poi di una manifestazione cui gli esperti di immigrazione non erano presenti, una giusta recriminazione che però non è l&#8217;oggetto della mia lettera).</p>
<p>Orbene: lei è consapevole del male che fa con questa frase? E&#8217; una provocazione? Ci aveva già pensato qualcuno, un certo Malcom X, per esempio, ma non importa, magari lei è un alfiere del repetita iuvant.</p>
<p>Lei infierisce ( o il suo amico, non è chiaro): &#8220;con i razzisti il conflitto è più onesto&#8230;sai che non ti vogliono..cosa pensano di te. Con gli atnirazzisti non si sa mai&#8221;.</p>
<p>Dottor Dioma, personalmente non so mai esattamente cosa pensi davvero chi ho davanti, che venga da Ulan Bator o da Casalpusterlengo, ma lei ( il suo amico) sostiene di sapere perfettamente cosa l&#8217;antirazzista pensa di &#8220;voi&#8221;. Ebbene, senta questa: lei forse non lo sa, nemmeno lo immagina. Forse crede di saperlo, ne conosce una percentuale di pensiero, ma il peggio, non lo ha mai ascoltato.</p>
<p>In compenso nutre dubbi (sani, a mio parere) su quanto pensa l&#8217;antirazzista, di cui opina che non abbia poi tutte quelle buone intenzioni.</p>
<p>Forse non ha imparato, dottore, ad amare il dubbio o la sfida del cammino verso un&#8217;idea, anche se a ogni passo te ne senti più lontano. Non crede che dalle cadute ci si possa rialzare e se io tendo all&#8217;antirazzismo, non lo faccio specificamente per lei, forse non mi importa di lei in quanto tale, ma di eliminare il male dentro di me, che si chiami avversione verso il diverso o paura dell&#8217;ignoto, e poi forse ci ricado e a quel punto non trovo lei ad aiutarmi, ma a dirmi: ecco, presunto antirazzista, sei un ipocrita, vedi che avevo ragione?</p>
<p>Poi lei ( il suo amico) si chiede: &#8220;cosa porta una persona ad essere antirazzista? L&#8217;amore dell&#8217;altro?Il sogno di vivere in un mondo di uguaglianza? La giustizia?&#8221;</p>
<p>Veda, io, per quanto mi riguarda, non ritengo sia molto importante il perché, quando mi tendono una mano, ma certo è opportuno rifletterci, poi, a mente fredda, se non altro per evitare pericolose trappole. Se l&#8217;antirazzista è animato da smanie di protagonismo o retropensieri interessati, che so, una carriera politica, capisco che ci si senta turlupinati, anche se, in fondo, non è poi così sbagliato approfittare di un&#8217;occasione: se serve ad aiutare chi ha bisogno, e non solo noi stessi, lei che ne dice? Potrebbe funzionare anche un interlocutore non disinteressatissimo, purché noi si stia in guardia e non ci si faccia manipolare?</p>
<p>Ma vogliamo essere puri e duri? E sia! Vogliamo l&#8217;antirazzista senza se e senza ma, senza secondi fini, che sia pronto al martirio per la causa? Oppure l&#8217;antirazzista non ci serve proprio più affatto? Sarebbe importante per noi saperlo, per varie ragioni, non da ultimo in quanto può essere che a nostra volta, per cause diverse, siamo (siamo stati) a nostra volta bersaglio di razzismo: perché donne, perché gay, perché meridionali, perché di religione minoritaria, perché diversamente abili o semplicemente un po&#8217; tonti. E pensi un po&#8217;, a volte il razzista, in questi casi, magari era un immigrato (sì, proprio lui) e allora ti chiedevi : questo come si permette, invece di ringraziare?</p>
<p> </p>
<p>Lei ( il suo amico) parla di accettazione di differenze. Ma non ha visto che è solo la differenza a governare il mondo? L&#8217;antirazzista è uno che ha accettato di lottare con la differenza e lei gli da un calcio e afferma: vattene, tu in me vedi un sogno ed io non desidero questa responsabilità, questo peso.</p>
<p> </p>
<p>Non mi (ci) resta, dottor Dioma, che chiedere scusa per il nostro antirazzismo di stampo umanista, positivista, o cristiano o radicale o comunista, e lasciarvi al costruttivo confronto con chi usa termini come &#8221; bongo bongo&#8221; o locuzioni come &#8221; sono tutti da cacciare a calci nel s&#8230;&#8221; e buon divertimento.</p>
<p> </p>
<p>Con i più distinti ossequi</p>
<p>Carmen Gueye</p>
<p>Un&#8217;antirazzista senza causa.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></em></p>
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		<title>Margherita Hack: l&#8217;intelligenza  che nessun governo può eliminare per decreto</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 17:24:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmengueye</dc:creator>
				<category><![CDATA[Schede leader]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[astrofisica]]></category>
		<category><![CDATA[Margherita Hack]]></category>

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		<description><![CDATA[Margherita Hack: l&#8217;intelligenza che nessun governo può eliminare per decreto
 
Nata a Firenze nel 1922, Margherita Hack , astrofisica di fama mondiale, prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia, ha svolto un&#8217;importante attività di divulgazione, fornendo un considerevole contributo alla ricerca per lo studio e la classificazione spettrale di molte categorie di stelle.
Il padre, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1003" src="http://www.andrez.cotti.biz/wp-content/uploads/2010/02/hack.jpg" alt="hack" width="89" height="78" /><strong>Margherita Hack: l&#8217;intelligenza che nessun governo può eliminare per decreto</strong><br />
 <br />
Nata a Firenze nel 1922, Margherita Hack , astrofisica di fama mondiale, prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia, ha svolto un&#8217;importante attività di divulgazione, fornendo un considerevole contributo alla ricerca per lo studio e la classificazione spettrale di molte categorie di stelle.</p>
<p>Il padre, di religione protestante, e la madre, cattolica, aderiscono alle dottrine teosofiche, instaurando rapporti con un ambiente che in futuro sarà loro di sostegno durante i momenti difficili. Infatti, non simpatizzanti del regime fascista, sono vittime di discriminazioni. Sono inoltre vegetariani convinti e tale diverrà la figlia.<br />
Sportiva ( con buoni risultati nella disciplina del salto in alto), studi presso il Liceo Classico &#8220;Galileo&#8221; di Firenze, Margherita si laurea in fisica nel 1945 con una tesi di astrofisica; sposa l&#8217;amico d&#8217;infanzia Aldo De Rosa .</p>
<p>È stata professore ordinario all&#8217; Università di Trieste; ha diretto il locale Osservatorio Astronomico dal 1964  al 1987, portandolo a rinomanza internazionale. Nel 1992, lasciato l&#8217;incarico accademico per limiti di età, ha passato il testimone a un suo meritevole allievo, ricevendo la qualifica di direttore emerito..</p>
<p>Membro delle più prestigiose società fisiche e astronomiche e dell&#8217;Accademia Nazionale dei Lincei, direttore a più riprese del Dipartimento di Astronomia dell&#8217;Università di Trieste , ha lavorato presso numerosi osservatori americani ed europei. In Italia si è attivata affinché la comunità astronomica italiana espandesse la sua attività nell&#8217;utilizzo di vari satelliti.</p>
<p>Ha pubblicato un gran numero di lavori originali su riviste internazionali, oltre a libri divulgativi di livello universitario, e ricevuto diversi premi per l&#8217;attività di ricerca e divulgazione scientifica; ha fondato o diretto riviste del settore; le è stato intitolato un asteroide.</p>
<p>Una sua frase celebre:<br />
<strong>« Noi atei crediamo di dover agire secondo coscienza per un principio morale, non perché ci aspettiamo una ricompensa in paradiso. </strong></p>
<p>Pubblica &#8221; La mia vita tra le stelle &#8221; e &#8220;Cani, gatti e non solo&#8221; , in cui racconta il suo amore per gli animali &#8211; molti dei quali ha raccolto per strada e curato -, sensibilizzando al rispetto per la natura.</p>
<p>Gli ultimi indignati interventi della scienziata riguardano le politiche dell&#8217;attuale governo sulla scuola.</p>
<blockquote><p><em>&#8220;E’ semplicemente una vergogna quanto sta accadendo, è il segno dell’ignoranza di chi ci governa. La geografia è lo strumento fondamentale per conoscere il Paese e il mondo in cui si vive. Si parla tanto di ‘villaggio globale’, evidentemente sono chiacchiere. Ilvo Diamanti ha scritto che servirà il navigatore satellitare persino per andare a scuola. Ha ragione. Il problema è che siamo governati da una classe politica culturalmente analfabeta&#8221;.</em></p></blockquote>
<p>O ancora:</p>
<blockquote><p>&#8220;Come diceva Dario Fo, l’operaio conosce cento parole, il padrone ne sa mille e perciò è nelle condizioni di fregarlo sempre. Senza cultura dove va a finire una società? Visto che vengono spesi fiumi di parole sull’innovazione come leva necessaria per poter favorire la competizione internazionale, al cospetto dei Paesi in via di sviluppo che offrono manodopera a basso prezzo, come è possibile che non si destinino risorse alla cultura? Come è possibile – aggiunge – che non si investa sulla ricerca pura, per poi dare luogo a quella applicata? Sembra incredibile, ma la politica non si rende conto delle conseguenze di certi atti…&#8221;.</p></blockquote>
<p>Margherita Hack, nonostante il prestigio e l&#8217;obiettiva straordinarietà umana, intellettiva e professionale, è spesso oggetto di critiche relative, perlopiù, alla sua condizione di atea e simpatizzante di sinistra.</p>
<p>Non si ascolta mai un commento sulle sue teorie o i suoi lavori: la materia è ostica, si preferisce attaccarla sulle opinioni.<br />
 <br />
La destra italiana è prodiga di giaculatorie, dai suoi peggiori fogli padronali al Secolo d&#8217;Italia, sulla presunzione della sinistra, che accamperebbe superiorità culturali infondate.</p>
<p>Purtroppo invece, e ripetiamo, purtroppo, in Italia è così: destra è ignoranza. Ci spiace che qualche esimio scienziato, come il professor Aiuti, si schieri nel PDL e poi lamenti le politiche sanitarie. Gli consigliamo di ricordare Montanelli. Di destra sì, con una massa di ignoranti, mai.</p>
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